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Chiaramonti

 

Regione Sardegna, Provincia Sassari  (SS) Residenti : 1.748  (M 857, F 891)
Densità per Kmq: 17,7    Superficie: 98,76 Kmq  Codici:  CAP 07030 Prefisso Telefonico 079, Codice Istat 090025 Codice Catastale C613,  
Abitanti :chiaramontesi, Santo Patrono San Matteo: Festa Patronale21 settembre)

                                       I CIRCOLI CERIMONIALI NEL TERRITORIO DI CHIARAMONTI

                                                     Il Circolo Cerimoniale di sa L.....

    Prima di avviarmi all'esame del sito che cercherò di fare nel modo più obiettivo possibile, descriverò il contesto generale del territorio. Prendendo come punto di riferimento principale il circolo cerimoniale in esame, dirò che esso si trova al centro di una area geografia di terreni alluvionali molto fertili e ricchi di acque di percolazione dalle quote adiacenti più alte e di sorgive di ottima qualità. A est il monte Attalzu, a sud est in nuraghe trilobato di Furros, a sud il nuraghe di Paules ad ovest Mesu de Montes. In questi territori sorgono  anche i resti delle chiese medievali di S.Sistu,  di Paules, S. Servadore, S.Anna e altre più lontane come S. Caderina e S. Iglianu. Questa ultima osservazione forse per rafforzare il sincretismo e il carattere di sacralità di cui volevo caricare di significato il luogo che mi appresto a descrivere. Intanto partiamo dal toponimo di sa L......, cioè di cosa che lega. Che lega dal punto di vista organizzativo del clan ma soprattutto per quello che la tecnica metallifera, nuova frontiera della civiltà, consente come conoscenza delle tecniche e delle tecnologie di lavorazione dei minerali e dei metalli, soprattutto delle leghe metalliche. Le nuove conoscenze sono certamente il frutto delle migrazioni delle popolazioni che si muovono nel bacino del mediterraneo, non sempre in modo pacifico, e che portano con se le nuove conoscenze e le nuove scoperte. Gli altri toponimi dei territori adiacenti sono Attarzu il corrispettivo di acciaio, e Furros che è quello di Forno al plurale. Se si esclude la casualità e si analizzano invece gli altri aspetti, oggettivamente  viene da dedurre che un sito richiama l'altro per la loro natura ma soprattutto per il fine per il quale essi sono stati costruiti. Infatti vi si lavoravano dei minerali per ottenere i nuovi metalli che stavano via via soppiantando l'ossidiana e la selce di cui quei territori sono ricchissimi. Questa funzione del luogo la si deduce dalle numerose lingottiere presenti e diverse per la forma e il volume. L'attenzione è però catturata da una vasca di forma rettangolare che è posizionata all'interno di un grande masso probabilmente nativo e che per essere raggiunta si devono percorrere dei gradini. Questo masso è inglobato nel perimetro circolare del sito, e guarda verso sud est, mentre le restanti lingottiere sembrerebbero in ordine sparso, eccetto un altra di forma rettangolare anch'essa inglobata nel paramento murario. Dicevo della peculiarità del masso che porta l'ipotetico visitatore a salire verso la vasca, quasi un invito a sacralizzare quell'evento. Le lingottiere sono di varia forma e grandezza e hanno una definizione abbastanza grezza della loro perimetrazione. Anche in questo caso devo dire, che come la quasi totalità degli altri circa centocinquanta siti archeologici del nostro territorio, essi sono abbandonati da quelle istituzioni demandate al loro rispetto e conservazione. La nostra amministrazione comunale non possiede una mappa aggiornata di questi siti, nonostante il sottoscritto ne abbia proposto una acquisizione già da diversi anni. Il monitoraggio di queste emergenze, una volta individuate, sarebbe utile e altamente qualificabile per chi lo facesse, perché consentirebbe una gestione del territorio più oculata e si valorizzerebbe il medesimo, potenziandone la ricchezza e promovendo eventuali lavori.  L'acquisizione dei dati tecnici e scientifici  consentirebbero di recuperare i tasselli della nostra storia passata, che non dobbiamo dimenticare, anzi dobbiamo promuovere attraverso la scuola e la semplice divulgazione con foto e modeste brochure. 

 

Per definire meglio la funzione di quanto si vede nella foto a sinistra, sarebbe necessario uno studio mirato di tutto il sito. I gradini portano verso l'alto, e perciò più vicini alla divinità che deve sovrintendere all'atto sacro della fusione e all'ottenimento di quel dono divino che è il metallo che ha consentito un cambiamento progressivo e immediato dei comportamenti di quei popoli, in termini di potenza e di comodità. Il posizionamento e la strutturazione del sito nel suo complesso, parte sicuramente dalla comodità di lavorazione e deve essere funzionale al risultato finale, ma non si esclude la sua natura religiosa e astronomica certamente legata ai solstizi e equinozi. Solo ingraziandosi il dio si potevano ottenere da lui quei doni che rendevano invincibili coloro che li possedevano.

 


Vista d'insieme del sito: si fa sentire la mancanza del grandangolo, infatti mancano alcune lingottiere.

Una di forma quadrata e l'altra ovale a cupola. si notano le canalette di scolo per le scorie.

 

 

E'quella maggiormente definita, e per dimensione la più piccola. La forma del semilavorato era importante per il tipo di destinazione della lavorazione finale.

Lingottiera o vasca per il raffreddamento. La sua dimensione fa propendere per la seconda ipotesi.

La forma di questa lingottiera è vagamente a scudo. Anche in questo caso era importante la valutazione della destinazione del semilavorato

Altra vista dell'insieme da diversa angolazione