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Sa die de sa Sardigna, 28 Abrile 1794

 

yuri.jpg (10679 byte) di Yuri Unali Cagnoni

 

 

 

Sa die nostra! nos devimus ischidare, pro nos render contu chi si podet mezorare e vivere in paghe et armonia totu paris. S'auguriu meu a totu sos sardos et a sa terra mia, est chi sas malas intragnas de sos omines potant finire e dae oe a sas ultimas dies de permanentzia in custa terra, donzi manzanu abelzende sos ojoso, donzi omine et donzi femina chi siet sarda o nono, si potat intendere libera et cun su sinu pienu de amore et gana de vivere, chentza pius soprusos et meres chi cun lezes nos tenent in prejone. Augurios Sardigna!!! Ammentadebos frades sardos, chi cando tirat bentu, si depet bentulare! 

 

"Si no, chalchi die a mossuiuribrussel4mori.jpg (270825 byte)
Bo ‘nde segade’ su didu.
Como ch’est su filu ordidu
A bois toccat a tèssere,
Mizzi chi poi det essere
Tardu s ‘arrepentimentu;
Cando si tenet su bentu
Est prezisu bentulare"

di Ignazio Mannu.

 

Nato a Ozieri nel 1758, Mannu morì a Cagliari nel 1839

 

Giovanni Maria Angioy e il sogno di indipendenza
Giovanni Maria Angioy
Il 28 aprile 1794 (sa die de sa Sardigna) la popolazione insorse, sconfisse i piemontesi a Cagliari, Alghero e Sassari costringendo a lasciare l'isola il vicerè e le sue truppe. Con la rivolta urbana si intrecciarono i moti antifeudali delle campagne. Ne nacque un vero e proprio movimento rivoluzionario. In questa situazione emerse la personalità di Giovanni Maria Angioy (1761-1808), giudice della Reale Udienza. La sua azione di difesa della sua terra, iniziata già nel 1793, durante le operazioni che portarono alla cacciata dall'isola delle squadre navali francesi, emerse dopo la rivolta del '94, quando divenne l'anima del Governo Sardo. Tra il 1795 e il 1796 la nobiltà conservatrice di Sassari ed i feudatari del Logudoro tentano di rendersi autonomi da Cagliari per dipendere direttamente da Torino, allora il vicerè Vivalda inviò Giovanni Maria Angioy a Sassari come suo vicario con il titolo di Alternos per riportare gli insorti all'obbedienza al vicerè. Angioy venne accolto ovunque dalle popolazioni come liberatore e si trovò presto in contrasto con lo stesso vicerè, quando invece di rappresentare gli interessi piemontesi fomentò e diresse la grande sollevazione del 1796, un moto giacobino e antifeudale indipendentista che lo vide da Sassari guidare la marcia verso Cagliari. La marcia, che inizialmente sembrò vittoriosa, venne fermata nel giugno del 1796 ad Oristano, dove venne sconfitto e dovette abbandonare la Sardegna rifugiandosi l'anno successivo a Parigi, dove morì esule nel 1808 e con lui l'indipendenza del Popolo Sardo perse la possibilità di passare da sogno a realtà.