LA SARDEGNA NEL CUORE
INDICE
In viaggio con Mario
Unali alla scoperta della foresta pietrificata.
Di
Sergio Portas
Quante volte, sbarcato a Porto
Torres, e subito col naso rivolto a fiutare il mare di S.Teresa di Gallura, ho
percorso quei chilometri di litorale con l'idea che sì, un giorno, avrei
svoltato a destra, magari dopo una sosta a Castelsardo, e mi sarei buttato giù
verso Nulvi e Chiaramonti e Perfugas, insomma mi sarei fermato in Anglona. Che
da sempre sapevo della presenza della foresta pietrificata. E da sempre me
l'andavo immaginando, magari fossilizzando con la fantasia ali alberi e le liane
che in altre occasioni mi era stato dato di visitare in centro America. Ci ha
pensato Mario Unali, sabato otto di ottobre a dare uno scossone alle mie
costruzioni fantastiche, presentando al circolo di Milano una conferenza
nominata proprio : "I tesori dell'Anglona". e posizionando. una volta
per tutte (almeno per me) la foresta nel suo splendore vegetale. in quel Miocene
di circa venti milioni di anni fa. Ci doveva essere un bel lago allora e lo
testimoniano i fossili, una fauna endemica della Sardegna che già era isola e si distingueva da quella fotografata
dai resti di vertebrati che provengono dai depositi lacustri e marini della
maremma toscana: roditori. bovidi, antilopi, coccodrilli. tartarughe e
carnivori. (La biblioteca di Repubblica, La Scienza n. 3, Terra", pag.
187). E, milione di anni più, milione di anni meno, anche l'antenato del
cavallo ha cominciato a lasciare le prime impronte dei suoi zoccoli, magari già
nella Giara di Gesturi, ma qui riprendo a fantasticare di nuovo. E comunque
sempre in Anglona, nella zona di Perfugas, addentrandosi n ella valle del Riu
Altana. all'inizio degli anni ottanta furono rinvenuti degli utensili lavorati
secondo la tecnica clactoniana" (da Clacton on Sea, nella regione inglese
dell"Exes) e ascrivibili al Paleolitico inferiore: ciò ha consentito di
retrodatare d'un sol colpo di almeno 120.000 anni la presenza dell' uomo in
Sardegna. che fino allora veniva fatta risalire al neolitico (180.000 anni fa).
Quindi sono trecentomila gli anni che ci separano da questi primi sardi che, a
quanto pare. lavoravano e scheggiavano le pietre come i loro contemporanei
inglesi, a dimostrazione che la tanto declamata globalizzazione non è cosa dei
nostri giorni. E Mario Unali. che per campare insegna ai ragazzini delle medie
inferiori di Ploaghe, se ne va sulle orme del tempo", a raccogliere cocci.
a interrogare massi scolpiti. a individuare betili improbabili. Alcuni
inconfondibili, che sono a guardia delle tombe dei giganti (Bet-el, la
casa del Dio), che coi pozzi sacri e i nuraghi sono i caratteri indelebili di
quella cultura che raggiunse il massimo splendore tra il XV e X secolo prima di
Cristo. Dal megalitico al nuragico quindi, e in sottofondo quei tronchi di due
metri di diametro delle Tetraclynox Anglonae, mineralizzatesi venti milioni di
anni fa. "Quello che è rimasto della foresta fossile di Carrucana è
qualche pietra accatastata; la foresta è stata saccheggiata, arata, distrutta.
In tutte le case di Martis e di
Chiaramonti ci sono migliaia di pezzi". A sentire queste dichiarazioni non
si può reprimere un moto di sconcerto. Par di udire le solite lamentele dei
nord europei che rimproverano agli italiani la disastrosa conservazione del
patrimonio artistico-paesaggistico nazionale. "Si parva licet- qui sono i
sardi che vengono accusati di scarsa considerazione per le bellezze storico-naturali
della loro regione, solo che l'atto d"accusa viene da un loro conterraneo.
E Unali continua nella storia dei cattivi comportamenti dei sardi contemporanei.
Ci mostra la foto di una statuina stilizzata, lunga 8 centimetri da lui
ritrovata all'interno di un nuraghe, incautamente lasciata in uno dei musei
della zona (potete vederla nel sito (www.archeologosardos.it), da qualche
anno perennemente "al restauro", sparita insomma. Che si debba
guardare con altri occhi la prudenza di quei sardi che preferiscono tenere in
casa quei reperti, fossili o no, che ritrovano nelle campagne della zona? A
sentire Mario Unali ce ne sarebbero da riempirne tre di musei!, E che dire di
quel circolo megalitico, a carattere cerimoniale, ovale, con un diametro di ben
39 metri per 35, una mezza piazza Duomo, lo definisce Unali, che si trova in una
sughereta in territorio di Chiaramonti, località Sa Ortija. E lì vicino da 12
a 13 domus de janas. Nella necropoli di Murrone ce n' è una di particolare
spicco. Avrà 7.000 anni di età e conserva ancora parte del colore ocra che la
rivestiva, ha un pilastro centrale con scolpite coma di toro, sei sono le
cellette intorno al pilastro. In un'altra non ancora esplorata la foto che ci
mostra mette in evidenza due grandi spirali in rilievo, come mi è capitato di
vederle a Newgrange in Irlanda, la più bella tomba a corridoio d'Europa che si
apre in direzione sud-est, in perfetto allineamento col punto in cui sorge il
sole nel solstizio d'inverno. E ce ne sarebbero di cose da dire sulla
archeoastronomia e sui numerosissimi libri che ormai stanno uscendo con
le tesi più disparate, con gli allineamenti di nuraghi e tombe dei giganti
sarde. Che a leggere un articolo di Cristina Sanna Passino sulla "Nuova
Sardegna" di qualche anno fa sarebbero volti verso Orione e una stella che
non è più visibile nell'isola, ma che lo era 1500 prima di Cristo: la famosa
Croce del Sud. 1 pozzi sacri sembrano definitivamente acquisiti al culto lunare,
quello di Nulvi è profondo 10, 15 metri ed è in calcare bianco. Un altro ce ne
è a Perfugas. E "sos runaghes" come dicono in Anglona?
Sempre per rimanere in un clima di
provocazione intellettuale Unali ci ricorda che in Scandinavia ci sono delle
costruzioni simili ai nuraghi sardi: le rune. Però qui a Milano sono
rappresentati fra il pubblico tutti gli esponenti della nazione sarda, dalla
Gallura al Campidano, alla Nurra. La provocazione non passa, i nuraghi restano
nuraghi. Anche se in Anglona ce ne sono di particolari, tipo il Corrales, con
una stranissima piccola camera incassata fra il piano terra e la camera
sovrastante. 0 il nuraghe ruju che ostenta la sua copertura di licheni color
ocra. Mario Unali non fa di mestiere l'archeologo, è solamente innamorato pazzo
della sua terra e ne va scoprendo itinerari mai calpestati dalla cultura
accademica. Anzi lui dice che alcuni "pezzi", alcuni menhir che ha
scoperto è disposto a farli vedere agli archeologi se a loro volta sono
disposti a farsi incappucciare, insomma non debbono poter rítrovare la località
in cui sono siti. Sergio Frau nella "Repubblica" del 28 agosto di
quest'anno fa un articolone intitolato "Gli Dei di pietra, le cento
Stonehenge della Sardegna di prima della storia"'. Anche lui si chiede com'è
che questi nostri manufatti, pur gemelli di quelli che nel nord Europa attirano
milioni di turisti e torme di archeo-astronomi, non ottengono lo stesso effetto.
Occorrono, dicono Carlo Spano e Sebastiano Barca dell'università di Cagliari
una rete ragionata di musei diffusi e naturalmente occorre creare degli
itinerari turistico-culturali.
Per i musei non mi sento di poter
dare consigli, ma per quanto riguarda gli itinerari non ho dubbi, ce ne sono
decine in terra d'Anglona, già segnati, che aspettano ansiosi rinnovati
calpestii , un uomo solo al comando a guida impareggiabile: Mario Unali.