Antichi
e misteriosi monoliti.
INDICE
Indagíne
archeologíca dell' Universítà a Chiaramonti
Di
Mauro Tedde
CHIARAMONTI
( 19 Ottobre 05).
Sono lì da millenni, silenziosi testimoni di svariate epoche
dell'uomo e della sua avventura terrena. L'uomo che li ha voluti e realizzati e
magari adorati, rispettati, ma anche temuti e studiati con sospetto. Per poi
abbandonarli a se stessi. Si tratta dei misteriosi monoliti betilici di epoca
incerta che sorgono in una località ben precisa della campagna chiaramontese, a
poca distanza dal centro abitato e che pare rappresentino una assoluta rarità
nell'archeologia della Sardegna. Sono una ventina in tutto con un allineamento
curvilineo a forma di esse (S) molto aperta.
Hanno un'altezza che va dai 3 ai 4
metri e un diametro variabile di circa 2 metri alla base e sino a 1,50 a
differenti altezze. Quasi tutti sono formati da due o tre spezzoni mentre altri
sono blocchi interi tutti
rastremati in alto. Alcuni sono crollati e molti blocchi cilindroidi si trovano
a valle sparsi qua e là.
I monoliti sorgono sul declivio di
un colle calcareo di 460 metri. La loro presenza è stata segnalata una ventina
di anni fa alla competente Soprintendenza dal prof. Ercole Contu dell'Istituto
di Antichità della facoltà di Magistero di Sassari. ma nonostante la
richiesta di provvedimenti di salvaguardia e di una più approfondita indagine
archeologica sono finiti nel dimenticatoio. Questa estate il sito è stata una
delle tappe delle interessanti escursioni promosse da Mario Unali, appassionato
di archeologia di Chiaramonti il quale, vista la curiosità che questi singolari
monoliti hanno suscitato, ha deciso di fare delle maggiori ricerche.
Innanzitutto ha contattato il geologo Egidio Grasso il quale ha subito
confermato che si trafta di monoliti di origine antropica. «Le uniche strutture
simili - sostiene Grasso- sono le "piramidi di terra" ma si
formano in terreni morenici o su picchi vulcanici ma sono di roccia vulcanica e
non di calcare». Unali ha poi scovato la segnalazione del prof. Contu che
insieme alla professoressa Giuseppa Tanda si era recato nel 1992 sul posto per
un sopralluogo. "Ad un attento esame, scriveva allora Contu" si
può constatare che i blocchi vennero chiaramente arrotondati con appositi
strumenti presumibilmente non metallici, appuntiti, visto che non recano traccia
di strumenti taglienti. Il materiale di cui sono costituiti è un tufò
trachitico attualmente molto degradato. Tali elementi fanno propendere per
interpretare l'insieme come una serie di monoliti betilici, fatto senza
confronti molto precisi nell'archeologia della Sardegna se si toglie qualche
esempio minore segnalato dal Lamarmora (Voyage, Ile Partie, P1.11)». Contu
segnalava l'indubbio ed eccezionale interesse della cosa per i necessari
provvedimenti di salvaguardia. Ma basta recarsi nel sito per rendersi conto che
dei misteriosi betili importa poco a nessuno. Tranne che a qualche coraggioso e
testardo appassionato.