GLI SHARDANA

pag.3                                                                                                       

<<<   >>>

pag.1

<<<    >>>

Da quel nuraghe proviene la navicella votiva che potei recuperare per il Museo, durante una mia esplorazione in Anglona, dai contadini Cannas Francesco e Giacomo Cuteddu, con l'interessamento del bravo ispettore onorario dell'Anglona, geometra Edoardo Benetti. La scoperta fu affatto fortuita, durante lavori campestri all'esterno del nuraghe; nulla so quindi dire del giacimento dell'importante oggetto di cui qui riferisco.(Taramelli)

La navicella in bronzo, adorna di un'alta protorne cervina, ha una lunghezza di cm.19 e, compresa la protorne, di cm.25; è quindi fra le più grandi navicelle votive conservate, rimanendo solo inferiore a quella, pure sarda, trovata a Vetulonia nella tomba del Duce ed a quella già posseduta dalla famiglia Saluz di Cagliari ed attualmente in possesso dell'antiquario Vincenzo Daneu di Palermo . La navicella di nuraghe Spiena, dalle pareti robuste, ha pianta ovale e la parte del fondo ricurva, con un lieve appiattimento nel centro ed uno stretto orlo sporgente; su gran parte dei fianchi si eleva la robusta transenna traforata a zig-zag, pure con orlo sporgente sulla quale si imposta il ponticello ricurvo che le unisce entrambe, perforato un ponte di prova si eleva una grande testa di cervo, dal muso appuntato e le orecchie espanse e le ampie corna erette a triplice ramificazione.    Oltre al foro nel ponticello per il passaggio del sostegno o appiccagnolo ora   mancante, sull'orlo della transenna si notano quattro coppie dì fori circolari, destinati molto probabilmente alla inserzione di figurine di animali e specialmente di colombe, quali si vedono in altre navicelle protosarde e specialmente in quella di Paulilatino, proveniente dal pozzo votivo di S. Cristina.

Tranne queste parti mancanti, la navicella è egregiamente conservata. La figura del cervo è trattata con pochi tratti, quasi sfaccettata, con uno schematismo disinvolto ed una tendenza geometrica che riesce ad esprimere la plastica della figura con pochi, piani sintetíci, con i quali sono accennati, meglio che rappresentati, il muso, le narici, gli occhi sporgenti dell'animale.E' una stilizzazíone già sapiente e progredita, che ci conduce alla fine di un processo evolutivo e che muove da una minuziosa e timida espressione dell'originale per giungere ad una stilizzazione completa, come troviamo in altre figurine sarde. Anche la tecnica della fusione, la regolarità della figura della nave, la perforazione a trapano del foro del ponticello e dei fori per la inserzione delle figurine aggiunte sull'orlo del parapetto, concorrono a dare un carattere molto progredito al lavoro, portandolo verso la fine della tecnica protosarda, che non deve essere inolto lontana dal tempo dei contatti dei toreuti indigeni con i cartaginesi, insediati sulle coste Turritane.(A.Taramelli, "Scavi e scoperte" 1922/1939-Vol.IV, pag.89 e 90).

 <<<     >>>