TOMBE IPOGEICHE:

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La perla di Bardedu

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Il segno della spirale è il segno del movimento, che, dal nulla centrale, si estende e si espande nello spazio/tempo e nella complessità e che, successivamente, dalla complessità esterna ritorna al centro vuoto. E' il respiro della creazione , espansione-raccoglimento.

La spirale, che assume differenti forme, come il serpente, la svastica, il fiore o il tao, è uno dei simboli più comuni e ricorrenti dell'umanità, incisa sulle pareti di roccia o dipinta nei luoghi sacri.

Essa rappresenta il senso del movimento creativo centrifugo, dal nulla centrale alla manifestazione fisica verso l'esterno, e del movimento inverso di involuzione centripeta, dalla manifestazione al nulla, un ciclo che l'essere umano primitivo osservava ogni primavera, quando dal ramo nudo apparivano i germogli e da essi le foglie e soprattutto i fiori, con i loro petali disposti a spirale, come nella rosa o nel girasole. La spirale è anche raffigurazione del sole e di tutti i cicli solari diurni-notturni e stagionali che scandiscono il tempo e la vita stessa.

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I simboli nascono con l'uomo. Sono un linguaggio profondo, tipico del sogno e dell'inconscio, il linguaggio della coscienza intuitiva e contemplativa della preistoria umana.

Il sacro è la Vita che permea tutte le cose: dal profondo sonno primordiale , spirito e materia, coscienza e mondo nascono insieme , si risvegliano insieme nell'uomo; non vi è cenno di separazione tra materia e spirito nella coscienza del mondo che l'uomo racconta nei miti .

 

Devo pubblicamente ringraziare l'amico Sergio Melis per la concessione delle foto meravigliose. Seppure postumo il ringraziamento va all'amico caro e poeta scrittore tiu Bainzu Truddaiu che, ispirato dai luoghi visse a Bardedu per circa un cinquantennio, cosa per altro che continua con l'attività del figlio caro amico anche lui Giangavino. Dicevo del cantore poeta ispirato dai luoghi incantati e dai suoni fragorosi della cascata e dolci e suadenti delle fresche bezze estive e delle melodie delle numerose specie animali. Tiu Bainzu non sapeva dei cussu siddadu mannu chi bi fit aintro cussu pertusu; unu bucareddu minoreddu ue non bi podiat istare tanta bellesa. Lui invece è stato un precursore e nella sua poesia bellesas de Sardigna metteva in luce i grandi tesori.Non sapeva che la Musa ispiratrice stava sotto i suoi piedi, ove egli si distraeva dagli orpelli quotidiani e si rilassava dalle fatiche scrivendo e raccontando della nostra cultura sarda. Io da anni conoscevo quei luoghi e da anni avevo fotografato i petroglifi; la mia scarsa dimestichezza e gli scarsi mezzi a disposizione non mi avevano consentito di fare le nuove scoperte che, hanno preso corpo qualche anno addietro con gli amici Alma e Marcello che di nuovo ringrazio, ma più di tutto oggi con l'amico stimato Sergio Melis. Questa Domos de Janas di Bardedu fu oggetto di contestazione con alcuni rappresentanti delle "Istituzioni" che , spesso ritengono di essere proprietari e depositari del sapere. L'Istituzione cattedratica in oggetto si doleva che un archeologo francese fosse stato da me favorito nel ritrovamento e in un certo senso "mi richiamava al campanilismo" becero e sorpassato, in quanto avrei dovuto nella diatriba favorire lei, sarda montagnina. Chiusi la questione rispondendo che sia lei che l'archeologo straniero si ponessero l'animo in pace in considerazione che io già dal 2005 e successivamente nel 2006 presentai tale Domos di Bardedu in Pubblico prima a Milano e poi in Belgio.

LO SCRIGNO DELLA DOMOS DE JANAS DI BARDEDU

Oggi prendo in prestito le foto di Nicola Castangia che, in modo magistrale, mette in evidenza lo scrigno delle perle della DdJ di Baldedu

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Quale dovesse essere lo spirito e la coscienza religiosa che albergava e guidava la mano dell'uomo che circa 5 millenni fa impresse queste figure non lo sapremo mai.Qualsiasi tipo di lettura o di interpretazione che si possa dare sarebbe comunque a priori inesatta e in qualche modo riduttiva e fuorviante tanto da indurre in gravi errori. Che la doppia spirale richiami le corna del muflone è infantile e troppo semplicistico, tanto che personalmente, non l'ho mai accettato e ho preferito altre interpretazioni.

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L'ho già detto da qualche altra parte che tali segni si richiamano molto a quelli studiati e proposti da M.Gimbutas. Altri ancora mi piace associarli a definizioni e letture più profonde in considerazione del ruolo che tali figure dovevano svolgere davanti agli dei nell'accompagnare il defunto nell' Al di Là. Ecco dunque il significato della spirale che contraendosi rappresenta l'abbandono della vita terrena e nella sua evoluzione la rinascita dello spirito. A fianco in piedi, con le braccia aperte che dà la sua massima disponibilità, non ci poteva essere che l'uomo che si protende per il passaggio all'altra vita.

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BELLESAS DE SARDIGNA
(sos campos in beranu)

Ite bellu in beranu ‘essire in giru
a ue est s'ama ispalta in sa costera
cando canes giannittan fattu a fera
e cando in s'adde s'intendet, calchi tiru.

De fiores campinos s'ortu est pintu
bi murmuttat, s’abe in sos fiores,
cantana, a totta 'oghe sos pastores
a man'in barra e cun sa leppa in chint

Ma non cantana solu in s'alapinna
cumponen calchi versu a frasas d'oro
a sa piosedda chi tenen in coro
o faghen calchi calighe de linna

Logu delissiosu e de incantu
rendet beranu s'ammajadu saltu
sa chilandras in chelu in altu in altu
faghen ballende ogn'iscera 'e cantu

Terra de sardos, funtana e tesoro
de sa nostras ricchesas campagnolas
chi che risu goicundu nos consolas
cando cuntentu falat a su coro.

Ah, terra mia de candore estida
cun rosas de giardinos e de ruos
cando passat s'istranzu in logos tuos,
finas s'est bezzu mannu amat sa vida!

Mattulos de trovozos fioridos
paren lettos de seda, sa foresta
a tottugantu impignu 'estida festa
est piena de ciulos e nidos

Terra 'e mannos nostros, cantos brios
in te han consumidu sos antigos
cando fis mare de ervas e trigos
pro sos amados berrittones mios

Ah, si bonu poete fia istadu
o pintore chi usat tinta e telu:
t'haia pinturadu e postu in chelu
pro eternu giardinu immaculadu

Ma si no poto fagher poesia
ne pintura pro te sa pius digna
tue, rara BELLESA DE SARDIGNA,
azzetta cust'umile ignagnaria.

Mottu:"coro sardu ezzu"

 

 

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Le domus de janas della necropoli di "su Murrone" sono diverse: alcune venute alla luce con un restauro quantomeno superficiale e improvvisato, altre sono ancora sepolte. Si trovano sotto "monte Zennaru" nel territorio denominato "sa Tanca de sa Domo" ad una quota di circa 160 metri s.l.m. Distano circa 6 Km dall'abitato, e si raggiungono percorrendo la strada di penetrazione agraria per su Bullone tra monte Zennaru e Sa Tanca 'e sa Domo. Esse si presentano come grotte artificiali scavate nella roccia, là dove essa offriva minore resistenza ai rudimentali strumenti dei nostri antenati: il piccolo ingresso (anticella) al quale si arriva percorrendo un ampio corridoio (dromos) a forma trapezoidale, e che propone lateralmente agli occhi del visitatore attento, una serie di motivi a chevron (Marija Gimbutas), si trasforma poi in un corpo centrale semicircolare irregolare o quadrangolare, seguito, da una struttura più o meno organica, con altri locali a formare dei veri e propri "appartamenti" o luoghi di deposizione. La loro funzione era quella di accogliere i morti e di riprodurre la casa in cui avevano vissuto da vivi. A questo proposito si evidenzia nella volta della Domos la struttura con trave centrale robusta e travetti laterali come nelle capanne cui viveveano da vivi, (pinnetas e barraccos). Non dimentichiamo infatti, che per le religioni primitive il mondo dei morti era una continuazione di quello dei vivi, ed accanto al defunto venivano deposti dei cibi ed oggetti a lui più utili e cari, alcuni dei quali sono arrivati sino a noi. La presenza all'ingresso di piccoli armadietti a muro, o di coppelle a terra indicano che li si posizionavano le offerte fatte ai defunti per rendere "più felice e comoda" la loro permanenza nel regno delle tenebre.

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Le abbondanti libagioni consumate insieme a delle erbe narcotizzanti presenti ancora nel sito, mettevano in condizione il sacerdote o il diretto parente a condividere momenti dello stare insieme. Queste tombe ci hanno permesso quindi di conoscere alcuni oggetti che i primi sardi usavano nella vita quotidiana come ciotole, piatti, lampade e vasetti per profumi ma anche gioielli e in più come erano le proprie  case. Il pavimento nelle domus è costituito da semplice terra battuta, o dal medesimo piano della roccia, sulla quale veniva adagiato il morto in posizione fetale, dopo essere stato scarnificato attraverso vari sistemi.

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Dentro di esse non veniva sepolto un solo corpo, ma tanti affiancati (sepolture  collettive) e trattati con ocra rossa, colore col quale erano dipinte anche le pareti delle camere, compreso l’esterno e i motivi a V o W del Dromos. Le sepolture potevano avvenire anche in tempi diversi se teniamo conto che queste tombe furono utilizzate dal periodo della loro costruzione (tardo neolitico) fino al periodo romano. Le domus de janas di Murrone sono senz'altro le più conosciute almeno per la gente del luogo. Sono per dimensione e numero di ambienti le più grandi finora scoperte (si presume che ce ne siano altre). Esse sono di enorme importanza dal punto di vista materiale e spirituale se si considera la simbologia e le caratteristiche costruttive presenti. Infatti nella colonna della camera centrale vi è raffigurata una protome bovina a simboleggiare il dio Toro o della fertilità. Infine, nell'ingresso centrale, gli stipiti con architrave e il tetto con trave centrale e travi laterali che testimoniano le conoscenze strutturali e architettoniche impiegate nelle case di abitazione dei vivi. (m.u)aDdJ-Bardedu-1-doppia-spira.jpg (237326 byte)

        -L'ipogeo di Santa Caterina. (esterno)- 

Sul pianoro vi è un cimitero di epoca romana e il nuraghe bianco omonimo.

  -Nella foto, l'interno dell'ipogeo di Santa Caterina-  

Le cavità naturali, opportunamente adattate, costituivano un riparo dagli elementi atmosferici, e forse un luogo per seppellire i morti. Nella foto, l'interno dell'ipogeo di Santa Caterina.  

    

 

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