Analisi storico-sociologicadal 1793 al 1921
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Chiaramonti, le cronache di Giorgio Falchi" di Patatu dr.Carlo

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Chiaramonti ieri.

-Chiaramonti fine 1800-

Già dall'inizio, Chiaramonti appare, come tutte le comunità rurali di un certo tipo, un paese modellato su una struttura fisica autoritaria. Sorse intorno al monte San Matteo, dove restano i ruderi di un antico castello medievale costruito forse nella prima metà del 13° secolo. Il castello, come quasi tutta la regione Anglona, faceva parte del feudo dei Doria, nobile famiglia genovese. Dice infatti l'Angius: ... sebbene la eminenza dove sorge la parrocchiale di San Matteo non fosse dei più difficili ed aspri siti, era non pertanto una bellissima posizione. E vi fu edificato un castello, e probabilmente dai Doria, quando in sul risolversi del regno Logudorese, ei s'impadronivano della Curatoria di Guisarchio, e di altre regioni, e vi fu edificarono. La sovrapposizione della chiesa sopra parte dell'area che chiudevasi in questa roccia, non ci consente di ravvisarne la giusta iconografia; non pertanto ci sono tali vestigie che arguiscono la sua robustezza e la capacità. Sta ancora tutta intera una torre, perché fattasi servire a campanile, e sono di un'altra visibili alcune parti, ed è qualche vestigio delle mura, tra le quali la cisterna scavata nella viva roccia. I Doria, in pena della loro ribellione al re di Aragona furono nel 1348 abbattuti da questa fortezza per Rambaldo di Corbera, ausiliato dalle genti arboresi. Due anni dopo, essendosi alcuni di questa famiglia riattaccati alla parte regia, fu ai medesimi confermato il feudo di Chiaramonti con le curatorie di Guisarchio e di Anglona. Nella pace del 1355, fra il giudice di Arborea ed il re Don Pietro, si conveniva che questo castello, cui tenevano alcuni Doria, fosse consegnato all'arcivescovo di Arborea e in lui rispettato finché il papa (Innocenzo VI) decidesse il litigio. Nel 1357 fu dato a Brancaleone Doria, con la città di Guìsarchio, e gli altri feudi della famiglia»

 

 

Lo stesso schema concettuale è seguito da Giorgio Falchi. Il quale, in uno degli scritti riportati nella seconda parte di questo lavoro, sostiene che Brancaleone non poté tuttavia possedere il castello «... perché sino dal 1410 era occupato da Nicolò Dorìa, essendogli portato in dote dalla moglie, sorella del marchese di Oristano Leonardo Cubello. Risulta altresì che il predetto castello nel 1412 venne assediato dal vicino sito appellato Codina Rasa  dalle genti comandate da Guglielmo di Narbona, figlio del Visconte Almerico e di Beatrice sorella di Eleonora d'Arborea, ma per quanti sforzi facesse non riuscì ad impadronirsene. Precipitate per sempre in Sardegna le sorti dei Doria, il castello di Chiaramonti finì per far parte del patrimonio della casa d'Aragona, tantoché il re don Alfonso, nel 1439 o nel 1443, lo cedette in feudo al più volte menzionato Angelo Cano di Sassari, dal quale in breve tempo fu del tutto abbandonato e lasciato cadere in rovina».

 

 

 

 

 

-La vecchia parrocchiale prima castello dei Doria-

 

 

Tuttavia anche dopo le suddette vicende, Chiaramonti conservò ancora per lungo tempo, nei confronti dei paesi circostanti, certa supremazia che consentiva agli abitanti il godimento di alcuni privilegi. Al riguardo, lo stesso Falchi annotava che «... non solo sotto il governo spagnolo, ma eziandio sotto quello di casa Savoia, Chiaramonti veniva considerato capoluogo di distretto, tanto è vero che i suoi abitanti per lahor de corte e per deghinu, corrispondevano un tributo di gran lunga inferiore a quello imposto agli altri contribuenti dei villaggi dell'Anglona; da ciò le continue rimostranze che di solito rimasero inascoltate».  Le scarne notizie riportate, attinte dalle poche fonti a disposi­zione, sono tuttavia sufficienti per consentirci di comprendere che il villaggio di Chiaramonti si costituì alle pendici del monte San Matteo e immediatamente sotto le mura del castello, che poteva offrire rifugio e protezione nel momenti di necessità. Infatti, le case più antiche del paese sono quelle costruite lungo le stradette che portano a Su Monte.                                                                                           continua pag. 2  >>>