|
Chiaramonti
ieri.

-Chiaramonti
fine 1800-
Già dall'inizio, Chiaramonti appare, come tutte le comunità rurali di
un certo tipo, un paese modellato su una struttura fisica autoritaria.
Sorse intorno al monte San Matteo, dove restano i ruderi di un antico
castello medievale costruito forse nella prima metà del 13° secolo.
Il castello, come quasi tutta la regione Anglona, faceva parte del feudo
dei Doria, nobile famiglia genovese.
Dice infatti l'Angius:
... sebbene la eminenza dove sorge la parrocchiale di San Matteo non
fosse dei più difficili ed aspri siti, era non pertanto una bellissima
posizione. E vi fu edificato un castello, e probabilmente dai Doria,
quando in sul risolversi del regno Logudorese, ei s'impadronivano della
Curatoria di Guisarchio, e di altre regioni, e vi fu edificarono. La
sovrapposizione della chiesa sopra parte dell'area che chiudevasi in
questa roccia, non ci consente di ravvisarne la giusta iconografia;
non pertanto ci sono tali vestigie che arguiscono la sua robustezza e la
capacità. Sta ancora tutta intera una torre, perché fattasi servire a
campanile, e sono di un'altra visibili alcune parti, ed è qualche
vestigio delle mura, tra le quali la cisterna scavata nella viva roccia.
I Doria, in pena della loro ribellione al re di Aragona furono nel 1348
abbattuti da questa fortezza per Rambaldo di Corbera, ausiliato dalle
genti arboresi. Due anni dopo, essendosi alcuni di questa famiglia
riattaccati alla parte regia, fu ai medesimi confermato il feudo di
Chiaramonti con le curatorie di Guisarchio e di Anglona.
Nella
pace del 1355, fra il giudice di Arborea ed il re Don Pietro, si
conveniva che questo castello, cui tenevano alcuni Doria, fosse
consegnato all'arcivescovo di Arborea e in lui rispettato finché il
papa (Innocenzo VI) decidesse il litigio. Nel 1357 fu dato a Brancaleone
Doria, con la città di Guìsarchio, e gli altri feudi della famiglia»
|
|
Lo
stesso schema concettuale è seguito da Giorgio Falchi. Il quale, in uno
degli scritti riportati nella seconda parte di questo lavoro, sostiene
che Brancaleone non poté tuttavia possedere il castello «... perché
sino dal 1410 era occupato da Nicolò Dorìa, essendogli portato in
dote dalla moglie, sorella del marchese di Oristano Leonardo Cubello.
Risulta altresì che il predetto castello nel 1412 venne assediato dal
vicino sito appellato Codina Rasa dalle genti comandate da Guglielmo
di Narbona, figlio del Visconte Almerico e di Beatrice sorella di
Eleonora d'Arborea, ma per quanti sforzi facesse non riuscì ad
impadronirsene. Precipitate per sempre in Sardegna le sorti dei Doria,
il castello di Chiaramonti finì per far parte del patrimonio della casa
d'Aragona, tantoché il re don Alfonso, nel 1439 o nel 1443, lo cedette
in feudo al più volte menzionato Angelo Cano di Sassari, dal quale in
breve tempo fu del tutto abbandonato e lasciato cadere in rovina».

-La
vecchia parrocchiale prima castello dei Doria-
Tuttavia anche dopo le suddette vicende, Chiaramonti conservò ancora
per lungo tempo, nei confronti dei paesi circostanti, certa supremazia
che consentiva agli abitanti il godimento di alcuni privilegi. Al
riguardo, lo stesso Falchi annotava che
«... non solo sotto il governo spagnolo, ma eziandio sotto quello di
casa Savoia, Chiaramonti veniva considerato capoluogo di distretto,
tanto è vero che i suoi abitanti per lahor de corte e per deghinu, corrispondevano un tributo di gran lunga inferiore a quello imposto
agli altri contribuenti dei villaggi dell'Anglona; da ciò le continue
rimostranze che di solito rimasero inascoltate».
Le
scarne notizie riportate, attinte dalle poche fonti a disposizione,
sono tuttavia sufficienti per consentirci di comprendere che il
villaggio di Chiaramonti si costituì alle pendici del monte San Matteo
e immediatamente sotto le mura del castello, che poteva offrire rifugio
e protezione nel momenti di necessità. Infatti, le case più antiche
del paese sono quelle costruite lungo le stradette che portano a Su Monte.
continua pag. 2 >>> |