Analisi storico-sociologica
"Chiaramonti, le cronache di Giogio Falchi" di Patatu dr.Carlo

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Una di esse, intitolata proprio a Gìorgio Falchi, dagli anziani del luogo è conosciuta ancora come Carruzu Longu, toponimo che richiama alla mente i carrugi genovesi.

 -Carruzu Longu, ieri; oggi via G.Falchi-

Il castello fu per lungo tempo punto di riferimento sicuro per gli abitanti del villaggio. Rappresentava al loro occhi la garanzia della protezione in caso di bisogno, l'autorità e il potere che vi esercitavano i signori di turno, nonché il prestigio che, di riflesso, inorgogliva i chiaramontesi di allora. Tanto da renderli persino alteri e sussiegosi nei confronti dei paesi vicini. Crediamo di potere affermare che, fin dalle sue origini, questo villaggio dovette riconoscere e rispettare l'autorità della famiglia potente che albergava, sia pure per interposta persona, dentro le mura del bianco maniero e che, dalla torre quadrangolare tozza e ben piantata, esercitava un potere immenso, che potremmo definire razionale e tradizionale a un tempo. Ma forse anche carismatico. Il potere e l'autorità personali a Chiaramonti affondano le loro radici nel feudalesimo. Sarebbe certamente interessante ripercorrere tutte le vicende accadute da quel tempo fino ai giorni nostri. Ma ciò non rientra negli scopi del nostro lavoro. Ci limiteremo, pertanto, a dire che il medioevo, da queste parti, durò più a lungo che altrove e che, fatte salve le differenze formali, nella sostanza il clima feudale rimase tale fino all'Ottocento. Fino a quando, cioè, qualcosa incominciò a muoversi e il potere dei vecchi notabili avvertì i primi segnali deboli di quelle trasformazioni impetuose che avrebbero fatto seguito alle due guerre mondiali. Chiaramonti, a metà dell'Ottocento, contava poco meno di duemila abitanti, principalmente dediti all'agricoltura e alla pastorizia; ma soprattutto all'agricoltura. Nota al riguardo il Casalis che «... la prima [l'agricoltura] va sempre più prevalendo sulla seconda [la pastorizia], da questo che a quella sono applicate più di 400 persone, a questa circa 300.
-S'alszola de su trigu-

 

Su che onde non si concepiscan idee false, convien sapere che di quel numero di agricoltori forse la metà manca di buoi e quindi o lavora negli altrui campi a conto altrui, o a proprio semina quei tratti di terra che potè dissodare; e sono pochissimi fra quel che diconsi pastori che abbiano suoi gli armenti, e però gli altri o custodiscono roba raccomandata, o servono subalterni o travagliano a legnare o, come usano i meno onesti e più infingardi, vagano a trovar sua fortuna, che è ad altri o diminuzione o sventura».

Dal che si comprende come la maggioranza dei cittadini fosse tributaria di terzi per l'uso dei terreni, per l'allevamento del bestiame e per la coltivazione dei campi con l'aratro a buoi. Vi era allora una sorta di dipendenza economica a carattere locale. Se si eccettuano gli artigiani e i commercianti, che godevano di una certa autonomia, e tolti coloro che operavano nel terziario (pochi), si può dire che il resto dei chiaramontesi dipendeva, in tutto o in parte, dalle famiglie che avevano in mano la fetta più grossa e più grassa del territorio comunale. Il potere era una sorta di struttura che toccava i singoli cittadini dal punto di vista del rapporto politico, con tutte le caratteristiche di potere razionale, tradizionale e carismatico secondo l'accezione di Max Weber. Ma anche dal punti vista economico e psicologico. Proprio perché quella del potere era una struttura che dava sicurezza, in qualche modo.

- giogo di buoi con carro-

Possiamo affermare che si trattava di un potere estremamente complesso, inserito saldamente nella vita dei cittadini, compresa quella privata; e che investiva la stessa architettura mentale dell'individuo. Il fenomeno non era stato modificato dall'Editto sulle chiudende, che pure pareva aver messo in discussione la struttura feudale. Stando ai dati del vecchio catasto comunale, alla fine dell'800, su oltre undicimila ettari di territorio comunale, circa un quarto era nelle mani delle due famiglie più ricche e prestigiose del paese: i Madau e i Falchi. 1 quali, pur legati da vincoli stretti di parentela, di fatto furono sempre divisi da contrasti recenti e remoti; dal desiderio, in entrambi vivissimo, di esercitare sul paese quell'autorità che, per lo più, vide prevalere i Madau.

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