IL CASTELLO DEI DORIA A CHIARAMONTI

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2.5 Elementi distintivi e trasformazioni del castello dei Doria 

              Il castello di Chiaramonti dominava, dall’alto del Monte de Cheja, la pianura di Martis e di Perfugas ed era situato di fronte alla rocca genovese di Casteldoria, a sua volta orientata a Castelgenovese[1]. Negli avvicendamenti dei diversi poteri politici, anche la costruzione ha subito, nel tempo, profonde trasformazioni funzionali. Dopo la decadenza della famiglia genovese, con l’ascesa dei signori provenienti dalla Spagna, nel Seicento, il castello perse la sua funzione di simbolo dell’autorità politica e del potere militare e venne trasformato in chiesa parrocchiale, dedicata a San Matteo (forse in ricordo del suo antico proprietario, Matteo Doria), al cui culto era consacrata l’omonima chiesa gentilizia dei Doria a Genova. L’edificio venne però completamente abbandonato all’inizio dell’Ottocento e sostituito nella sua funzione di culto, da altre strutture.

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Dalla relazione di Vincenzo Mameli de Olmedilla, nel 1769, così si legge[2]:
la parrocchia è grande e non brutta (fea) né in cattivo stato, situata sulla cima del colle nella pianura, che nei tempi passati doveva essere popolata, secondo quanto indicano le fondamenta di abitazioni, che vi sono, però è un po' isolata dal popolato, motivo per cui una gran parte dei chiaramontesi voleva trasferire il santissimo sacramento in una piccola chiesa intitolata alla Santa Croce, che si trova in mezzo al villaggio e danno per giustificazione, oltre alla fatica che causa loro il salire alla parrocchia, il fatto che quando fa cattivo tempo particolarmente col vento, questo è talmente impetuoso che molte volte è capitato che sia caduto, spinto dalla sua violenza, il sacerdote che portava il santissimo viatico. Io però, essendo la chiesa parrocchiale buona e per evitare la grande spesa della costruzione nel realizzare un altro nuovo progetto, poiché quella di Santa Croce è molto piccola, penserei sia meglio di porre riparo a questo inconveniente con la costruzione di un muro di quattro o cinque piedi di altezza dalle ultime case fino alla chiesa dalla parte di maestrale e tramontana, venti che battono colà e maggiormente sono dominanti, poiché questa distanza non arriverà a cinquanta o sessanta passi e tuttavia
in caso di tempo di burrasca e di notte sarebbe opportuno anche custodire il santissimo sacramento nella detta chiesa.



[1]Cfr. GRUPPO GIOVANILE 1988, p. 39.

[2]Cfr. BUSSA I.1986,  pp. 301-302.

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