IL CASTELLO DEI DORIA A CHIARAMONTI

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3. Fonti archeologiche dell’area del castello
3.1 L’intervento
 

Per comprendere al meglio quali siano le caratteristiche e gli elementi che qualificano l’area sottostante il castello dei Doria, ho cercato seguire alcuni metodi di indagine e di attenermi ai criteri di attendibilità che la disciplina archeologica richiede. La procedura che mi ha permesso di condurre le ricerche in modo appropriato, è stata la ricognizione di superficie, già citata nell’introduzione, effettuata nell’area di ritrovamento dei reperti.castMRricognzneiurmartamarg.jpg (81749 byte)

La ricognizione di superficie o survey, basata sull’osservazione di un’area, ha assunto dall’Ottocento in poi particolare rilievo divenendo uno strumento preliminare di indagine, valido e non invasivo, in previsione di un possibile scavo archeologico che metta in evidenza resti di strutture o materiali conservati nel sottosuolo. Lo scopo principale di suddetta pratica, dunque, è quello di verificare e accertare l’esistenza di centri antichi ora distrutti, di monumenti e di singoli reperti, sulla cui ubicazione le fonti scritte non forniscono notizie o sono poco esaustive[1]. La ricerca topografica permette di individuare il maggior numero possibile di Unità Topografiche (UT) e di descriverle in modo appropriato, così come lo scavo, permette di identificare il più alto numero di Unità Stratigrafiche (US)[2].

 

La breve ricognizione che ho attuato nell’area oggetto di studio, è di tipo estensivo, volta a mettere in evidenza le caratteristiche complessive del luogo analizzato.

Con questa attività ho potuto registrare una serie di dati utili per la formulazione di ipotesi relative al sito, quali la conformazione e la struttura del terreno, le dimensioni dell’area e le eventuali zone di dispersione o di concentrazione dei reperti archeologici. Le operazioni inerenti il survey, mi hanno consentito di delineare direttamente sul campo, un’unica UT che a mio avviso



[1]Cfr. GUIDI A. 1994,  I metodi della ricerca archeologica, Ed. Laterza, Roma, p. 17.

[2]Cfr.CARANDINI A. 2000, Storie della terra. Manuale di scavo archeologico, Ed. Einaudi, Torino, p. 39.

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