IL CASTELLO DEI DORIA A CHIARAMONTI

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appare uniforme e definita, sia in base alla disposizione del terreno, caratterizzato da una forte e costante pendenza, sia per il tipo di materiale presente in superficie. Inoltre, al fine di ottenere un migliore tracciato circa la disposizione originaria dei frammenti ceramici al momento del ritrovamento, sono stati rilevati tramite una misurazione planialtimetrica, effettuata con l’ausilio di un distanziometro elettro-ottico, quei punti che apparivano maggiormente interessati dalla concentrazione di materiale archeologico. castMRricognzneiurmartamart.jpg (27455 byte)

Per completare la ricognizione sono stati utilizzati inoltre altri mezzi tecnici e cartacei, quali la macchina fotografica digitale e la cartografia relativa al sito, composta da vedute satellitari, mappe comunali e carte catastali[1].

Dopo aver raccolto le ceramiche e i materiali che giacevano sulla superficie del terreno (fra cui frammenti di selce lavorata di probabile età prenuragica o nuragica e scorie di lavorazione), ho cercato di formulare delle ipotesi che fossero in grado di giustificare e di spiegare la presenza di reperti, in prevalenza medievali, in quel contesto, dove apparentemente, oltre alla fortificazione predominante l’area, non affiorano altri resti di strutture databili al periodo medievale e postmedievale.castMRricognzncerpal.jpg (47541 byte)

I frammenti rinvenuti apparivano numerosi e consistenti in punti particolari: in prossimità di fasce pianeggianti e in zone in cui erano presenti o materiali lapidei, di grandi e medie dimensioni, o cumuli di erba e terra rialzati i quali, considerata l’accentuata pendenza del terreno, avevano probabilmente la funzione di arrestare la caduta dei reperti che provenivano dal pianoro sovrastante, luogo di ubicazione del castello e delle pertinenze ad esso annesse.

 

E’ plausibile dunque ipotizzare che le ceramiche presenti nell’area ricognita, fossero disposte in modo disunito proprio perché precipitate da un piano superiore pendente, cosa che ne ha influenzato il tipo di giacitura. Per la conformazione del declivio, la forza di gravità e i fattori climatici, come le piogge, potrebbero aver trascinato i frammenti ceramici verso il basso, nel corso dei secoli fino a oggi, determinando così una disordinata disposizione dei reperti. Il fenomeno del rotolamento è dimostrato



[1]Il sito  risulta distinto in catasto al foglio 20, mappale 1 (area del castello) e foglio 19, mappale 18 (area della ricognizione) del comune censuario di Chiaramonti.

 

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