IL CASTELLO DEI DORIA A CHIARAMONTI

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Giacomo II d’ Aragona, di cui si dichiarava vassallo assieme a suo figlio Bernabò, la giurisdizione su molte località, fra cui Castelgenovese, Casteldoria, le ex curatorie di Anglona, Meilogu e Caputabbas, il castello di Monteleone e Alghero. Tali territori venivano concessi in feudo ai Doria, dietro il giuramento di fedeltà di questi al re aragonese e di appoggi politici e militari.
Brancaleone e Bernabò, richiedevano inoltre a Giacomo II, l’investitura del castello di Monteacuto, di quello di Goceano, il centro di Terranova (Olbia), con l’intera Gallura[1]. La strategia dei Doria non era caratterizzata da una posizione univoca: si basava infatti, sull’approvazione di Giacomo II d’Aragona, nel ruolo di eventuale “re di Sardegna”, ma anche sulla volontà di tutelare a tutti i costi i diritti sulle proprietà sarde, temendone l’espugnazione da parte delle potenze catalano–aragonesi[2].  

Nel luglio del 1323, Bernabò Doria, confermò l’atto di vassallaggio nelle mani dell’infante d’Aragona, Alfonso, il quale nello stesso anno aveva dato inizio alla conquista dell’isola, ottenendo poi, nella battaglia di Lutocisterna del 1324, la resa di Castel di Cagliari. Nasceva così, di diritto e di fatto, il Regno di Sardegna e di Corsica[3]. Alfonso aveva confermato ai signori molti dei castelli e dei territori da loro posseduti, ma nessuno ne era rimasto soddisfatto[4] e ben presto cominciarono ad evidenziarsi situazioni di contrasto tra gli esponenti dell’isola e il governo catalano–aragonese, conflitti che degenerarono in feroci rivolte armate. 

I robusti contrafforti ad ovest della collina. Sfruttando delle grotte naturali si ottennero degli ambienti che furono adattati probabilmente a prigioni o magazzini, e poi usati fino alla metà del novecento a ricovero per bestiame da cortile o di piccola taglia.
    L'altare maggiore della vecchia parrocchiale del 500.

 

2.1.2   XIV-XV secolo: la dominazione aragonese e spagnola 

 Negli anni del loro dominio i signori provenienti da Genova avevano instaurato con gli abitanti del borgo chiaramontese un buon rapporto di convivenza, garantendo condizioni di vita sostanzialmente stabili, ma allorché i Genovesi si ribellarono agli Aragonesi, anche il villaggio divenne teatro di lotta.


[1]Cfr.SODDU A. 2007,  pp. 254-257.

[2]Cfr.SODDU A. 2005, p. 59.

[3] Cfr.CASULA F.C. 1992, pp.383-384.

[4] Cfr.CARTA RASPI R.1971, p.533.

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