IL CASTELLO DEI DORIA A CHIARAMONTI

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nei documenti che lo attestano si parla di un “Nicolò de Vare”[1], quale rappresentante delle terre di Chiaramonti.

Questo riferimento potrebbe far pensare che il borgo in questione avesse acquisito, sul finire del Trecento, un prestigio prevalente in Anglona: il fatto che nel villaggio fosse presente una carica istituzionale, è infatti una testimonianza a favore dell’autorevolezza conquistata dal paese[2]. Questo aspetto rende credibile, almeno per determinati periodi, una dipendenza dell’intera zona non da Castelgenovese ma direttamente da Chiaramonti.

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Dopo che il castello fu abbandonato nel 500/600 si costruì la chiesa dedicata a San Matteo. Si sfruttarono le strutture murarie principali   adattandole al culto religioso.
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Nel 1409, la morte di Brancaleone III portò alla separazione fra la casata dei Doria e quella degli Arborea e ad un progressivo declino del potere della dinastia genovese in Sardegna. Il Giudicato di Arborea fu affidato a Guglielmo visconte di Narbona, nipote francese di Eleonora, il quale sempre nel 1409 venne sconfitto a Sanluri[3] da Martino il giovane, re di Sicilia ed erede al regno di Aragona.

Nel 1421 il re Alfonso d’Aragona, concedeva a Bernardo di Rivosecco, altrimenti Centellas, il feudo denominato “contado d’Oliva”, comprendente i distretti del Marghine, del Monteacuto, dell’Anglona e di Osilo[4]. Chiaramonti, di fatto, rimase nelle mani di Nicolò, figlio di Brancaleone III, fino al 1437: tuttavia anche quest’ultimo rappresentante dei Doria, dopo aver opposto una strenua resistenza da Castelgenovese fu costretto ad arrendersi agli aragonesi nel 1448, mettendo fine al dominio della famiglia genovese nell’isola[5].

 

I componenti della casa regnante dei Doria avevano governato il villaggio di Chiaramonti dallo scorcio dell’età giudicale fino alla definitiva conquista aragonese, includendo il paese nel piccolo stato che avevano formato con tutti i territori posseduti e assicurando una certa stabilità politica ed economica. Con la partenza dei Doria dall’isola, iniziò anche la decadenza della rocca chiaramontese che passò nelle mani di diversi signori, perdendo a poco a poco l’antico prestigio.



[1]«Nicolò de Vare della villa di Caramonte per li distretti di Caramonte e Anglona» ANGIUS V. 1842, Cronografia del Logudoro dal 1294 al 1841, Ed. Cassone-Marzorati, Torino, p. 66.

[2]Cfr. MAXIA M.1997, pp. 190-192.

[3]Cfr. SODDU A. 2007, p. 261.

[4]Cfr..ANGIUS V.1856, p. 122.

[5]Cfr. SODDU A. 2007, p. 261.

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