CENNI STORICO-GEOGRAFICI ECONOMICI E SOCIALI DI CHIARAMONTI 

                                                           DAL 1911 AL 1975.

                                                       a cura della dr.ssa Olga Cossiga   pagina di STORIA

   Laurea in Scienze dell'Educazione ha svolto la sua tesi sulla storia di Chiaramonti.

 

In epoca fascista a Chiaramonti iniziarono a sorgere molte opere pubbliche, che migliorarono le condizioni sanitarie, culturali ed economiche del paese[1].

Chiaramonti possedeva già all’epoca tre mulini per macinare il grano, e in quegli anni sorse il lavatoio pubblico, che permise a tantissima gente di andare a lavare i panni, avendo a disposizione l’acqua gratuitamente.

Nacquero così anche diversi abbeveratoi, sia all’interno del paese sia nei dintorni. Tra questi si ricordano quello di Matta e Suelzu e Ispurulò, oltre a quelli costruiti lungo le strade che da Chiaramonti portavano alle frazioni vicine[2].

Nel 1934 il Comune progettò la costruzione di un acquedotto civico, e sempre nello stesso periodo furono eseguite bonifiche entro l’abitato. Inoltre, vennero costruiti canali di scolo per le acque di rifiuto, nelle vie del paese, per eliminare i centri di infezione malarica[3].

Negli anni ’30 venne istituito anche un comitato di proprietari, fra cui lo stesso Podestà Madau, il dott. Grixoni, i Cossiga, Quadu, Satta etc, che si costituì per riparare due strade che portavano ai loro terreni, situate nelle zone di Puttugonzu e Biddanoa[4].

Chiaramonti era un paese soprattutto di pastori, e già nel 1912 era provvisto di pubblico macello, e nel 1914, proprio per tutelare i pastori e i loro animali, venne costituito il consorzio veterinario[5].

La popolazione di Chiaramonti era per la maggior parte povera, e viveva del poco lavoro che riusciva a portare a compimento nei campi. Gran parte delle persone si dedicava all’agricoltura e alla pastorizia. Oltre ai braccianti (che costituivano la maggioranza), vi erano alcuni calzolai, carrettieri, falegnami, muratori e fabbri. Per il resto la popolazione era composta da possidenti che davano lavoro ai braccianti e che gestivano l’economia del paese[6].

Alla fine della seconda guerra mondiale, Chiaramonti, contava circa 2957 abitanti, con una popolazione potenziale attiva di circa mille unità, se si comprendono anche le donne che oltre al lavoro domestico, allora davvero faticoso, lavoravano stagionalmente nei campi e nella pastorizia, punti di forza dell’economia agro-pastorale del paese[7].

Il centro era collegato col capoluogo di provincia per ferrovia a mezzo della stazione di Martis, dalla provinciale Sassari – Ploaghe, dalla statale Sassari – Olbia. Il paese era collegato col capoluogo per mezzo della corriera SATAS che partiva dal paese al mattino e vi rientrava nel secondo pomeriggio; tuttavia, si poteva raggiungere il centro con maggiori disagi, in carrozza per Martis, collegato con Sassari dalla ferrovia[8].

Carrozze trainate da cavalli, carri trainati da buoi. Gli asini erano il mezzo di spostamento più frequente, non mancavano, neppure, per raggiungere i poderi più vicini al paese le biciclette.

Il centro dal punto di vista urbano, comprendeva il vecchio rione di San Luigi, ai piedi del rudere della Chiesa di San Matteo e già sede della rocca dei Doria; il rione attorno alla Chiesa, che comprendeva anche la zona detta “s’istradone” e sa Niera, ai piedi di Codinarasa, in cui era ubicato un tempo il mulino a vento, qualche casa sparsa in “Caminu e litu” e “Caminu e bentu”. Le strade erano generalmente ricoperte di ciottoli o pietre più grosse[9].

Le case erano piccole e basse, si distinguevano le case dei Madau, dei Rottigni, dei Grixoni, dei Budroni e pochi altri proprietari di “palazzi”. Gli alloggi erano costituiti, salvo quelli dei benestanti, di due camere più una stalla dove in genere era ubicato il forno per la cottura settimanale del pane. Inoltre, ivi, potevano essere accolti gli animali, le provviste della legna. In molte stalle veniva allevato il maiale e le galline circolavano tranquillamente per le vie[10].

I sentieri e le grotte di Codinarasa e del Monte di Chiesa fungevano da pubblici mondezzai.

L’acqua la si attingeva dall’Acquedotto”, quasi agli inizi dell’attuale via Carmelo, detto Caminu e Cuventu, sia da numerose altre sorgenti delle vicine campagne[11].

Le donne potevano lavare la biancheria sia nella cosiddetta “Funtana” coperta, che nella scoperta “Funtanedda”, in punti opposti del paese.

La maggior parte dei bambini e dei vecchi camminava scalzo per il paese, la scolarizzazione elementare era estremamente limitata, forte era la mortalità infantile e le malattie quali il tracoma, la malaria, la TBC, etc.

Molti pastori risiedevano nelle campagne, ricche di sentieri e appena transitabili da bestie da soma, asini, muli e cavalli, carri da buoi. La campagna, data l’estrema povertà della gente e la mancanza di derrate alimentari, era sfruttata in tutti i modi: cereali, legumi, frutteti, legna da ardere, carbone, pastorizia ovina più che bovina[12].

L’industria era costituita dalla lavorazione del formaggio, dell’artigianato, se si eccettua quella molto modesta dell’edilizia. Il latte veniva lavorato dagli stessi pastori. Ogni famiglia doveva procacciarsi col lavoro, le provviste dei cereali, dei legumi, dello strutto e della carne per i giorni di festa[13].

Dal ’45, tuttavia, i viveri scarseggiavano per la mancanza degli uomini, appena rientrati dalla guerra. Tolte le famiglie dei proprietari – del resto in numero abbastanza ridotto – in cui potevano abbondare i mezzi di sussistenza, la maggior parte dei nuclei familiari conduceva una vita ai limiti della sussistenza. Pochissimi erano gli artigiani, gli impiegati e coloro che potevano contare su uno stipendio fisso[14].

Insieme alle cinque classi della scuola elementare – ubicate in case di privati – Chiaramonti aveva anche un asilo gestito da due o tre suore e da qualche assistente laica.

Era presente il medico condotto, ma mancava la farmacia che però era istituita a Martis (a 6 Km dal paese). Il servizio religioso era assicurato dal parroco e da un canonico chiaramontese[15].

Le risse, gli omicidi erano frequenti, anche se in diminuzione rispetto al passato. Abbastanza presenti i portatori di handicap, i disabili, gli alcolizzati etc.

Vivaci gli schieramenti politici, sostanzialmente divisi in tre gruppi, democristiani, comunisti, laici. Sono gli anni in cui nasce il dibattito politico, coi reduci in parte giunti dalla guerra indottrinati, che confluiscono nel PCI; i pastori e i contadini, insieme ai proprietari, che confluiscono nella DC, ma che abbandoneranno nel 1953 con la riforma agraria. Dal 1946 al 1952, sarà Sindaco del paese, il più giovane e il più colto della famiglia Madau, Antonio Luigi[16].

Di fronte al rischio del Fronte popolare comunista, i contadini, i pastori, i proprietari terrieri costituiranno un blocco unico ed entreranno nella lista DC, per cui quella famiglia che aveva assicurato al paese i Podestà nel periodo fascista del consenso (1929-1936), darà anche il primo Sindaco democristiano (1946-1952)[17].

Ai primi avvisagli della riforma agraria, però, proprietari terrieri, pastori e contadini usciranno dalla DC per fare un blocco unico con i liberali, i repubblicani, i sardisti, i socialdemocratici e costituiranno liste, riuscendo a controllare il paese per ben otto anni con il Sindaco A. Fumera. L’ultima di queste liste, quella capeggiata da Brandano (1956-1960) verrà detta anche lista dei carroarmato, in quanto costituita sostanzialmente da pensionati autorevoli che erano stati nell’arma, tra cui lo stesso Brandano e Anasia[18].

Col 1960, però, i partiti in Chiaramonti sicuramente perdono gli apporti della vecchia classe dirigente e ha inizio la serie di quella piccola borghesia intellettuale, che man mano andava formandosi, quella degli insegnanti[19].

Col 1970, dopo la sconfitta della DC, per la prima volta si costituisce nel paese un’opposizione si sinistra: PCI, PSI, PSDI, PSAD, che capeggiata da un autorevole insegnante vinse le elezioni e questo blocco amministrerà il paese per 10 anni – durante i quali, diveranno Sindaci i fratelli Patatu, Carlo (1970-1975) e Tore (1975-1980).

L’incidenza delle amministrazioni comunali, pur non essendo fondamentale, tuttavia nell’ambito di un piccolo centro rurale conta sia sul piano dei servizi da erogare alla popolazione sia nell’impostazione dei piani di fabbricazione e del conseguente sviluppo urbano Col Sindaco C. Patatu, furono mutati i nomi delle vie, fu avviata la lottizzazione di Codinarasa e della Croce; con S. Patatu fu realizzato il palazzetto dello sport e altre opere pubbliche[20].



 Laurea, Università degli Studi di Sassari, Anno Accademico 1998-1999, p. 55.

[2] Ivi, p. 56.

[3] Ivi, p. 57.

[4] Ivi, pp. 57-58.

[5] Ivi, p. 57.

[6] Ivi, p. 61.

[7] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[8] Ivi.

[9] Ivi.

[10] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[11] Ivi.

[12] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[13] Ivi.

[14] Ivi.

[15] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[16] Ivi.

[17] Ivi.

[18] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[19] Ivi.

[20] Ivi.