ITALO
BUSSA
E
della Relazione di Vincenzo Mameli de Olmedilla sugli Stati di Oliva, cioè i
feudi sardi legati alla titolarità della contea
spagnola di Oliva. La
Relazione
è tradotta dallo spagnolo. Il frontespizio reca la data del 1769, ma in realtà essa è
stata scritta nel-1768. S
i tratta non di una ma di due relazioni, come era stato rilevato
fin dall'inizio. La parte generale, quindi, costituisce un documento a sè stante, anche
se il frontespizio indica come unico autore il Mameli. Tale parte è formata da un
questionario, compilato, su richiesta del Ministro Bogino, dall'Intendente Generale di
Sardegna, che in quel periodo era l'avv. don Felice Cassiano Vacha.
Il problema più
importante che emerge dalla Relazione, per la parte riguardante l'Anglona e Osilo, è
quello della criminalità. Vi è un'eco delle faide che avevano insanguinato l'Anglona
fino a pochi anni prima e che avevano provocato effetti disastrosi sulla situazione
economico-sociale e sullo stesso sviluppo demografico. Proprio per effetto della
cessazione delle lotte intestine la popolazione dell'Anglona appare, secondo il Mameli, in
leggera ripresa.
La presenza di bande
di malviventi è attestata nel famoso Sasso di Chiaramonti, uno dei rifugi storici dei
banditi del Capo di Sassari e base di partenza, d'altra parte, per gli espatri clandestini
in Corsica dei ricercati.
Gravissima appare la
situazione dell'ordine pubblico a Chiaramonti, in cui è presente una diffusa
criminalità. Le risse, i tumulti, i furti e gli omicidi, che avvengono sia di giorno che
di notte, dice il Mameli, non impressionano i Chiaramontesi.
Accuse
particolarmente gravi vengono rivolte al Delegato di giustizia, cioè al vertice
dell'apparato giudiziario del Principato. Egli impone regalie ai Capitani dei
Barracelli,ai Maggiori di giutizia e ai pastori; sfrutta prestazioni gratuite per la
lavorazione dei suoi terreni e il trasporto dei suoi prodotti; si fa accompagnare, per
esibizionismo, da una numerosa scorta; è assente gran parte dell'anno poiché se ne va a
Sassari dai suoi «protectores» oppure a feste, cacce e altri svaghi; è fazioso e
opprime chi non gli ubbidisce; compie frodi, protegge ladri e banditi; ha rapporti col
bandito Juan Fais.
Se questo è il
comportamento del magistrato principale, è facile immaginare quello dei giudici locali,
cioè i Ministri di giustizia. Riguardo a questi ultimi, il Mameli, dando prova di buon
senso, dice che sono scusabili se agiscono con prudenza verso i banditi e i malviventi,
poiché altrimenti ne sarebbero le vittime; è tuttavia scandaloso, aggiunge però, che si
sia conniventi con essi e che li si aiuti.
Per quanto riguarda
l'agricoltura, il Mameli, con notevole competenza tecnica, mette in luce le difficoltà di
coltivazione che si presentano sui terreni «fertili e profondi» dell'AngIona, di natura
evidentemente argillosa e richiedenti quindi un maggior lavoro durante l'aratura per
essere sminuzzati. L'errore nel quale il contadino facilmente cade è quello di trattare la terra quando è imbevuta d'acqua: ciò provoca una
successiva azione di ricompattamento, con ostacoli gravi per la semina e per la
germogliatura. Si cerca di porre rimedio a queste perdite e fallanze con una abbondante
distribuzione di semente. Ma il rimedio è in definitiva peggiore del male poiché, nel
caso di annata propizia, il grano non matura perfettamente, dato che la terra non ha
«sufficiente sostanza» per alimentarlo; nel caso invece di annata piovosa l'acqua lo
colpisce con l'asfissia e nascono molte erbe cattive che lo soffocano.
Altri inconvenienti
derivano dall'uso di aratri molto pesanti e malfatti: è chiaro che la pesantezza serve
per incidere su terreni compatti. Ora però i buoi trovano grandi difficoltà a tirare
l'aratro, per cui viene molto ridotta la lunghezza dei solchi, con grande perdita di tempo
per l'eccessivo numero delle girate. Un altro errore consiste nel fatto che i solchi
vengono fatti a distanza e quindi fra l'uno e l'altro si creano delle zolle praticamente
inutilizzabili e che provocano difficoltà alla seconda aratura (da fare al momento della
semina) e inoltre consentono una vegetazione dell'erba assai dannosa allo sviluppo del
seminato. Infine ci si serve degli stessi aratri anche per seminare; ma essendo i solchi
profondi, a causa della pesantezza dell'aratro, molta semente va perduta. Né i seminati
vengono ripuliti dalle erbacce.
Questa «maniera
particolare di coltivare in Anglona», era, come dice il Mamelì, diffusa in tutto il
Regno. Ci si rende quindi conto, abbastanza facilmente, come l'esistenza di una cultura
contadina primordiale fosse una delle cause principali della arretratezza tecnica, e di
conseguenza economica, della Sardegna.
Anche in Anglona e ad
Osilo, come già si era visto nel Marghine e nel Monteacuto, abbastanza avanzato appare il
fenomeno delle chiusure delle tanche. Per Osilo è detto espressamente che «si van
chiudendo ogni giorno» e che occupano la maggior parte del territorio. Naturalmente le
tanche hanno un uso, almeno nell'epoca della quale ci stiamo occupando, limitato
all'allevamento del bestiame.Appare pertanto opportuno rilevare che il fenomeno delle
chiusure, peraltro comune a tutta l'Europa, non solo è di gran lunga anteriore al famoso
Editto delle chiudende del 6 ottobre 1820, ma si realizza in modo del tutto spontaneo,
cioè al di fuori di sollecitazioni del potere pubblico statale.
Dunque le chiusure
delle superfici non piccole, come nel caso in esame, appaiono utilizzate per l'allevamento
del bestiame invece che per l'agricoltura. Tale fatto ha suscitato molte sorprese nei
riformatori dei secoli scorsi e continua stranamente a suscitarne negli storici di oggi.
Occorre invece rendersi conto che le chiusure, cioè le recinzioni, ieri come oggi, sono
estremamente utili per l'allevamento, sotto l'aspetto riproduttivo, del pascolamento e
della riduzione dei costi di lavoro. Nei secoli scorsi, inoltre, erano un mezzo
indispensabile per sfuggire all'anarchia del pascolo collettivo. Le tanche Prefigurano
quindi la creazione di una azienda zootecnica, sia pure rudimentale.
Uguali esigenze non
potevano invece essere espresse dall'agricoltura, o, per meglio dire, dalla ceralicoltura, poiché
viticoltura e colture ortofrutticole sono state da secoli accompagnate, in Sardegna, dalle
recinzioni. Sta di fatto che la cerealicoltura non ha tecnicamente necessità alcuna di
chiusure, nel senso che queste ultime non ne influenzano per nulla la produzione. D'altra
parte, l'organizzazione economica territoriale, concentrando nelle vidazzoni tutti i
seminati, offriva già un minimo di garanzia. E poi tutte le norme penali e civili
proteggevano solo ed esclusivamente l'agricoltura. L'allevatore, il pastore non avevano
scampo: multe, talvolta pene detentive, risarcimento di danni costituivano le loro forche
caudine. In questa situazione non si capisce quale interesse concreto potesse avere un
agricoltore a effettuare costose recinzioni su terreni, per lo più di dimensioni molto
limitate, da destinare alla cerealicoltura.
Un ultimo discorso
che occorre fare riguardo alle chiusure è quello della legittimità. Si può senz'altro
affermare che solo in minima parte le chiusure sono state frutto di usurpazione di terreni
altrui, praticamente pubblici. Certamente l'usurpazione dà nell'occhio più della
recinzione legittima: ma un fenomeno ampio e secolare come quello delle chiusure non può
essere trattato con dissertazioni basate esclusivamente sulle particolari e oggettivamente
limitate vicende delle usurpazioni.
Circa i
problemi agricoli delle due regioni storiche in argomento occorre rilevare che nella
Relazione del Mameli appare assumere una importanza molto limitata,rispetto al Monteacuto,
il fenomeno della residenza dei pastori nelle campagne con le proprie famiglie. Tale
residenza viene segnalata solo in territorio di Cbiaramonti per una cinquantina di
famiglie, in parte anglonesi e in parte galluresi, che vivono in modo identico a quello
descritto per il Monteacuto.
Altre due cause, che
secondo il Mameli, influiscono sulla crisi dell'agricoltura sono date da una parte dalla
mancanza di tranquillità generata dalla presenza di banditi e malviventi e dall'altra da
una trasformazione, che riteniamo però molto limitata, del contratto di colonia parziaria
in affitto. La differenza è sensibile. Col primo contratto, il concedente, oltre al
terreno, conferisce di solito mezzi tecnici (la semente) e capitale di dotazione (buoi e
aratro); inoltre segue il processo produttivo. Con l'affitto, il concedente dà il terreno
e ne ritrae un quantitativo fisso di prodotto, senza fornire apporti di alcun genere; il
processo produttivo è dunque affidato a «poveri coltivatori, che non hanno forze»,
cioè mezzi, e che dimostrano «ignoranza nell'arte».
Fra le altre cose
ricordiamo anzitutto la simbiosi dei Chiaramontesi col fucile.
Lo schioppo, dice il
Mameli, è «il loro primo e principale» bene. Con esso vanno in chiesa, in casa, in
campagna e perfino a letto. I buoi, la terra, l'aria e tutto ciò che sta vicino ai
Chiaramontesi hanno fatto l'abitudine a vedere il loro fucile e a sentirli sparare. Fin da
piccoli essi si esercitano a «tirare al bersaglio».
Qualche traccia di
folklore religioso a Osilo, dove gli abitanti sono obbligati ad accompagnare a cavallo il
Podestà e «lo stendardo» alle feste di San Marco e di Santa Maria di Tergu. In
quest'ultima chiesa devono prestare anche il servizio di guardia armata.
Viene segnalata, alle
foci del Coghinas, la presenza di una «grossa feluca» napoletana, che «stava lì per
pescare». quindi la seconda presenza di «napoletani» che
risulta dalla Relazione. La prima riguardava i calderai nel Monteacuto, i quali però,
secondo il Mameli, giravano per tutta
Un'ultima
annotazione, questa volta di carattere toponomastico, che riguarda Chilivani. Era stata
avanzata l'ipotesi che detto nome sia stato attribuito alla omonima stazione ferroviaria
dall'ing. Beniamin Piercy, l'inglese costruttore dei principali tronchi ferroviari sardi,
in memoria di una amica dell'India di nome Kili-vani. Il documento fa giustizia di tale romantica ipotesi,
indicando la località di Quilifani Paule con
quelle vicine, che erano possedute dal Vescovo di Alghero: nessun dubbio quindi per
possibili omonimie, che comunque dimostrerebbero sempre l'origine sarda del nome.
Nel corso della
traduzione, pur senza particolari appesantimenti, sono state fornite numerose parole e
frasi spagnole. Lo scopo era quello di dimostrare quanto sia tributario il sardo nei
confronti dello spagnolo. Spesso noi attribuiamo a imprecisione o ignoranza alcuni termini
usati dalla popolazione anziana della Sardegna. Occorre invece essere cauti. Per esempio,
suona strano ai nostri orecchi l'aggettivo «appatentadu» (dotato di «patente»), usato
dagli anziani. Il documento ci mostra però che esso non è altro che la trasposizione,
abbastanza fedele, dello spagnolo «apatentado». Nessuna corruzione linguistica, dunque,
ma una perfetta aderenza al termine originario. Lo stesso può dirsi per altri termini e
frasi.
CHIARAMONTI. Villaggio di 1100
anime, il meglio situato di tutto il principato d'Anglona, sia per il suo particolare
sito, sia rispetto a tutto il principato, che domina, in mezzo al quale si trova, sia per
il suo clima, che non può essere migliore, sia per le sue acque abbondanti, limpide e
leggere, sia infine per i suoi territori, dei quali più che gli altri villaggi abbonda, che sono di buona qualità. Tuttavia è fra i
più sfortunati non solo dell'Anglona e di tutti gli Stati delle eccellentissime signore duchesse, ma anche di tutto
il Regno, in relazione alla molto dannosa oppressione dei banditi, che infetta e corrompe
tutta la sua popolazione, che per questo motivo è delle più indisciplinate (discolos)
della Sardegna.
L'esercizio dei
chiaramontesi da piccoli è quello di tirare al bersaglio (de tirar al blanco) e lo schioppo è il loro primo
e principale attrezzo (mueble) che perfino in
chiesa non abbandonano, con esso al lato dormono, con esso camminano anche entro casa; se
vanno a pascolare, il loro bestiame non si spaventa (no se espanta), poiché quando vede il pastore
è abituato a vedere il suo schioppo e a sentirlo frequentemente sparare (tirar);
così sono abituati, quando coltivano, i loro buoi, ai quali serve anche da incitamento e
così si direbbe della terra, dell'aria e di quanto si trova vicino ai chiaramontesi.
Le risse, i tumulti, i furti, gli omicidi non fanno impressione in quella popolazione,
già da molto tempo abituata a simili eccessi, sia di giorno che di notte.
Se vi è qualcuno in Chiaramonti, che sia uomo dabbene e tranquillo, è necessario che
viva appartato e che si lasci danneggiare per poter vivere.
L'unico particolare,
che mi abbia fatto piacere in quella popolazione, e favorevole impressione è il rispetto
e l'onorata memoria che si mantiene del buongoverno resori dal signor cavalier Borel. Questa riflessione mi conferma
maggiormente nella opinione che vi sia rimedio anche per simili popolazioni, anzi direi
che quanto si distingue nel male questa dalle altre, altrettanto è capace di distinguersi
nel bene.
Se dipendesse dalla
mia volontà, popolerei il versante destro della grande valle dell'Anglona, nelle
località molto importanti che indicherò fra poco e molto opportunamente per una tale
opera e in questo villaggio, proprio al centro, collocherei la sede della giustizia di
questo principato, assistita da un buon distaccamento di truppa.
Questo villaggio è
situato verso la parte più alta della grande valle dell'Anglona, sulla cima di una alta
collina o monte e si estende attraverso la piccola valle formata dal concorso di un'altra
collina adiacente alla prima con una pianura che si estende sopra l'uno e l'altro colle.
Il medesimo villaggio è prebenda del vescovo di Ampurias, al
quale renderà trecentottanta scudi.
La parrocchia è
grande e non brutta (fea) né in cattivo stato, situata sulla cima del colle nella
pianura, che nei tempi passati doveva essere popolata, secondo quanto indicano le
fondamenta di abitazioni, che vi sono, però è un po' isolata dal popolato, motivo per
cui una gran parte dei chiaramontesi voleva trasferire il santissimo sacramento in una
piccola chiesa intitolata alla Santa Croce, che si trova in mezzo al villaggio e danno per
giustificazione,
oltre alla fatica che
causa loro il salire alla parrocchia, il fatto che quando fà cattivo tempo
particolarmente col vento, questo è talmente impetuoso che molte volte è capitato che
sia caduto, spinto dalla sua violenza, il sacerdote che portava il santissimo viatico. Io
però, essendo la chiesa parrocchiale buona e per evitare la grande spesa della
costruzione nel realizzare un altro nuovo progetto, poiché quella di Santa Croce è molto
piccola, penserei sia meglio di porre riparo a questo inconveniente con la costruzione di
un muro di quattro o cinque piedi di altezza dalle ultime case fino alla chiesa dalla
parte di maestrale e tramontana, venti che battono colà e maggiormente sono dominanti,
poiché questa distanza non arriverà a cinquanta o sessanta passi e tuttavia in caso di
tempo di burrasca e di notte sarebbe opportuno anche custodire il santissimo sacramento
nella detta chiesa.
Vi sono un vicario e tre curati, altri quattro o cinque sacerdoti
e altrettanti tonsurati, di tutti i quali non ho motivo per dire nessun bene, anzi ve ne
sono tra loro alcuni molto affezionati ai banditi e il figlio di Juan Fais, sacerdote
giovane, anch'eglí di non molta buona condotta e giudizio.
Attorno al suo colle
vi è una certa quantità di vigne e in qualche luogo di pioppi e altri alberi fruttiferi
e i terreni sono quasi tutti molto adatti a grano e orzo e da una parte verso il Sasso possiede molte valli con acque correnti,
ove vi sono tratti adatti a prati e molto
territorio idoneo alla coltivazione, come Sas
Terras de Badde e Pedra Tuliga, ove in tempi
più tranquilli arrivava la vidazzone di Chíaramonti;
dall'altra
parte verso Nulvi fra l'antica Orria e Martis vi
è il ruscello di Martís chiamato qui ruscello di Costas
de Bidda, che bagna qualche tratto di terreno adatto a prato, particolármente dove
gli si aggiunge quello ruscello di Santa Lucia
di Ottia, ma non in quantità considerevole,
Dai confini di
Ploaghe, Ardara, Mores e Ozieri possiede il distretto della antica città vescovile di Bisarcio (Bisarchiu), costituito per lo più da
montagna con porzione della pianura del Campo di Ozieri e anche da un territorio
pianeggiante sul Monte ad Alà di Bunnanaro, coperti
da belle selve di roveri ghiandiferi con una parte della valle, che esso monte forma assieme al Monte di Leda, posseduto da Ploaghe e verso il
medesimo Campo di Ozieri; dalla parte che risulta sotto San Leonardo di Orvei Ul distretto è costituito da molte valli di
terreno di ogni qualità, vasti boschi e molte sorgenti di buona acqua, tanto che solo in
questo distretto si potrebbe mantenere una numerosa popolazione.
Volendosi stabilire
una popolazione nelle vicinanze, non mancano località di aria buona, salendo verso la
parte alta del monte vicino, sopra Puntas de Pittu oppure
più sopra fra Felicoso, Candelas e molte altre.
Le migliori in relazione all'aria sarebbero verso la cima, dove inizia la grande valle
d'Anglona, fra
ove vi sono
diverse sorgenti di acqua buona e aria perfetta, avendo verso tramontana bellissimi
territori e quelli di Orria; avendo verso
grecale e Chiaramonti diverse pianure con terreni adatti per la coltivazione e in parte a
prati con piccole sorgenti (chicas aguas) di
tanto in tanto; avendo verso levante i grandi
boschi, selve e terreni del Sasso e del Monte
di san Leonardo verso scirocco e Ozieri, SEna
de Badu Ebbas, Sa Serra Mala, dove vi è una parte adatta per prati, Sa Coa de Santa Aligarza, Furros, Sa Punta de Linnarzos
e Sa Badde Manna, dove vi è anche terreno
per prati, tutte valli con boschi di ogni specie e territori adatti alla coltivazione di
ogni specie di semente, vigne e piantagioni, qui adatti per una cosa e li per l'altra.
Dappertutto buoni pascoli e di tanto in tanto sorgenti di acque
fino a Badde Marteddina e agli altri territori
addentratí nel campo di Ozierí e verso mezzogiorno e libeccio Scala de Fustes e tutta
Da Sa Punta de su Contriu lungo le sopraddette cime
si continua sulla destra verso il Monte San Leonardo
de Orvei e un po' sulla sinistra si trovano i territori di Orria Manna e Orria Pizinna,
nei quali vi erano anticamente delle popolazioni, anzi si dice che vi
fosse una città. Vi sono alcune tracce e delle chiese e costituiscono una prebenda che è in parte del canonico penitenziere di
Castelsardo, al quale renderà sui centocinquanta scudi. Però, siccome si trovano tra
Nulvi e Chiaramonti, che diverrebbero manchevoli se si impiantassero altre popolazioni, il
tempo che mi è stato prefissato è molto scarso e per ciò è necessario lasciarli per
continuare le nostre montagne di San Leonardo e del Sasso a mezzogiorno e a levante di Chiaramonti,
fra le quali sta questo villaggio e vi sono
valli con qualche pianura e acque correnti e sorgenti perenni, che sono anche necessarie a
Chiaramontí fino alla valle di Quirraza dentro
al Sasso e avendo parte con questo anche nei
grandi boschi per la ghianda, si sostenterebbe abbondantemente Chiaramonti, anche se
venisse incrementato, come si converrebbe, di abitanti.
Si dice che in una di
queste rocce vi sia una stretta apertura, dove gettano Oeckan) i cadaveri dei poveri assaliti (salteados), per cui diviene più difficile la
prova del corpo del delitto ed è quasi dodici anni fa che per caso si venne a scoprire il
cadavere di Geronimo Polo di Ozieri, il quale trattenuto a mezz'aria da una radice di
albero si potè tirar via, poiché si faceva l'ispezione ossia visita giudíziale (la revista ò sea visita iudician.
Da questa parte del
Sasso in su, a destra, si va alla chiesa di san Leonardo de Orvei e si incontrano in mezzo dappertutto selve
di ghianda e boschi di ogni specie di alberi, dove più dove meno fitti, con qualche
intervallo di terreno adatto alla coltivazione e acque correnti (aguas vivas) e così continua proseguendo lungo le
pendici (costeras) delle montagne per un tratto
di due o tre miglia fino alla parte pertinente ai territori di Perfugas e successivamente
superata una valle si sale alla montagna chiamata
Sulla sinistra, dopo
un'altra valle, boschi e terreni, un poco verso Oloite,
vi è una buona selva chiamata Littu de Tibile e,
andando dritti in giù, Su Ferularzu, luogo
anch'esso adatto al popolamento con ottime acque e tratti di terreno per la coltivazione.
La valle di Sos Puzzos Canos, Campos de Ulimu e
a settentrione Badde Cannarza, verso la
pianura meridionale di Perfugas Sas Domigueddas, fino
a San jorge de Bangius e alla destra sopra
La montagna di Erula situata fra i confini dell'Anglona e del
Monteacuto, che se la contendono, potrebbe evitare le dispute col popolamento e con
l'assegnazione di una parte del superfluo, che hanno i tre villaggi più vicini di
Perfugas e Chiaramonti del principato di Anglona e di Tula del ducato del Monteacuto.
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Questa a mio parere è la migliore località, che
convenga popolare, di tutto il principato. Non vi sono, è vero, territori adatti a un
impianto di prati, fuorché in qualche posto di non grande estensione, però viene
compensato rispetto a tutte le altre comodità e circostanze riguardanti tutti i luoghi
spopolati degli Stati delle eccellentissime signore duchesse, per il fatto che è uno di
quelli meglio disposti e più favorevoli. L'aria si respira purissima, le acque non
mancano e della migliore qualità, la pietra, la legna e le selve sono molto abbondanti i
territori più che sufficienti, adatti rispettivamente a qualunque piantagione e
coltivazione senza causare nessun danno alle popolazioni vicine e infine un popolamento
servirebbe qui di ostacolo e freno ai malviventi e romperebbe la tanto dannosa solitudine
di questi monti tanto estesi, che non molto lontano da qui comunicano, attraverso il Río
Mannu (rio grande), con quelli tanto famosi per
gli attacchi portati a numerose bande di banditi chiamati Monte Bianco, Cucurenza e Monte Cucuru de Aggius nella Gallura verso grecale.
Oltre ai sopraddetti monti, dalla parte di
Perfugas e Chiaramontí si incontra sulla destra verso mezzogiorno la valle e Littu (cioé «Selva») di Bortigiadas, di li Quent'anzones, territorio adatto alla coltivazione
e a prato, Sa Mandra de sEbba da una parte, si
prosegue a Su Littu de su Balerianu, poi ancora.
più in alto Sa Ruginosa, ove vi sono
all'intorno tre sorgenti con ocra rossa (almagre), delle
quali ho parlato a proposito di Bangius, e di
lì si prosegue a Sa Serra de Bolanga e come gli altri Olonda e Bolonda,
che io credo sia il nome corrotto di Serra
longa,è un dorso di monte molto grande, con terreno
pulito e adatto al pascolo soprattutto nei tempi caldi e in parte a orzo, sopra Tula,
menzionato nel Monteacuto.
Andando da Pischinas Nieddas avendo giù sulla mano destra una
bella valle chiamata Sinnidorzu,
dalla quale si
comincia a scendere verso il campo di Ozieri, a ponente di Tula termina l'estremità
orientale di detta Serra con il Monte de Saitta, che
ha della pianura sopra che è anche pulita e molto adatta al pascolo estivo e che fa parte
della porzione di territorio di Silvas de intro, boschi
e terreni della parte1 destra, prendendo per il
popolato di Erula la sinistra con le falde
ugualmente adornate da frequenti valli popolate da una grande selva di ghianda e boschí
di ogni specie di alberi, non mancando neppure ginepri (enebros) per le costruzioni e gli olivi selvatici
per essere innestati, che vanno a terminare nel Rio Mannu (rio grande), da dove procede chiuso fra le alte
montagne fino a Serra de Ozastros, che fa un
angolo opposto a quello di Piretu dall'altra
parte del fiume con il distretto di Oschiri, con altre (montagne) fino a Littu Angionesu, in territorio dell'Ariglona,
avendo sempre di fronte le montagne di Tempio e Bortigiadas. Da Erula prendendo il distretto dell'Anglona verso grecale si
trova Sa Serra de su
Puleu e verso il Rio Mannu (rio
grande) da questa parte quella della Sia e Littu Angionesu, Sa Punta de sa Quesa, Su Fenuaorzu,
Bilianu Mura, Sos Centàros, Sa Enistra e Sa Scala de su Corru, di ri in alto sopra Badde Saligue si prosegue alla
valle di Cabu Abbas, Sa Serra de Casteddu Pedresu e
poi Littu Erede, bellissima selva, e scendendo
all'altra parte Badde Pulicosa e Sa Contra Serra, costeggiata dal Rio Mannu (rio grande) che scorre in giro sulla sinistra
fino a Sa Scafa, guado sulla strada da Tempio
per l'Anglona e Sassari, dove si guada questo fiume.
Dall'anzidetto guado
inizia il territorio che si pretende usurpato dal signor marchese di Villamarina volgendo
a Su Saltareddu fino alla pianura orientale di
Perfugas, alla cui sinistra verso Erula vi sono le
valli di FrasigòIú e di Cannarza, sopra richiamata.
Da Bisarcio (Bisarcbu) e Alà de Bunnannaro fino alle vicinanze della chiesa
di San Leonardo de Orvei e Quirrarza o Oloite, pascolano pastori anglonesi,
di lì fino ai confini della Gallura per lo più sono pastori galluresí; del tutto come
in Monteacuto vivono nei detti territori con le loro famiglie e tutti i galluresi erano
ugualmente disposti nello stesso modo del quale parlai nel capitolo di [3131 Silvas de intro. Anche qui feci agli stessi la
proposta di popolare Erula, che non
disdegnarono.
(la
relazione è pubblicata solo parzialmente, le foto sono messe a corredo
dell'articolo in ordine casuale e non si riferiscono ai luogi e alle persone citate. (
foto originali e di archivio M. Unali)