ITALO BUSSA

LA RELAZIONE DI VINCENZO MAMELI DE OLMEDILLA SUGLI STATI DI OLIVA (1769): IL PRINCIPATO DI ANGLONA

E LA CONTEA DI OSILO E COGHINAS * 

 

della Relazione di Vincenzo Mameli de Olmedilla sugli Stati di Oliva, cioè i feudi sardi legati alla titolarità della contea spagnola di Oliva. La Relazione è tradotta dallo spagnolo. Il frontespizio reca la data del 1769, ma in realtà essa è stata scritta nel-1768. Suominicostarmi.jpg (16385 byte)i tratta non di una ma di due relazioni, come era stato rilevato fin dall'inizio. La parte generale, quindi, costituisce un documento a sè stante, anche se il frontespizio indica come unico autore il Mameli. Tale parte è formata da un questionario, compilato, su richiesta del Ministro Bogino, dall'Intendente Generale di Sardegna, che in quel periodo era l'avv. don Felice Cassiano Vacha.* Il documento originale sta in Archivo Historico Nacional, Madrid - Fondo Osuna, legajo 640, n. 5. 

Il problema più importante che emerge dalla Relazione, per la parte riguardante l'Anglona e Osilo, è quello della criminalità. Vi è un'eco delle faide che avevano insanguinato l'Anglona fino a pochi anni prima e che avevano provocato effetti disastrosi sulla situazione economico-sociale e sullo stesso sviluppo demografico. Proprio per effetto della cessazione delle lotte intestine la popolazione dell'Anglona appare, secondo il Mameli, in leggera ripresa. 

La presenza di bande di malviventi è attestata nel famoso Sasso di Chiaramonti, uno dei rifugi storici dei banditi del Capo di Sassari e base di partenza, d'altra parte, per gli espatri clandestini in Corsica dei ricercati. Un intero paese, Sedini, ci viene descritto in balia dei malviventi, non locali, ma galluresi, di Aggius. Essi hanno compiuto una strage dei loro avversari, cioè dei potenziali oppositori, e si sono impossessati dei loro beni. Gli abitanti di Sedini d'altra parte, ci vengono descritti come basisti degli abigeatari galluresi, soprattutto di Aggius. La presenza dei malviventi di quest'ultimo paese è segnalata anche sugli isolotti situati alle foci del Coghinas, dove occultano la refurtiva (bestiame e altro). 

Gravissima appare la situazione dell'ordine pubblico a Chiaramonti, in cui è presente una diffusa criminalità. Le risse, i tumulti, i furti e gli omicidi, che avvengono sia di giorno che di notte, dice il Mameli, non impressionano i Chiaramontesi. La Giustizia non è temuta né rispettata e il bandito juan Fais detta legge dal Sasso a tutta Chiaramonti.Sono infine attestate connivenze dei banditi con religiosi e addirittura col Delegato di giustizia. Notevolmente carente, anche in AngIona, come nel Marghine e nel Monteacuto, è l'amministrazione della giustizia.

Accuse particolarmente gravi vengono rivolte al Delegato di giustizia, cioè al vertice dell'apparato giudiziario del Principato. Egli impone regalie ai Capitani dei Barracelli,ai Maggiori di giutizia e ai pastori; sfrutta prestazioni gratuite per la lavorazione dei suoi terreni e il trasporto dei suoi prodotti; si fa accompagnare, per esibizionismo, da una numerosa scorta; è assente gran parte dell'anno poiché se ne va a Sassari dai suoi «protectores» oppure a feste, cacce e altri svaghi; è fazioso e opprime chi non gli ubbidisce; compie frodi, protegge ladri e banditi; ha rapporti col bandito Juan Fais. nonno-veronica.jpg (10348 byte)

Se questo è il comportamento del magistrato principale, è facile immaginare quello dei giudici locali, cioè i Ministri di giustizia. Riguardo a questi ultimi, il Mameli, dando prova di buon senso, dice che sono scusabili se agiscono con prudenza verso i banditi e i malviventi, poiché altrimenti ne sarebbero le vittime; è tuttavia scandaloso, aggiunge però, che si sia conniventi con essi e che li si aiuti. 

Per quanto riguarda l'agricoltura, il Mameli, con notevole competenza tecnica, mette in luce le difficoltà di coltivazione che si presentano sui terreni «fertili e profondi» dell'AngIona, di natura evidentemente argillosa e richiedenti quindi un maggior lavoro durante l'aratura per essere sminuzzati. L'errore nel quale il contadino facilmente cade è quello di trattare la terra quando è imbevuta d'acqua: ciò provoca una successiva azione di ricompattamento, con ostacoli gravi per la semina e per la germogliatura. Si cerca di porre rimedio a queste perdite e fallanze con una abbondante distribuzione di semente. Ma il rimedio è in definitiva peggiore del male poiché, nel caso di annata propizia, il grano non matura perfettamente, dato che la terra non ha «sufficiente sostanza» per alimentarlo; nel caso invece di annata piovosa l'acqua lo colpisce con l'asfissia e nascono molte erbe cattive che lo soffocano.aratro-legno.jpg (4711 byte) 

Altri inconvenienti derivano dall'uso di aratri molto pesanti e malfatti: è chiaro che la pesantezza serve per incidere su terreni compatti. Ora però i buoi trovano grandi difficoltà a tirare l'aratro, per cui viene molto ridotta la lunghezza dei solchi, con grande perdita di tempo per l'eccessivo numero delle girate. Un altro errore consiste nel fatto che i solchi vengono fatti a distanza e quindi fra l'uno e l'altro si creano delle zolle praticamente inutilizzabili e che provocano difficoltà alla seconda aratura (da fare al momento della semina) e inoltre consentono una vegetazione dell'erba assai dannosa allo sviluppo del seminato. Infine ci si serve degli stessi aratri anche per seminare; ma essendo i solchi profondi, a causa della pesantezza dell'aratro, molta semente va perduta. Né i seminati vengono ripuliti dalle erbacce. 

Questa «maniera particolare di coltivare in Anglona», era, come dice il Mamelì, diffusa in tutto il Regno. Ci si rende quindi conto, abbastanza facilmente, come l'esistenza di una cultura contadina primordiale fosse una delle cause principali della arretratezza tecnica, e di conseguenza economica, della Sardegna. 

Anche in Anglona e ad Osilo, come già si era visto nel Marghine e nel Monteacuto, abbastanza avanzato appare il fenomeno delle chiusure delle tanche. Per Osilo è detto espressamente che «si van chiudendo ogni giorno» e che occupano la maggior parte del territorio. Naturalmente le tanche hanno un uso, almeno nell'epoca della quale ci stiamo occupando, limitato all'allevamento del bestiame.Appare pertanto opportuno rilevare che il fenomeno delle chiusure, peraltro comune a tutta l'Europa, non solo è di gran lunga anteriore al famoso Editto delle chiudende del 6 ottobre 1820, ma si realizza in modo del tutto spontaneo, cioè al di fuori di sollecitazioni del potere pubblico statale. mameli1769chiudende.jpg (61790 byte)

Dunque le chiusure delle superfici non piccole, come nel caso in esame, appaiono utilizzate per l'allevamento del bestiame invece che per l'agricoltura. Tale fatto ha suscitato molte sorprese nei riformatori dei secoli scorsi e continua stranamente a suscitarne negli storici di oggi. Occorre invece rendersi conto che le chiusure, cioè le recinzioni, ieri come oggi, sono estremamente utili per l'allevamento, sotto l'aspetto riproduttivo, del pascolamento e della riduzione dei costi di lavoro. Nei secoli scorsi, inoltre, erano un mezzo indispensabile per sfuggire all'anarchia del pascolo collettivo. Le tanche Prefigurano quindi la creazione di una azienda zootecnica, sia pure rudimentale.

Uguali esigenze non potevano invece essere espresse dall'agricoltura, o, per meglio dire, dalla ceralicoltura, poiché viticoltura e colture ortofrutticole sono state da secoli accompagnate, in Sardegna, dalle recinzioni. Sta di fatto che la cerealicoltura non ha tecnicamente necessità alcuna di chiusure, nel senso che queste ultime non ne influenzano per nulla la produzione. D'altra parte, l'organizzazione economica territoriale, concentrando nelle vidazzoni tutti i seminati, offriva già un minimo di garanzia. E poi tutte le norme penali e civili proteggevano solo ed esclusivamente l'agricoltura. L'allevatore, il pastore non avevano scampo: multe, talvolta pene detentive, risarcimento di danni costituivano le loro forche caudine. In questa situazione non si capisce quale interesse concreto potesse avere un agricoltore a effettuare costose recinzioni su terreni, per lo più di dimensioni molto limitate, da destinare alla cerealicoltura. 

Un ultimo discorso che occorre fare riguardo alle chiusure è quello della legittimità. Si può senz'altro affermare che solo in minima parte le chiusure sono state frutto di usurpazione di terreni altrui, praticamente pubblici. Certamente l'usurpazione dà nell'occhio più della recinzione legittima: ma un fenomeno ampio e secolare come quello delle chiusure non può essere trattato con dissertazioni basate esclusivamente sulle particolari e oggettivamente limitate vicende delle usurpazioni. 

         Circa i problemi agricoli delle due regioni storiche in argomento occorre rilevare che nella Relazione del Mameli appare assumere una importanza molto limitata,rispetto al Monteacuto, il fenomeno della residenza dei pastori nelle campagne con le proprie famiglie. Tale residenza viene segnalata solo in territorio di Cbiaramonti per una cinquantina di famiglie, in parte anglonesi e in parte galluresi, che vivono in modo identico a quello descritto per il Monteacuto. 

Altre due cause, che secondo il Mameli, influiscono sulla crisi dell'agricoltura sono date da una parte dalla mancanza di tranquillità generata dalla presenza di banditi e malviventi e dall'altra da una trasformazione, che riteniamo però molto limitata, del contratto di colonia parziaria in affitto. La differenza è sensibile. Col primo contratto, il concedente, oltre al terreno, conferisce di solito mezzi tecnici (la semente) e capitale di dotazione (buoi e aratro); inoltre segue il processo produttivo. Con l'affitto, il concedente dà il terreno e ne ritrae un quantitativo fisso di prodotto, senza fornire apporti di alcun genere; il processo produttivo è dunque affidato a «poveri coltivatori, che non hanno forze», cioè mezzi, e che dimostrano «ignoranza nell'arte».  

Fra le altre cose ricordiamo anzitutto la simbiosi dei Chiaramontesi col fucile.mameli1769cacciatrice.jpg (24768 byte) Lo schioppo, dice il Mameli, è «il loro primo e principale» bene. Con esso vanno in chiesa, in casa, in campagna e perfino a letto. I buoi, la terra, l'aria e tutto ciò che sta vicino ai Chiaramontesi hanno fatto l'abitudine a vedere il loro fucile e a sentirli sparare. Fin da piccoli essi si esercitano a «tirare al bersaglio».Gli abitanti di Sedini, invece, sono colti nella loro pigrizia mediterranea, poiché, «uomini e donne», «amano prendere il sole  anche nei giorni lavorativi seduti sui gradini delle loro porte». Caccia_22-12.4k.jpg (12738 byte)

Qualche traccia di folklore religioso a Osilo, dove gli abitanti sono obbligati ad accompagnare a cavallo il Podestà e «lo stendardo» alle feste di San Marco e di Santa Maria di Tergu. In quest'ultima chiesa devono prestare anche il servizio di guardia armata. 

Viene segnalata, alle foci del Coghinas, la presenza di una «grossa feluca» napoletana, che «stava lì per pescare». quindi la seconda presenza di «napoletani» che risulta dalla Relazione. La prima riguardava i calderai nel Monteacuto, i quali però, secondo il Mameli, giravano per tutta la Sardegna. Alle foci del Coghinas affluivano anche imbarcazioni per «commerciare formaggi e refurtiva», oltre che per pescare. Non è difficile immaginare che i napoletani, oltre la pesca, esercitassero anche il commercio sopra indicato. 

Un'ultima annotazione, questa volta di carattere toponomastico, che riguarda Chilivani. Era stata avanzata l'ipotesi che detto nome sia stato attribuito alla omonima stazione ferroviaria dall'ing. Beniamin Piercy, l'inglese costruttore dei principali tronchi ferroviari sardi, in memoria di una amica dell'India di nome Kili-vani. Il documento fa giustizia di tale romantica ipotesi, indicando la località di Quilifani Paule con quelle vicine, che erano possedute dal Vescovo di Alghero: nessun dubbio quindi per possibili omonimie, che comunque dimostrerebbero sempre l'origine sarda del nome. 

La Relazione offre anche uno spiraglio - desunto dai documenti mostrati al Mameli a Osilo - sui rapporti tra feudatari e vassallì. Ricordiamo che documenti analoghi, ma meno significativi, erano stati indicati dal Mameli per Macomer, Mulargia e Pattada. Comunemente si crede che detti rapporti fossero basati pressoché esclusivamente sul potere di imposizione del feudatatio. La documentazione offerta mostra invece, accanto ad atti di concessione di sgravi o di privilegi, rientranti però anch'essi nel potere impositivo, anche l'esistenza di un regime contrattuale, con obbligazioni reciproche, per cui il  feudatario ottiene determinate prestazioni in cambio di rinunce o di concessioni. Il fatto che tali patti vengano rinnovati a distanza di decenni, con un successore del feudatatio, come appunto accade a Osilo, dimostra la possibilità della loro rinegoziazione.    Il Mameli registra, anche per l'AngIona e la Contea di Osilo, delle usurpazioni di territori, alcune di piccola, altre di grande estensione, come Monte Ledda, Riu Trottu e Monte Tudurighe, in agro di Osilo. Per la verità non appare chiaro se si tratti, in tutti i casi, di usurpazioni vere e proprie a danno degli Stati di Oliva. D'altra parte il Mameli raccoglieva solo le lamentele dei vassalli di questi Stati. Ora, mentre appare del tutto plausibile che, in assenza di catasti, di documenti e di registrazioni, piccole superfici, anche per svariate decine di ettari, possano essere state usurpate, sembra più difficile che intere montagne possano essere, in modo clandestino o violento, passate di mano, soprattutto in villaggi, come quello di Osilo, non solo costituiti in feudo autonomo, ma dotati anche di numerosa popolazione. 

Nel corso della traduzione, pur senza particolari appesantimenti, sono state fornite numerose parole e frasi spagnole. Lo scopo era quello di dimostrare quanto sia tributario il sardo nei confronti dello spagnolo. Spesso noi attribuiamo a imprecisione o ignoranza alcuni termini usati dalla popolazione anziana della Sardegna. Occorre invece essere cauti. Per esempio, suona strano ai nostri orecchi l'aggettivo «appatentadu» (dotato di «patente»), usato dagli anziani. Il documento ci mostra però che esso non è altro che la trasposizione, abbastanza fedele, dello spagnolo «apatentado». Nessuna corruzione linguistica, dunque, ma una perfetta aderenza al termine originario. Lo stesso può dirsi per altri termini e frasi. 

 

CHIARAMONTI. Villaggio di 1100 anime, il meglio situato di tutto il principato d'Anglona, sia per il suo particolare sito, sia rispetto a tutto il principato, che domina, in mezzo al quale si trova, sia per il suo clima, che non può essere migliore, sia per le sue acque abbondanti, limpide e leggere, sia infine per i suoi territori, dei quali più che gli altri villaggi abbonda, che sono di buona qualità. Tuttavia è fra i più sfortunati non solo dell'Anglona e di tutti gli Stati delle  eccellentissime signore duchesse, ma anche di tutto il Regno, in relazione alla molto dannosa oppressione dei banditi, che infetta e corrompe tutta la sua popolazione, che per questo motivo è delle più indisciplinate (discolos) della Sardegna. chiarvecchionuovo.jpg (24164 byte)

L'esercizio dei chiaramontesi da piccoli è quello di tirare al bersaglio (de tirar al blanco) e lo schioppo è il loro primo e principale attrezzo (mueble) che perfino in chiesa non abbandonano, con esso al lato dormono, con esso camminano anche entro casa; se vanno a pascolare, il loro bestiame non si spaventa (no se espanta), poiché quando vede il pastore è abituato a vedere il suo schioppo e a sentirlo frequentemente sparare (tirar); così sono abituati, quando coltivano, i loro buoi, ai quali serve anche da incitamento e così si direbbe della terra, dell'aria e di quanto si trova vicino ai chiaramontesi.
Le risse, i tumulti, i furti, gli omicidi non fanno impressione in quella popolazione, già da molto tempo abituata a simili eccessi, sia di giorno che di notte.
Se vi è qualcuno in Chiaramonti, che sia uomo dabbene e tranquillo, è necessario che viva appartato e che si lasci danneggiare per poter vivere.La giustizia non è temuta né rispettata e chi comanda sono i più scellerati: Juan Fais fino al Sasso detta legge a tutta Chiaramonti.
 

L'unico particolare, che mi abbia fatto piacere in quella popolazione, e favorevole impressione è il rispetto e l'onorata memoria che si mantiene del buongoverno resori dal signor  cavalier Borel. Questa riflessione mi conferma maggiormente nella opinione che vi sia rimedio anche per simili popolazioni, anzi direi che quanto si distingue nel male questa dalle altre, altrettanto è capace di distinguersi nel bene. 

Se dipendesse dalla mia volontà, popolerei il versante destro della grande valle dell'Anglona, nelle località molto importanti che indicherò fra poco e molto opportunamente per una tale opera e in questo villaggio, proprio al centro, collocherei la sede della giustizia di questo principato, assistita da un buon distaccamento di truppa. 

Questo villaggio è situato verso la parte più alta della grande valle dell'Anglona, sulla cima di una alta collina o monte e si estende attraverso la piccola valle formata dal concorso di un'altra collina adiacente alla prima con una pianura che si estende sopra l'uno e l'altro colle. 

Il medesimo villaggio è prebenda del vescovo di Ampurias, al quale renderà trecentottanta scudi. 

La parrocchia è grande e non brutta (fea) né in cattivo stato, situata sulla cima del colle nella pianura, che nei tempi passati doveva essere popolata, secondo quanto indicano le fondamenta di abitazioni, che vi sono, però è un po' isolata dal popolato, motivo per cui una gran parte dei chiaramontesi voleva trasferire il santissimo sacramento in una piccola chiesa intitolata alla Santa Croce, che si trova in mezzo al villaggio e danno per giustificazione,  mameli1769vechsmat.jpg (9537 byte)oltre alla fatica che causa loro il salire alla parrocchia, il fatto che quando fà cattivo tempo particolarmente col vento, questo è talmente impetuoso che molte volte è capitato che sia caduto, spinto dalla sua violenza, il sacerdote che portava il santissimo viatico. Io però, essendo la chiesa parrocchiale buona e per evitare la grande spesa della costruzione nel realizzare un altro nuovo progetto, poiché quella di Santa Croce è molto piccola, penserei sia meglio di porre riparo a questo inconveniente con la costruzione di un muro di quattro o cinque piedi di altezza dalle ultime case fino alla chiesa dalla parte di maestrale e tramontana, venti che battono colà e maggiormente sono dominanti, poiché questa distanza non arriverà a cinquanta o sessanta passi e tuttavia in caso di tempo di burrasca e di notte sarebbe opportuno anche custodire il santissimo sacramento nella detta chiesa.processione.jpg (13251 byte)Vi sono un vicario e tre curati, altri quattro o cinque sacerdoti e altrettanti tonsurati, di tutti i quali non ho motivo per dire nessun bene, anzi ve ne sono tra loro alcuni molto affezionati ai banditi e il figlio di Juan Fais, sacerdote giovane, anch'eglí di non molta buona condotta e giudizio.Sull'altra cima del monte, un poco più distante dal popolato, vi è un convento di Carmelitaní (Carmelitas) con una chiesa mediocre e con abitazione e nove o dieci religiosi, dei quali tre o quattro sacerdoti, dei quali si dice che si comportino bene. Possiede questo convento più di tremila scudi fra mobili e immobili e percepiranno di rendita in tutto all'incirca mille lire sarde per anno.Vi è una Casa dei Gesuiti di Ozieri, i quali possiedono più di diecimila lire di beni, ad essi lasciati dalla oggi defunta donna Lucia Satta per il nuovo collegio di Ozieri.Vi è un cavaliere nobile tempiese, don Bernardíno Pes Sardo, il quale da tre o quattro anni a questa parte si è ritirato a Tempío e adesso risiede qui il figlio.Otto famiglie di cavalieri di spada tutti della stirpe dei Satta, molto poveri, e alcuni di essi vivono poco onoratamente e sono molto amici dei bandíti.Vi sono sei luogotenenti di salto.Due compagnie miliziane, una di cavalleria e l'altra di fanteria.Un sindaco, che si trova nella stessa situazione di quello di Martis.Vi sono centosedici aratri, che pagano il diritto non di un rasiere di grano, come negli altri villaggi, ma sei reali in denaro, sebbene vi siano molti gioghi da lavoro, come ho notato in altra località.

Attorno al suo colle vi è una certa quantità di vigne e in qualche luogo di pioppi e altri alberi fruttiferi e i terreni sono quasi tutti molto adatti a grano e orzo e da una parte verso il Sasso possiede molte valli con acque correnti, ove vi sono tratti adatti a prati e molto territorio idoneo alla coltivazione, come Sas Terras de Badde e Pedra Tuliga, ove in tempi più tranquilli arrivava la vidazzone di Chíaramonti; mameli1769giaga.jpg (22738 byte)dall'altra parte verso Nulvi fra l'antica Orria e Martis vi è il ruscello di Martís chiamato qui ruscello di Costas de Bidda, che bagna qualche tratto di terreno adatto a prato, particolármente dove gli si aggiunge quello ruscello di Santa Lucia di Ottia, ma non in quantità considerevole,L'estensione dei suoi territori, quasi tutta montagna, non avrà un perimetro inferiore a 30 miglia, ne avrà più di 13 di lunghezza dai confini di Ardara e Mores a ponente fino a quelli di Perfugas a grecale e avrà  quasi quattro miglia nella sua maggiore larghezza. 

Dai confini di Ploaghe, Ardara, Mores e Ozieri possiede il distretto della antica città vescovile di Bisarcio (Bisarchiu), costituito per lo più da montagna con porzione della pianura del Campo di Ozieri e anche da un territorio pianeggiante sul Monte ad Alà di Bunnanaro, coperti da belle selve di roveri ghiandiferi con una parte della valle, che esso monte forma assieme al Monte di Leda, posseduto da Ploaghe e verso il medesimo Campo di Ozieri; dalla parte che risulta sotto San Leonardo di Orvei Ul distretto è costituito da molte valli di terreno di ogni qualità, vasti boschi e molte sorgenti di buona acqua, tanto che solo in questo distretto si potrebbe mantenere una numerosa popolazione. Tutto il distretto dipende dal lato spirituale dal vescovo di Alghero, che percepisce le decime ecclesiastiche e oltre a ciò percepirà di affitto quasi altrí sessanta scudi da alcuni territori privati del medesimo distretto denominati uno Baratu, nei confini di Ardara e Mores a causa della promiscuità, Candelas e Pubureddu, dopo Quilifani Paule, Alà de Bunnannaro, già menzionato, ed Eligia, nei quali oltre alle sopraddette decime si paga al vescovo una pecorella (ovejecilla) di sei mesi per ogni gregge di pecore, però in Eligia si paga una pecora col suo agnello da latte (una oveja con su cria), per i porci uno grande o due piccoli e per le vacche quello che può darsi (praticarse). 

Volendosi stabilire una popolazione nelle vicinanze, non mancano località di aria buona, salendo verso la parte alta del monte vicino, sopra Puntas de Pittu oppure più sopra fra Felicoso, Candelas e molte altre. Le migliori in relazione all'aria sarebbero verso la cima, dove inizia la grande valle d'Anglona, fra la Serra di Ploaghe e la Punta de su Contriu, e anche migliore fra Monte alto e Scala de Lampadas, mameli1769funtana-pudida.jpg (40571 byte)ove vi sono diverse sorgenti di acqua buona e aria perfetta, avendo verso tramontana bellissimi territori e quelli di Orria; avendo verso grecale e Chiaramonti diverse pianure con terreni adatti per la coltivazione e in parte a prati con piccole sorgenti (chicas aguas) di tanto in tanto; avendo verso levante i grandi boschi, selve e terreni del Sasso e del Monte di san Leonardo verso scirocco e Ozieri, S’Ena de Badu Ebbas, Sa Serra Mala, dove vi è una parte adatta per prati, Sa Coa de Santa Aligarza, Furros, Sa Punta de Linnarzos e Sa Badde Manna, dove vi è anche terreno per prati, tutte valli con boschi di ogni specie e territori adatti alla coltivazione di ogni specie di semente, vigne e piantagioni, qui adatti per una cosa e li per l'altra.mameli1769palacovatza.jpg (17094 byte) Dappertutto buoni pascoli e di tanto in tanto sorgenti di acque fino a Badde Marteddina e agli altri territori addentratí nel campo di Ozierí e verso mezzogiorno e libeccio Scala de Fustes e tutta la Costera del Monte, che scende al luogo del villaggio spopolato di Bisarcio, con i terreni che si estendono verso Ardara e Mores.Assai vero che, posta sulle anzidette cime la nuova popolazione, questa si troverebbe distante di 4 o 5 miglia dal Campo di Ozíeri, dove potrebbero esistere i migliori e più fertili (más abundantes) impianti di prati. 

Da Sa Punta de su Contriu lungo le sopraddette cime si continua sulla destra verso il Monte San Leonardo de Orvei e un po' sulla sinistra si trovano i territori di Orria Manna e Orria Pizinna,mameli1769smariamad.jpg (31153 byte) nei quali vi erano anticamente delle popolazioni, anzi si dice che vi fosse una città. Vi sono alcune tracce e delle chiese e costituiscono una prebenda che è in parte del canonico penitenziere di Castelsardo, al quale renderà sui centocinquanta scudi. Però, siccome si trovano tra Nulvi e Chiaramonti, che diverrebbero manchevoli se si impiantassero altre popolazioni, il tempo che mi è stato prefissato è molto scarso e per ciò è necessario lasciarli per continuare le nostre montagne di San Leonardo e del Sasso a mezzogiorno e a levante di Chiaramonti, fra le quali sta questo villaggio e vi sono valli con qualche pianura e acque correnti e sorgenti perenni, che sono anche necessarie a Chiaramontí fino alla valle di Quirraza dentro al Sasso e avendo parte con questo anche nei grandi boschi per la ghianda, si sostenterebbe abbondantemente Chiaramonti, anche se venisse incrementato, come si converrebbe, di abitanti.Da Quirraza, seguendo i lati della montagna, si incontra la valle di Oloite, il più aspro rifugio dei banditi e qui vicino Juan Fais tiene la sua mandria con bestiame vaccino.Questa valle di Oloite è stretta e oscura, molto aspra e dirupata (muy escabroso y despeiíádo), folta di alberi, che non lasciano vedere i precipizi. In mezzo alle alte rocce, anch'esse nascoste dal grosso e fitto bosco ve n'è una chiamata il Castello (el Castillo), che domina l'imbocco della valle dalla parte superiore, così ugualmente chiusa da alberi fitti, che io ho solamente osservato da lontano e da questa strada e da quella di Perfugas, poiché la prudenza mi dettava di non addentrarmi di più, essendomi esposto più che eccessivamente. 

Si dice che in una di queste rocce vi sia una stretta apertura, dove gettano Oeckan) i cadaveri dei poveri assaliti (salteados), per cui diviene più difficile la prova del corpo del delitto ed è quasi dodici anni fa che per caso si venne a scoprire il cadavere di Geronimo Polo di Ozieri, il quale trattenuto a mezz'aria da una radice di albero si potè tirar via, poiché si faceva l'ispezione ossia visita giudíziale (la revista ò sea visita iudician.mameli1769rocrioloitti.jpg (31312 byte)

Da questa parte del Sasso in su, a destra, si va alla chiesa di san Leonardo de Orvei e si incontrano in mezzo dappertutto selve di ghianda e boschi di ogni specie di alberi, dove più dove meno fitti, con qualche intervallo di terreno adatto alla coltivazione e acque correnti (aguas vivas) e così continua proseguendo lungo le pendici (costeras) delle montagne per un tratto di due o tre miglia fino alla parte pertinente ai territori di Perfugas e successivamente superata una valle si sale alla montagna chiamata La Mela, sulla cui cima vi è una sorgente di acqua non molto buona, dalla quale prende il nome. Non molto distante però, ve n'è un'altra migliore: questo luogo sarebbe opportuno per l'ínsediamento di una popolazione, poiché l'aria è buona, vi è molto terreno adatto alla coltivazione e vi sono tutte le altre comodità, che lascio di riferire, poiché troveremo un altro posto molto migliore. 

Sulla sinistra, dopo un'altra valle, boschi e terreni, un poco verso Oloite, vi è una buona selva chiamata Littu de Tibile e, andando dritti in giù, Su Ferularzu, luogo anch'esso adatto al popolamento con ottime acque e tratti di terreno per la coltivazione. La valle di Sos Puzzos Canos, Campos de Ulimu e a settentrione Badde Cannarza, verso la pianura meridionale di Perfugas Sas Domigueddas, fino a San jorge de Bangius e alla destra sopra La Mela, superata anche un'altra valle, si sale a Erula. 

La montagna di Erula situata fra i confini dell'Anglona e del Monteacuto, che se la contendono, potrebbe evitare le dispute col popolamento e con l'assegnazione di una parte del superfluo, che hanno i tre villaggi più vicini di Perfugas e Chiaramonti del principato di Anglona e di Tula del ducato del Monteacuto. 

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 Questa a mio parere è la migliore località, che convenga popolare, di tutto il principato. Non vi sono, è vero, territori adatti a un impianto di prati, fuorché in qualche posto di non grande estensione, però viene compensato rispetto a tutte le altre comodità e circostanze riguardanti tutti i luoghi spopolati degli Stati delle eccellentissime signore duchesse, per il fatto che è uno di quelli meglio disposti e più favorevoli. L'aria si respira purissima, le acque non mancano e della migliore qualità, la pietra, la legna e le selve sono molto abbondanti i territori più che sufficienti, adatti rispettivamente a qualunque piantagione e coltivazione senza causare nessun danno alle popolazioni vicine e infine un popolamento servirebbe qui di ostacolo e freno ai malviventi e romperebbe la tanto dannosa solitudine di questi monti tanto estesi, che non molto lontano da qui comunicano, attraverso il Río Mannu (rio grande), con quelli tanto famosi per gli attacchi portati a numerose bande di banditi chiamati Monte Bianco, Cucurenza e Monte Cucuru de Aggius nella Gallura verso grecale. Oltre ai sopraddetti monti, dalla parte di Perfugas e Chiaramontí si incontra sulla destra verso mezzogiorno la valle e Littu (cioé «Selva») di Bortigiadas, di li Quent'anzones, territorio adatto alla coltivazione e a prato, Sa Mandra de sEbba da una parte, si prosegue a Su Littu de su Balerianu, poi ancora. più in alto Sa Ruginosa, ove vi sono all'intorno tre sorgenti con ocra rossa (almagre), delle quali ho parlato a proposito di Bangius, e di lì si prosegue a Sa Serra de Bolanga e come gli altri Olonda e Bolonda, che io credo sia il nome corrotto di Serra longa,è un dorso di monte molto grande, con terreno pulito e adatto al pascolo soprattutto nei tempi caldi e in parte a orzo, sopra Tula, menzionato nel Monteacuto. mameli1769gregge2.jpg (31154 byte)Andando da Pischinas Nieddas avendo giù sulla mano destra una bella valle chiamata Sinnidorzu,mameli1769sinnadorzu.jpg (29764 byte) dalla quale si comincia a scendere verso il campo di Ozieri, a ponente di Tula termina l'estremità orientale di detta Serra con il Monte de Saitta, che ha della pianura sopra che è anche pulita e molto adatta al pascolo estivo e che fa parte della porzione di territorio di Silvas de intro, boschi e terreni della parte1 destra, prendendo per il popolato di Erula la sinistra con le falde ugualmente adornate da frequenti valli popolate da una grande selva di ghianda e boschí di ogni specie di alberi, non mancando neppure ginepri (enebros) per le costruzioni e gli olivi selvatici per essere innestati, che vanno a terminare nel Rio Mannu (rio grande), da dove procede chiuso fra le alte montagne fino a Serra de Ozastros, che fa un angolo opposto a quello di Piretu dall'altra parte del fiume con il distretto di Oschiri, con altre (montagne) fino a Littu Angionesu, in territorio dell'Ariglona, avendo sempre di fronte le montagne di Tempio e Bortigiadas. Da Erula prendendo il distretto dell'Anglona verso grecale si trova Sa Serra de su   Puleu e verso il Rio Mannu (rio grande) da questa parte quella della Sia e Littu Angionesu, Sa Punta de sa Quesa, Su Fenuaorzu, Bilianu Mura, Sos Centàros, Sa Enistra e Sa Scala de su Corru, di ri in alto sopra Badde Saligue si prosegue alla valle di Cabu Abbas, Sa Serra de Casteddu Pedresu e poi Littu Erede, bellissima selva, e scendendo all'altra parte Badde Pulicosa e Sa Contra Serra, costeggiata dal Rio Mannu (rio grande) che scorre in giro sulla sinistra fino a Sa Scafa, guado sulla strada da Tempio per l'Anglona e Sassari, dove si guada questo fiume. 

Dall'anzidetto guado inizia il territorio che si pretende usurpato dal signor marchese di Villamarina volgendo a Su Saltareddu fino alla pianura orientale di Perfugas, alla cui sinistra verso Erula vi sono le valli di FrasigòIú e di Cannarza, sopra richiamata.Dalla Scafa («barca») sulla riva del fiume si vedono le fondamenta di un ponte, che serviva alla detta strada da Tempio, chiamato oggi Ponte vecchio (Ponte vequio); di li proseguendo verso tramontana fino a Vadu Frassina, ove il fiume di Perfugas si unisce al Rio Mannu (rio grande), termina l'Anglona e comincia (entra) Coghinas.

Da Bisarcio (Bisarcbu) e Alà de Bunnannaro fino alle vicinanze della chiesa di San Leonardo de Orvei e Quirrarza o Oloite, pascolano pastori anglonesi, di lì fino ai confini della Gallura per lo più sono pastori galluresí; del tutto come in Monteacuto vivono nei detti territori con le loro famiglie e tutti i galluresi erano ugualmente disposti nello stesso modo del quale parlai nel capitolo di [3131 Silvas de intro. Anche qui feci agli stessi la proposta di popolare Erula, che non disdegnarono.Vi saranno in tutto 50 pastori, sui quali avrei voluto riferire assieme ai loro relativi insediamenti e qualità particolari, come ho fatto per quelli di Silvas de intro, però il tempo non mi è sufficiente e darò solo una Nota dei banditi, che allora vi erano, ad alcuni dei quali è stato poi concesso l'indulto.
(la relazione è pubblicata solo parzialmente, le foto sono messe  a corredo dell'articolo in ordine casuale e non si riferiscono ai luogi e alle persone citate. ( foto originali e di archivio M. Unali)