CHIARAMONTI E DINTORNI    -MARTIS-
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Martis è compreso nella diocesi dì Ampurias, ed è amministrato nelle cose spirituali da un vicario con l'assistenza di altri due sacerdoti. La chiesa parrocchiale è di antica struttura, e dedicata al martire San Pantaleone ... ". Così rìferiva Vittorio Angius alla voce Martis nel Dizionario degli stati di Sardegna del Casalis, a conferma del ruolo di parrocchia che la chiesa assume­va nella prima metà del secolo scorso.

Il monumento, oggi recuperato parzialmente grazie ad un'operazione di consolidamento delle strutture portanti e di riattamento dell'area in cui sorge, può ben definirsi un vero e proprio gioiello di architettura gotica in Anglona, assieme alla chiesa di San Giorgio di Ledda (Perfugas - SS), di Sant'Andrea di Sedini ed all'ormai rudere di San Matteo (anch'esso oggetto di un intervento di consolidamento dei muri), che sorge sulla collina sovrastante l'abitato di Chiaramonti.

La citazione più antica della chiesa è in un documento dell'ex-Archivio Vaticano, datato 27 aprile 1440, in cui viene menzionato Gavino vescovo d'Ampurias, già canonico della cattedrale ampuriese e della prebenda "Sancti Panthaleonis ville Martis "succeduto all'episcopo Tomaso]. In un altro documento, datato 23 novem­bre 1448, è riportata la concessione, su richiesta del vescovo Gonario al papa Nicolò V, per conto di Francesco Gilabert de Centelles, uno dei feudatari più ricchi di Sardegna e signore d'Anglona, del canonicato della diocesi d'Ampurias e della prebenda di Martis a favore di Giorgio, figlio spurio di quest'ultimo, avuto da una monaca di Santa Chiara.

La bella chiesa di San Pantaleone......a Martis
 

La fabbrica di San Pantaleo si erge all'estrema periferia di Martis, sul ciglio di un dirupo, quasi a guardia di una piccola valle che si apre nella campagna sottostante: il cedimento della collina dalla parte dove poggia l'abside, fu una delle cause che spinse i fedeli locali, sul finire del secolo scorso a disertare il tempio. La disaffezione dei parrocchiani martesi, ben presto si rivelò letale per la chiesa, divenuta oggetto di ripetuti saccheggi, con l'asportazione ultima di conci e materiali liti ci riutilizzati per la costruzione di altri fabbricati: all'incuria degli uomini s'aggiunga l'azione erosiva degli agenti atmosferici.

Il monumento gotico, grazie all'intervento della Soprintendenza ai Seni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici delle Province di Sassari e Nuoro,è stato oggetto di restauro a partire dal di­cembre 1988. I l progetto, che si proponeva di recuperare !'intero impianto, venne affidato all'ingegnere Achille Salossi Restelli di Milano, uno dei tecnici che smontarono e rimontarono il grandioso complesso di Abu Simbel in occasione della realizzazione della Diga Alta di Assuan (1963-1972).

A lamentare lo stato di abbandono e di totale degrado, fu anche la Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie della Sardegna, con lettera del 6 giugno 1957, indirizzata al Presidente dell'Associazione Proloeo martese, in cui si sollecitava un interesse delle autorità locali allo scopo di reperire i fondi occorrenti "per la ricostruzione ed il consolidamento delle parti rovinate o in rovina", presso enti provin­ciali o regionali. La cupola e la lanterna crollarono nel 1936, nell'indifferenza totale, ed il rosone purtroppo fu abbattuto a sassate negli anni Cinquanta.

Lo Scano, nella sua Storia dell'Arte in Sardegna, indica la data di costruzione tra il 1300 e il 1325 e l'attribuisce a costruttori aragonesi o d'ispirazione catalana che nella specificità della fabbrica di San Pantaleo fusero il gusto romanico con quello gotico: "Ne sono l'esempio piÙ evidente il portale romanico, che domina la facciata ed il rosone gotico che la ravviva col suo alternarsi di cunei trachi­tici scuri e calcarei bianchi". Un altro motivo decorativo, prettamente romanico che contribuisce ad arricchire la facciata, è, secondo lo stesso autore, il rincorrersi di archetti pensili poggianti su mensoline lungo le falde del frontone.G.Carlo Pes. Sardegna Antica n°16 1999.