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LA SICILIANA PECORINI

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni sessanta del novecento un grosso sodalizio nacque a Chiaramonti che si chiamava “Siciliana Pecorini”, tra il cavalier Armando Fumera di Chiaramonti e il dottor Rafaele Puglisi siciliano, che costruirono un grossostabilimento per la lavorazione e trasformazione del latte per l’ottenimento di formaggi pregiati che venivano esportati nei mercati nazionali ed esteri fino in America. I suoi locali nacquero in Codinas, oggi il rione della Croce, nel giro di qualche anno e, quotidianamente veniva conferito il latte da   molti paesi della Sardegna. Molti furono gli operai impiegati chiaramontesi e dei paesi vicini come Ploaghe, Martis, Berchidda mentre alcuni specializzati arrivarono dal continente e presero casa in paese.

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Fu  un periodo di grande attività lavorativa e, diverse famiglie iniziarono a costruire una propria abitazione, mentre nel frattempo anche molte donne venivano impiegate per lavori diversi compresi quelli più duri nelle cantine. Nelle sale di lavorazione erano attive diverse caldaie e diversi erano i tipi di formaggio che prendevano forma, principalmente il romano , il canestrato, il pepato che dopo opportuna salagione e maturazione, prendeva la via del mare per l’esportazione. L e forme pesanti venivano trasportate da un nastro sferragliante,che corrva su dei binari binari a destra e a manca in alto e in basso nelle diverse sale fino a sparire nelle capienti cantine per riapparire da un'altra parte coi carrellini vuoti ma, che prontamente venivano nuovamente riempiti. Per dare una idea totale di questa grande attività si pensi che si lavorava in tre turni per tutte le ventiquattro ore della giornata.Pe r diverse ragioni dopo un periodo di circa dieci anni, sorsero delle problematiche e quel sodalizio arrivò a una rottura definitiva. Naraiant in bidda "che sunt bessidos male in sa partimenta, già no si nde bogant s'oju pari pari! "

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cavalier Puglisi riscattò l’intero impianto liquidando il socio Fumera che, in fretta costruì un altro caseificio in località Conchedda appena fuori dell’abitato. Tra i lavoratori della Siciliana vi erano diversi giovani chiaramontesi e, tanti padri di famiglia che lasciarono modeste attività agricole e pastorali di modesti e incerti guadagni a fronte di un salario alto e sicuro. Ricordo indelebile il mio prof. de Matteis che faceva gli esami di laboratorio, aiutante di laboratorio del titolare di chimica organica e agraria prof. Putti, che mi incitava allo studio per una eventuale assunzione nei laboratori della Siciliana.  Ma questo poco importa nella storia raccontata, risultando solo un ricordo marginale e mio personale. Il cavalier Puglisi portò avanti l’attività con impegno e interesse ancora per poco tempo fino a quando decise di tornare nella sua terra di Sicilia in Catania.

Lo ricordo come un uomo molto distinto in baffetti, e vestito elegantemente con abiti di gran marca, che al suo passaggio lasciava folate di buon profumo (?!) credo fosse avvocato e, girava con un macchinone che noi avevamo visto fino ad allora solo su qualche giornale pattinato o sportivo: si trattava di una Giaguar!  (le foto sono dell'archivio di MS che, ringrazio)