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SU OCHISORZU DE SU PORCU MANNALE

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“Povero colui che non ha il maiale in casa”- era un detto che andava per la maggiore nel passato, poiché la presenza di un maiale all’ingrasso, era fonte di approvvigionamento di grassi e proteine per la famiglia in specie per la povera gente durante il periodo invernale.

Spesso il maiale trovava posto in luoghi adattati allo scopo, incatenato a terra in ricoveri improvvisati con materiali vari e recuperati. Chi poteva, disponeva di una stalla assieme a galline e all’asino, i più poveri, in angoli di camere condivise dalle persone. Quando era il momento dell’uccisione si invitavano diverse persone, famiglie intere col seguito di bambini vocianti, bluastri per il freddo. Gli adulti si dividevano i compiti:  i più forti, dopo averlo rovesciato a terra,  legavano il maiale, le zampe  anteriori insieme alle posteriori e, il grugno con molti giri di grosso filo di ferro; gli altri a preparare grosse fascine di ginestra e di cisto ecc. ..che, sarebbero servite appresso. Le donne acceso un gran falò vi mettevano grandi paioli di acqua a bollire, e, tutte in fila, pentole e vasellame vario con mestoli e altri attrezzi, che sarebbero serviti allo scopo. Era tutto un gran vociare di donne e di bambini sempre richiamati all’ordine, ma più di tutto di imprecazioni contro il malcapitato maiale, (che, poveraccio, avrebbe dovuto stare fermo e immobile!), che si mescolavano a parole benauguranti  per la quantità di carne, che di li a poco si sarebbe messo mano. Quando l’animale era immobile, un adulto, quello più capace, con una grossa pattadese, poneva fine al povero maiale, non senza patema d’animo per altro condiviso nell’espressione degli astanti. 
Il sangue caldo e fumante dell’animale sgorgava di getto dentro a lavamani di ferro smaltato bianco. 
Le donne si apprestavano a questa operazione girando il liquido con mestoli di legno per evitare che il sangue si rapprendesse. Intanto schizzi di sangue “pompati” dal povero animale che tirava le cuoia, andavano dappertutto sui corpi e sugli indumenti delle persone. Mentre le donne portavano il sangue dentro casa per farne i sanguinacci, gli uomini, dal grosso falò circondato da bambini infreddoliti, prendevano lunghi rami di ginestre rinsecchite e con esse bruciavano le setole del maiale che, nel frattempo, passato a miglior vita, era stato slegato dalle funi e dal filo di ferro. 
Subito nell’immediatezza, altre persone prendevano grosse pietre laviche e di acqua calda, sfregavano energicamente il cuoio del maiale per allontanarne le setole bruciate. Con un colpo secco le unghie del maiale, ancora calde, venivano staccate e, per riso o per forma di corteggiamento o scherno, venivano tirate alle più giovani ragazze.
 Intanto coloro che erano dediti al lavoro, sudati e arrossati dal freddo, accettavano ben volentieri i numerosi bicchieri di vino ancora novello,e di filuferru, che venivano invitati  per combattere la fatica ma, più di tutto il freddo. A questo punto il maiale veniva trasportato su una scala a pioli, abbastanza robusta da sopportare un peso oltre i 200 kg. dove veniva ultimata l’operazione di lavatura. Quasi tutti mozzavano piccole parti delle orecchie dell’animale che venivano masticate con gusto. La scala veniva trascinata verso il muro più vicino e vi veniva appoggiata avendo prima con cura ancorato il maiale per le zampe posteriori. Il peso stesso dell’animale faceva si che tutto il corpo si distendesse, mentre il sangue rimasto nella ferita colava raccolto in un piatto. Sempre l’adulto più esperto, praticava un taglio nella pancia dell’animale,  permettendo  così di prelevare tutte le interiora che venivano avviate dalle donne raccolte in più gruppi a diverse lavorazioni. Intanto con misurazioni maldestre  e molto empiriche si valutava il peso dell’animale e la grossezza del lardo. Cosa che già si era fatta prima dell’immolazione, a peso vivo e, dopo a peso morto. Si procedeva dunque al taglio completo in due parti che venivano portate dentro casa e adagiate su due capienti tavoli. Qui ci si armava tutti, di taglienti coltelli a separare la carne dal grasso a disossare, e a separare la carne a seconda che fosse servita per le salsicce  o altro.

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