<<<<<  Sommario                     Come eravamo e come siamo  <<<<<  Sommario AMARCORD

                                                                                         LA FILATURA DELLA LANA

a-illadare.jpg (12557 byte) un momento della tosatura tradizionale.

anghela-unale.jpg (95932 byte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se la lana era stata conservata senza renderla voluminosa bisognava districare le fibre con le mani e aiutandosi con dei raschietti dentati ottenuti puntando dei chiodi su delle tavole per ottenere rudimentali pettini. Così si preparavano delle piccole quantità di lana a forma di due tronchi di cono aderenti alle basi. A questo punto se ne infilava uno alla volta dentro una canna spaccata (sa ruca) e si cominciava la filatura. Tenendo con una mano la canna, la filatrice, liberava le fibre con l'indice e pollice  che aiutavano le dita dell'altra mano a filare, mentre la canna la tenevano il medio, l'anulare e il mignolo.Cercando di tirare una piccola quantità di fibre e mettendole parallele si attorcigliavano tra indice e pollice e si formava un primo inizio di filo non ancora compatto. Questo era collegato col fuso composto da un asse e un volano di legno metallo o terra cotta che doveva mantenere il moto rotatorio impressogli dalla filatrice facendo scivolare il medesimo lungo la coscia. Così avanti per formare i diversi gomitoli. A Chiaramonti si usava la canna a mano più corta, mentre mia nonna che era di Nulvi usava una canna più lunga che infilava nella vita delle gonne per poter liberare maggiormente la mano e lavorare a due mani.Questo tipo di filatura si chiamava " a rucca iniscinu".

filatrice.jpg (48795 byte)

<<<<<  Sommario                     Come eravamo e come siamo  <<<<<  Sommario AMARCORD