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                                                                                                                      LA SCUOLA

 

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SASSARI
FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELL’EDUCAZIONE 

Relatore:

Chiar.mo  Prof. Angelino Tedde

Correlatore:

Chiar.mo   Prof. Fabio Prùneri
ANNO ACCADEMICO 1999 – 2000   
Tesi di Laurea della dr.ssa Olga Cossiga
                                                                 
                                         
        

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In epoca fascista a Chiaramonti iniziarono a sorgere molte opere pubbliche, che migliorarono le condizioni sanitarie, culturali ed economiche del paese[1].

Chiaramonti possedeva già all’epoca tre mulini per macinare il grano, e in quegli anni sorse il lavatoio pubblico, che permise a tantissima gente di andare a lavare i panni, avendo a disposizione l’acqua gratuitamente.

Nacquero così anche diversi abbeveratoi, sia all’interno del paese sia nei dintorni. Tra questi si ricordano quello di Matta e Suelzu e Ispurulò, oltre a quelli costruiti lungo le strade che da Chiaramonti portavano alle frazioni vicine[2].

Nel 1934 il Comune progettò la costruzione di un acquedotto civico, e sempre nello stesso periodo furono eseguite bonifiche entro l’abitato. Inoltre, vennero costruiti canali di scolo per le acque di rifiuto, nelle vie del paese, per eliminare i centri di infezione malarica[3].

Negli anni ’30 venne istituito anche un comitato di proprietari, fra cui lo stesso Podestà Madau, il dott. Grixoni, i Cossiga, Quadu, Satta etc, che si costituì per riparare due strade che portavano ai loro terreni, situate nelle zone di Puttugonzu e Biddanoa[4].

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Chiaramonti era un paese soprattutto di pastori, e già nel 1912 era provvisto di pubblico macello, e nel 1914, proprio per tutelare i pastori e i loro animali, venne costituito il consorzio veterinario[5].

La popolazione di Chiaramonti era per la maggior parte povera, e viveva del poco lavoro che riusciva a portare a compimento nei campi. Gran parte delle persone si dedicava all’agricoltura e alla pastorizia. Oltre ai braccianti (che costituivano la maggioranza), vi erano alcuni calzolai, carrettieri, falegnami, muratori e fabbri. Per il resto la popolazione era composta da possidenti che davano lavoro ai braccianti e che gestivano l’economia del paese[6].

Alla fine della seconda guerra mondiale, Chiaramonti, contava circa 2957 abitanti, con una popolazione potenziale attiva di circa mille unità, se si comprendono anche le donne che oltre al lavoro domestico, allora davvero faticoso, lavoravano stagionalmente nei campi e nella pastorizia, punti di forza dell’economia agro-pastorale del paese[7].

Il centro era collegato col capoluogo di provincia per ferrovia a mezzo della stazione di Martis, dalla provinciale Sassari – Ploaghe, dalla statale Sassari – Olbia. Il paese era collegato col capoluogo per mezzo della corriera SATAS che partiva dal paese al mattino e vi rientrava nel secondo pomeriggio; tuttavia, si poteva raggiungere il centro con maggiori disagi, in carrozza per Martis, collegato con Sassari dalla ferrovia[8].

Carrozze trainate da cavalli, carri trainati da buoi. Gli asini erano il mezzo di spostamento più frequente, non mancavano, neppure, per raggiungere i poderi più vicini al paese le biciclette.

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Il centro dal punto di vista urbano, comprendeva il vecchio rione di San Luigi, ai piedi del rudere della Chiesa di San Matteo e già sede della rocca dei Doria; il rione attorno alla Chiesa, che comprendeva anche la zona detta “s’istradone” e sa Niera, ai piedi di Codinarasa, in cui era ubicato un tempo il mulino a vento, qualche casa sparsa in “Caminu e litu” e “Caminu e bentu”. Le strade erano generalmente ricoperte di ciottoli o pietre più grosse[9].

Le case erano piccole e basse, si distinguevano le case dei Madau, dei Rottigni, dei Grixoni, dei Budroni e pochi altri proprietari di “palazzi”. Gli alloggi erano costituiti, salvo quelli dei benestanti, di due camere più una stalla dove in genere era ubicato il forno per la cottura settimanale del pane. Inoltre, ivi, potevano essere accolti gli animali, le provviste della legna. In molte stalle veniva allevato il maiale e le galline circolavano tranquillamente per le vie[10].

I sentieri e le grotte di Codinarasa e del Monte di Chiesa fungevano da pubblici mondezzai.

L’acqua la si attingeva dall’Acquedotto”, quasi agli inizi dell’attuale via Carmelo, detto Caminu e Cuventu, sia da numerose altre sorgenti delle vicine campagne[11].

Le donne potevano lavare la biancheria sia nella cosiddetta “Funtana” coperta, che nella scoperta “Funtanedda”, in punti opposti del paese.

La maggior parte dei bambini e dei vecchi camminava scalzo per il paese, la scolarizzazione elementare era estremamente limitata, forte era la mortalità infantile e le malattie quali il tracoma, la malaria, la TBC, etc.

Molti pastori risiedevano nelle campagne, ricche di sentieri e appena transitabili da bestie da soma, asini, muli e cavalli, carri da buoi. La campagna, data l’estrema povertà della gente e la mancanza di derrate alimentari, era sfruttata in tutti i modi: cereali, legumi, frutteti, legna da ardere, carbone, pastorizia ovina più che bovina[12].scuola_chiaramonti_anni300.jpg (33588 byte)

 

 

 

L’industria era costituita dalla lavorazione del formaggio, dell’artigianato, se si eccettua quella molto modesta dell’edilizia. Il latte veniva lavorato dagli stessi pastori. Ogni famiglia doveva procacciarsi col lavoro, le provviste dei cereali, dei legumi, dello strutto e della carne per i giorni di festa[13].

Dal ’45, tuttavia, i viveri scarseggiavano per la mancanza degli uomini, appena rientrati dalla guerra. Tolte le famiglie dei proprietari – del resto in numero abbastanza ridotto – in cui potevano abbondare i mezzi di sussistenza, la maggior parte dei nuclei familiari conduceva una vita ai limiti della sussistenza. Pochissimi erano gli artigiani, gli impiegati e coloro che potevano contare su uno stipendio fisso[14].

Insieme alle cinque classi della scuola elementare – ubicate in case di privati – Chiaramonti aveva anche un asilo gestito da due o tre suore e da qualche assistente laica.scuola-2-elementare.jpg (10069 byte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era presente il medico condotto, ma mancava la farmacia che però era istituita a Martis (a 6 Km dal paese). Il servizio religioso era assicurato dal parroco e da un canonico chiaramontese[15].

Le risse, gli omicidi erano frequenti, anche se in diminuzione rispetto al passato. Abbastanza presenti i portatori di handicap, i disabili, gli alcolizzati etc.

Vivaci gli schieramenti politici, sostanzialmente divisi in tre gruppi, democristiani, comunisti, laici. Sono gli anni in cui nasce il dibattito politico, coi reduci in parte giunti dalla guerra indottrinati, che confluiscono nel PCI; i pastori e i contadini, insieme ai proprietari, che confluiscono nella DC, ma che abbandoneranno nel 1953 con la riforma agraria. Dal 1946 al 1952, sarà Sindaco del paese, il più giovane e il più colto della famiglia Madau, Antonio Luigi[16].

Di fronte al rischio del Fronte popolare comunista, i contadini, i pastori, i proprietari terrieri costituiranno un blocco unico ed entreranno nella lista DC, per cui quella famiglia che aveva assicurato al paese i Podestà nel periodo fascista del consenso (1929-1936), darà anche il primo Sindaco democristiano (1946-1952)[17].balillaa.jpg (14610 byte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ai primi avvisagli della riforma agraria, però, proprietari terrieri, pastori e contadini usciranno dalla DC per fare un blocco unico con i liberali, i repubblicani, i sardisti, i socialdemocratici e costituiranno liste, riuscendo a controllare il paese per ben otto anni con il Sindaco A. Fumera. L’ultima di queste liste, quella capeggiata da Brandano (1956-1960) verrà detta anche lista dei carroarmato, in quanto costituita sostanzialmente da pensionati autorevoli che erano stati nell’arma, tra cui lo stesso Brandano e Anasia[18].

Col 1960, però, i partiti in Chiaramonti sicuramente perdono gli apporti della vecchia classe dirigente e ha inizio la serie di quella piccola borghesia intellettuale, che man mano andava formandosi, quella degli insegnanti[19].

 

 

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Col 1970, dopo la sconfitta della DC, per la prima volta si costituisce nel paese un’opposizione si sinistra: PCI, PSI, PSDI, PSAD, che capeggiata da un autorevole insegnante vinse le elezioni e questo blocco amministrerà il paese per 10 anni – durante i quali, diveranno Sindaci i fratelli Patatu, Carlo (1970-1975) e Tore (1975-1980).

L’incidenza delle amministrazioni comunali, pur non essendo fondamentale, tuttavia nell’ambito di un piccolo centro rurale conta sia sul piano dei servizi da erogare alla popolazione sia nell’impostazione dei piani di fabbricazione e del conseguente sviluppo urbano Col Sindaco C. Patatu, furono mutati i nomi delle vie, fu avviata la lottizzazione di Codinarasa e della Croce; con S. Patatu fu realizzato il palazzetto dello sport e altre opere pubbliche[20].

 

 

LA SCUOLA ELEMENTARE

A CHIARAMONTI DAL 1911 AL 1945

 

Le foto sono messe casualmente e non rispecchiano
il testo tantomeno la cronologia degli avvenimenti.

 

 

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In questo periodo la scuola a Chiaramonti fece enormi progressi. Il numero dei bambini frequentanti era aumentato rispetto a qualche decennio prima: questo grazie alla legge Coppino che obbligava all’istruzione elementare gratuita.

Con l’aumento della popolazione scolastica aumentò anche la richiesta di materiale scolastico e dei locali, che rimaneva il problema maggiore, poiché erano sempre insufficienti alle nuove esigenze della scuola obbligatoria, oltre che inadeguati igienicamente. Proprio per questo motivo, il problema più importante per l’amministrazione chiaramontese rimaneva quello di non riuscire a portare a compimento il progetto per la costruzione del caseggiato scolastico, nonostante le varie sollecitazioni da parte degli amministratori durante tutto il periodo[21].

Il caseggiato scolastico fu costruito soltanto negli anni ’60. Vennero chiesti, persino numerosi prestiti governativi, che purtroppo non arrivarono mai, e di volta in volta furono respinti con la scusa della scarsità dei fondi statali[22].

Gli amministratori locali si impegnarono quindi nella ricerca di locali da adibire a scuole, con le ulteriori spese d’affitto e di manutenzione.

Le scuole trovarono accoglienza e spazio in ogni parte del paese: nei locali del palazzo comunale, nelle vie Garibaldi, Caprera, Vittorio Emanuele II, Nazionale, Indipendenza. Il Comune doveva provvedere a pagare l’affitto ai proprietari dei locali, che spesso chiedevano prezzi molto alti e pretendevano, inoltre, l’aumento del fitto ogni anno, sebbene le dimensioni dei locali fossero piccole e igienicamente inadeguate, e non adatte a contenere il grande numero degli alunni[23].

Tutti questi scompensi creavano disagi sia ai bambini che agli insegnanti, che non potevano muoversi liberamente nel poco spazio messo loro a disposizione[24].

 Gli insegnanti facevano quello che potevano per cercare di portare aventi il programma scolastico, ma ciò che si riusciva a portare a termine era pochissimo, perché le condizioni dell’arredamento, sempre scarso, unite alla quasi impraticabilità dei locali, impedivano agli alunni di applicarsi adeguatamente nello studio[25].

Le classi erano molto numerose e per questo, era frequente lo sdoppiamento delle classi, perché non si riusciva a lavorare con tanti alunni in poco spazio e con pochi banchi a disposizione. I maestri chiedevano, allora al direttore didattico di poter sdoppiare la classe, per lavorare più agevolmente. Tale permesso a volte veniva concesso e poi d’improvviso revocato, creando non indifferenti difficoltà nella prosecuzione del programma[26].

I maestri, quindi, si lamentavano spesso proprio perché trovavano quasi impossibile lavorare tra mille difficoltà, dovute sia all’inadeguatezza dei locali e dell’arredamento, sia alla scarsa frequenza degli alunni, o per motivi di salute o per l’elevato abbandono scolastico del tempo[27].scolaresca-1958.jpg (10042 byte)

La legge Gentile del ’22, elevò l’obbligo scolastico da 12 a 14 anni d’età, facendo aumentare così il numero degli obbligati alla frequenza e allo stesso tempo aumentò ancor di più i disagi derivati dall’impossibilità di costruire l’edificio scolastico. Eppure, gli amministratori si impegnarono a lenire questi inconvenienti, affittando dei nuovi locali scolastici, commissionando arredamenti più adeguati alle norme vigenti[28].

Con l’avvento del fascismo, si verificarono dei mutamenti: i programmi di Lombardo radice adeguarono l’insegnamento ai principi dell’attualismo. Vengono a trovare molto spazio non solo il gioco ed il lavoro manuale, ma anche il disegno, il canto, la recitazione[29].

Venne introdotto il diario della vita scolastica, non solo per gli insegnanti che lo utilizzavano come uno strumento basilare per conoscere i propri alunni, ma servirà anche ai direttori e agli ispettori per controllare il buon andamento della scuola[30].

Con la fascistizzazione della scuola, caratterizzata dalla presenza dell’opera Nazionale Balilla, dall’incorporazione degli insegnanti nel Regime, anche Chiaramonti subì questo processo. Gli insegnanti e i bambini facevano parte dell’O.N.B. conducendo un’opera di convinzione anche all’interno delle famiglie[31].

I bambini reclutati nelle varie organizzazioni secondo l’età, partecipavano alle manifestazioni fasciste, accompagnati dagli insegnanti, che li preparavano e li guidavano nelle disposizioni del regime[32].

Nel 1923 venne inaugurato il Monumento ai Caduti della guerra e il Parco della rimembranza, dove ogni bambino piantava un albero come segno di ricordo dei morti della guerra, e diventando un centro di aggregazione per le autorità e il popolo, in occasione delle ricorrenze storiche[33].

L’addestramento dei bambini in unità paramilitari avveniva il più delle volte nelle ore di scuola, ad opera degli stessi insegnanti che dovevano accudire i bambini in nome della scuola e del regime, insegnando loro anche la cosiddetta cultura fascista.scuola-luis.jpg (3679 byte)

 

 

 

 

In seguito, il diffondersi della tubercolosi, oltre alle altre malattie che spesso colpivano i bambini, rendeva necessario, per la salute fisica e per lo sviluppo degli stessi, far godere loro i benefici dell’aria aperta e del sole. I centri antitubercolari miravano a far costituire delle scuole all’aperto, che erano attuabili facilmente e persino economiche. Era sorta, a tale scopo, una scuola all’aperto ad Alghero, e su quel modello dovevano sorgere le analoghe scuole nei paesi della provincia[34].

Il lavoro degli insegnanti e il ruolo della scuola erano impediti di fronte alla povertà della popolazione, che non poteva permettersi di comprare il materiale didattico. A tale scopo erano sorti nel 1911 i Patronati Scolastici, per integrare l’opera educativa. A Chiaramonti il Patronato scolastico sorge nel 1911, ma è solo nel 1915 che viene approvato lo statuto dello stesso[35].

I maestri avevano motivi validi per lamentarsi con lo stesso patronato che non si interessava abbastanza di rifornire i più poveri del materiale occorrente per svolgere il programma. A volte il materiale arrivava spesso alla fine dell’anno scolastico[36].

Con la Carta della scuola di Bottai, si abbinò alla scuola, il lavoro, creando la scuola del lavoro, per formare in tal modo la crescita dei bambini.

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A Chiaramonti, la scuola del lavoro venne attuata dal maestro Brau, che allora era anche Podestà, il quale si adoperò per ottenere il materiale necessario per il suo funzionamento[37].

La scuola elementare di Chiaramonti durante questo periodo rimase ancorata alle disposizioni del regime, grazie anche ai suoi insegnanti, che ricoprirono numerose cariche fasciste, tra cui la più importante è quella del maestro Brau, che divenne Podestà consentendo alla classe magistrale di porsi in primo piano anche nella politica, dandogli un’impronta intellettuale[38].


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[1] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Anno Accademico 1998-1999, p. 55.

[2] Ivi, p. 56.

[3] Ivi, p. 57.

[4] Ivi, pp. 57-58.

[5] Ivi, p. 57.

[6] Ivi, p. 61.

[7] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[8] Ivi.

[9] Ivi.

[10] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[11] Ivi.

[12] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[13] Ivi.

[14] Ivi.

[15] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[16] Ivi.

[17] Ivi.

[18] A. TEDDE, Per una storia su Chiaramonti, dattiloscritto.

[19] Ivi.

[20] Ivi.

[21] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, Università degli Studi di Sassari, Anno Accademico 1998-1999, p. 87.

[22] Ivi, p. 87.

[23] Ivi, p. 88.

[24] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, p. 88.

[25] Ivi, p. 89.

[26] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, p. 89.

[27] Ivi, p. 90.

[28] Ivi, p. 91.

[29] Ivi, cit., p. 91.

[30] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, pp. 91-92.

[31] Ivi, cit., p. 92.

[32] Idem.

[33] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, p. 92.

[34] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, pp. 93-94.

[35] Ivi, p. 95.

[36] Ivi, p. 95.

[37] G. LOCHE, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1911 al 1945, cit., p. 96.

[37] Ivi, p. 97.

 

 

 

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