IL COSTUME

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 Le prime notizie indirette sul vestiario popolare anglonese sono presenti negli statuti di Galeotto Doria per Castel Genovese, risalenti al XIV° secolo, in cui si fa riferimento a calzature, calçares e stiuales, ed alla proibizione per le donne di partecipare ai funerali senza velo:" Qui alcuna femina non depiat andare in fattu ad alcunu homini mortu o morta scapidada, ne anchu non si scapidet in sa ecclesia". Le più antiche fonti documentarie relative al vestiario anglonese si possono rintracciare negli atti notarili del XVII° e XVIII° secolo: Questi documenti fanno parte  alcuni del Cartolario dei Frati Carmelitani di Chiaramonti, custodito presso la biblioteca centrale Universitaria di Sassari. Nel testamento nuncupativo (fatto oralmente) di Candia Cossa di Chiaramonti del 1661 si legge...."su bardagore de sa saja qui tengio si vendat juntamente cun su imbustu....lasso a Julia Cossa sorre mia....sas manigas de sa raxetta cun su groppittu de ogni die, unu telu, e una faldita de degue...., una berritina de belludu negru, una bindella de seda, et una careta obrada a seda".

Mas dos escopetas ferradas. Mas una achuela y cartuchera.... la escopeta con dos canas..

 

Il termine bargadore oramai caduto in disuso in Anglona (la voce si conserva ancora a Martis), stava ad indicare una gonna di orbace a campana costituita da più teli plissettati in modo d'acquistare maggiore volume e sontuosità. In un altro documento, l'inventario dei beni lasciati da Joanna Aquenzia di Chiaramonti, redatto dal notaio Francisco Casagia Acorra e datato 29 Agosto 1665, rivela l'uso della tiagiola per coprire il capo: "duas tiagiolas de cona irrandadas usadas una tiagiola de istriguer testa....". Non è specificato se si tratta di vestiario maschile o femminile. In un altro documento del XVIII° secolo l'inventario dei beni lasciati da Luguia Cossa di Chiaramonti, redatto dal notaio Sebastiano Fois, anche lui di Chiaramonti, in data 18 marzo 1669 troviamo..." una faldetta de raxetta rugia barrada et usada...una capita minore usada..". In diversi documenti compare la gonna (sa faldeta) di orbace rosso e anche nera. Il giubbetto ( su juppone) di tabì, un tipo di seta pesante, che veniva indossato sopra il busto (s'imbustu) ed il giubbettino (su Gropitu). Su jupone è anche citato nel condaghe di San Pietro di Sorres ".. Preideru Marcuçhu de Lacon in sa villa de Iave ad missu errore et ischandalu in sa villa suprascripta et est acaptadu de nocte tempus in domo dessa comare in iupone discotesymente... et vogadu de pare su maridu cun sa mugiere et vogadu samben".Nel testamento sacramentale di Gavino Demelas di Chiaramonti, rogato dal notaio Gavino Dore Capita di Nulvi in data 3 Agosto 1778, troviamo: "item dejo a Juan Maria Demelas mi sobrino el collette, y cinta gratis et pro Deo". Dall'inventario dei beni di Juanna Fais di Chiaramonti redatto dal notaio Manca di Sedini: " mas una escopeta larga; dos cartucheras, cuchillo, silla de cavallo con sus aderessos freno, espuelos, un collette nuevo ".(Giancarlo Pes, etnologo)