IL COSTUME

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Un anonimo piemontese ci ha lasciato una descrizione della Sardegna del 1759, sostenendo che le dame sarde non conoscevano la cuffia: " sino alla fine circa dell'anno 1753 non sapevano le dame sarde cosa fosse il portar cuffia, ed usavano d'andar col capo scoperto, e senza altra acconciatura che quella della coronita".Ci non corrisponde alla realt perch nei documenti di Candia Cossa di Chiaramonti troviamo per l'appunto" una careta obrada a seda" e di Pasqua Puggionij" duas caritas fines randadas, unu caritone de tamaju irrandadu a plata, una iscufia de tela biaita usada".

           costume femminile

Dell'abito femminile l'ignoto autore riferisce quanto segue:" rispetto poi all'abito delle donne, egli generalmente miserabile, ed appena sono coperte.... Le meno miserabili in giorno di festa massime per andare alla chiesa hanno una vestimenta pi propria la quale consiste in un cottimo di panno, o panina, al pi rosso, o giallo con un giponetto di qualche altra stoffa con maniche serrate o aperte secondo ilpiego del braccio secondo l'uso della villa ed in questa occasione sono calzate....Le donne usano per andare alla chiesa ed anche quando escono per tempo cattivo della mandiglia" .  Dell'abito maschile si riferisce:" Li cavalieri poi delle ville, e quelli di citt quando vanno a far dimora ai loro feudi vestono alla sarda. Questa vestimenta composta di una veste in forma di corazza, che serra molto bene alla vita guarnita di bottoni d'argento, e di catenelle simili, che pendono sul davanti di essa molto bene si cingono ai lumbi con una larga cintura guarnita di placche, o fibie di argento ed in questa portano un longo coltello, sopra di questa poi hanno un corto vestito ossia veste di panno....Li loro bragoni sono lunghi e larghi della medesima stoffa, e tanto questi quanto le mutande di tela che vi portano non le serrano al ginocchio, non avendovisi n bottoni n legami, portano nelle gambe delle bottine di corame generalmente senza calzette, ed in testa una berretta o di lana, il pi nera, o di capello".

le foto dei costumi sono casuali e non si riferiscono ai fatti trattati
mio bisnonno Giagu Unale

Sempre dell'anonimo piemontese abbiamo la descrizione del giustacore di pelle di daino o cervo ( su collette). In un disegno ad inchiostro sulla copertina di una raccolta di atti notarili del notaio di Castelsardo Domenico Marras raffigurato un individuo che indossa il giustacore di pelle, stretto da un largo cinturone; i borzacchini (gambaletti), sempre di pelle, che lasciano intravedere le allacciature delle corregge; un berrettino, calzoni probabilmente di lino lunghi fino alle ginocchia; un giubboncino di cui si intravedono le maniche indossato sotto il giustacore. La figura inoltre  armata di fucile intenta a sparare ad un cinghiale inseguito daun cane. Il collete del quale in Anglona si persa memoria documentato nell'inventario dei beni lasciati da Ignacio Frassetto di Nulvi datato 25 gennaio 1776 e redatto dal notaioG.Guisu Muru di Nulvi!" un par de calzones viejo, y un collette viejo, un mas rodapies de tela ordinario usado". Cos anche nel testamento sacramentale di G.Demelas di Chiaramonti.Per quanto riguarda su jupone si deve dire che era un indumento usato in pratica sia dagli uomini che dalla donne: in un testamento nuncupativo, datato 25 luglio 1734, di Mariangela Satta di Nulvi: " Siguida sa morte mia, si fetet una faldeta de cadissu biaitu et unu imbustu de bangarilla virde a sa teraca mia Jorgia Lainesa, sena sos duos iscudos, qui si li devet dare de ajustu et tenimus de pactu...A Dominiga Quessa teraca mia, si li diet una camixa de sas mias ettaru bene a Maria Satta figia mia, si li diat atera camixa, de sas mias qui tengo....lasso sa faldeta negra et mantu qui juto de sa ecclesia et sa faldeta de sa saja rugi...sa faldeta qui tengo de sa saja negra et unu jupone secadu qui tengo".Nel testamento della vedova Janna Tedde di Nulvi, redatto dal notaio Joseph Tedde di Nulvi troviamo:" item quergio et lasso qui su vestire meu siat distribuidu de custa sorte, su mantabonu et sa faldetta de sayalilla a Chara Maria Guerrenti Tedde, fiza de sorre mia; sa faldeta de sa saya a nura mia Maria Cabitta".E ancora in un altro testamento di Mariangela Satta di Nulvi datato 25 luglio 1734, vengoni citate pi faldetas: " Si fetat una faldeta de cadissu biaitu e unu imbustu de bangarilla virde....ite lasso a Lusta Carcaxona de sa villa de Chiaramonti sa faldetta, qui tengo de sa saya negra et unu jupone secadu qui tengo". Per gentile concessione dell'amico prof. Gian Carlo Pes.