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ESCURSIONE 07 NOVEMBRE 2004
Pentuma Elighia e Punta de s'Arroccu
A Pentuma per nuraghi, con temporali e buona accoglienza (di C.Patatu)
7
Novembre 2004
È
in forse fino all’ultimo minuto, l’escursione. Il barometro volge al brutto
e le previsioni dicono chiaro e tondo che l’estate, quest’anno
particolarmente lunga, se n’è andata. Definitivamente.
Che
fare? Decidiamo di partire ugualmente. Se poi le cose si metteranno male,
potremo pur sempre anticipare l’arrivo all’agriturismo di Pentuma. Scopo non
secondario della nostra passeggiata.
Siamo una quindicina, compresi tre ospiti da Oschiri: Gian Piero Unali (chiaramontese doc) e due suoi amici. Mario Unali, che di Gian Piero è fratello, è sempre la nostra guida. Partiamo dopo le nove; ma prima abbiamo strigliato Vittorio Pinna, giunto in ritardo all’appuntamento.
Il trasferimento avviene in macchina. C’incamminiamo lungo la provinciale per Erula; quindi c’immettiamo nella stradetta per Sassu Altu. Prima sosta a Su Cannau; giusto il tempo per parcheggiare le automobili nell’azienda Demontis e visitare i resti di un sarcofago. Probabilmente di epoca romana, è ricavato da un blocco di trachite. Intorno, fanno bella mostra un cumulo di piastrelle rotte, residuo forse del rifacimento del bagno nella vicina casa colonica. Fanno da cornice al monumento anche una vecchia cucina a gas e i resti di quella che fu una lavatrice.
In
marcia! Si va verso i due nuraghi di Elighia, posti sulle sommità dei
rispettivi cocuzzoli. Intanto il cielo, divenuto ormai plumbeo, lancia brontolii
che non promettono niente di buono. Il nostro accompagnatore ci guida
all’interno dei tancati, impegnandosi in qualche modo per rendere agevole il
varco di muretti a secco dalla instabilità precaria e, a complicarci
l’esistenza, sormontati da rete metallica. Uno sguardo fugace ai resti di una
tomba di giganti. Il nostro pensiero dominante è rivolto alla pioggia. Che si
annuncia di già con qualche gocciolone vagamente premonitore.
Siamo
sotto i contrafforti del primo nuraghe, quando il cielo apre le saracinesche e
ci scarica addosso una pioggia scrosciante. Di quelle che non lasciano scampo.
L’esperienza della prima escursione ci aveva suggerito di attrezzarci di
ombrelli e di giacconi impermeabili. Niente da fare. Il temporale si scatena con
violenza inaspettata e si accompagna a raffiche di vento che mettono subito
fuori combattimento le nostre uniformi da esploratori scalcagnati. Le ritenevamo
a prova di acquazzone; invece si dimostrano inadeguate. Ancora una volta!
Inutile e ingenuo qualche tentativo di cercare riparo sotto gli alberi.
L’acqua cola abbondante dalle cerate sui pantaloni e, giù giù, si scarica
dentro le scarpe. Che non tardano a straripare, con piedi e calzini che ormai
galleggiano.
Con
passo slanciato e dopo circa un chilometro, siamo in macchina e decidiamo di
telefonare all’agriturismo per chiedere che si mettano avanti di due ore le
lancette dell’orologio.
Dopo qualche minuto siamo a Pentuma. Doloretta, la nostra gioviale padrona di casa, è intenta a sfornare formaggelle, che poi ci offrirà a pranzo. Franco Truddaiu, suo cognato, aggiunge legna al fuoco e c’invita a disporci intorno al caminetto. E siccome siamo bagnati come pulcini, non ci facciamo pregare.
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L'agriturismo di Pentuma incastonato tra le meravigliose gole selvagge di "Giunturas" offre ai visitatori uno spettacolo impagabile. | ![]() |
| Sopra, il gruppo degli
escursionisti a Pentuma tra un bicchiere e l'altro per combattere la
giornata un pò umida. Sotto, il nuraghe Elighia con i suoi 559 metri s.l.m. domina Sassu Altu. |
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Oltre che di natura ci si interessa alle numerosa vestigia di epoca protosarda e nuragica nonchè dell'antica Roma.Il passaggio di Pirro nelle Alpi fu sicuramente più agevole di quanto gli escursionisti non siano capaci. Un caloroso arrivederci a fratè, Giorgio e G.Paolo. |
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E' dotato di stanze
accoglienti con prima colazione. Per contatti telefonare a:
Tel.casa 079569357 cell:3391137727. |
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Compare
Mario Gallu, Gian Mario Ruiu e Giovannino Scanu preferiscono invece fare una
capatina in paese per un cambio d’abiti ristoratore. Filippo Ruiu, Costantino
Brotzu e io lanciamo il solito messaggio telefonico alle mogli, che non mancano
di farci pervenire l’occorrente per rimetterci in sesto ed evitare raffreddori
o qualcosa di peggio.
Si
mangia, infine! Ci accoglie una tavolata spaziosa, apparecchiata sotto la
veranda all’aperto. La temperature è mite. Gianni Truddaiu, il padrone di
casa, offre a tutti del moscato delizioso. Doloretta ci fa trovare una ricca
serie di piatti. Di produzione rigorosamente familiare, vanno dal salame al
pecorino piccante, dalla ricotta mustia ai lumaconi gratinati, verdure e olive
confettate in casa, una frittata di uova e spinaci selvatici (eccellente!),
prosciutto e piccole sarde fritte, insalata multicolore. Il tutto accompagnato
da pane rustico appena sfornato e da un rosso che gli intenditori non hanno
difficoltà a definire niente male. Piatto forte, il cinghiale in umido; quindi
formaggelle e frutta.
Nel
frattempo, il sole rifà capolino su un cielo diventato azzurro d’improvviso.
E vi resiste fino a quando non finiamo di mangiare.
Dopo
il caffè e gli immancabili digestivi, anche questi di produzione locale,
Doloretta ci accompagna per una breve escursione nei dintorni. Ammiriamo
l’orrido di Pentuma, percorso da un ruscello e rivestito da querce secolari,
che contendono lo spazio ai cespugli di lentisco, corbezzolo e pero selvatico.
Più in là, un laghetto naturale circondato da giunchi riflette un enorme
traliccio della linea elettrica, testimone muto dell’avvenuta colonizzazione
da parte dell’uomo tecnologico.
Frattanto,
le nuvole riguadagnano la supremazia e il cielo ridiventa scuro. Ciononostante,
un gruppo di arditi (io, ovviamente, io non ci sono) si avventura su per il
pendio scosceso che conduce alla sommità di un costone roccioso, finestra
spalancata sulla sottostante piana di Ozieri. Al rientro, quei prodi lamentano
scivoloni sul percorso irto e raccontano di arrampicate difficoltose e
impegnative. Per di più, la pioggia li punisce per avere osato.
Un’ultima
formaggella e un altro bicchiere di moscato; poi i saluti, rituali ma calorosi.
Si torna a casa.
Il
prossimo impegno ci porterà a Cachile e dintorni. Sarà domenica 21 Novembre.
Pioggia o non pioggia, credo che si partirà ugualmente. In fin dei conti, la
visita del territorio e dei suoi monumenti coniuga felicemente l’utile della
cultura col dilettevole dello stare insieme, per conversare come solitamente non
accade. Soprattutto se attorno a una tavola imbandita; come quella che Doloretta
ci ha saputo apparecchiare.
Grazie
a lei, dunque; ma anche a Gianni e a Franco. E a Mario, il nostro Virgilio.
(Carlo Patatu)