FOTOGRAFIE DI CASA NOSTRA E DI FUORI    logo-mario.jpg (928 byte)    >>>>>>>

                                             Questa pagina, un pò come tutte le altre del resto, è aperta a chiunque voglia pubblicare qualcosa,
in particolare saranno gradite delle foto.
Per i testi e per le fotografie si può, se richiesto, mantenere l'anonimato. 

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E' tutto un dire, i più scettici tagliano corto dicendo che un luogo vale l'altro, che un
muro a secco lungo un seminativo più che su un pascolo, a linee spezzate e curve, mai
allineato  se non per brevi tratti, sono solo pietre informi talvolta anche brutte. Invece no, le pietre   parlano, raccontano la loro stroria geologica e spesso, anche quella archeologica.
Se non altro perchè la Sardegna è una delle terre emerse tra le più antiche, e in essa l'uomo
vi ha vissuto da centinaia di migliaia di anni. Da una ricerca condotta dalle Università di Sassari, Firenze e Pisa risulta che la presenza dell'uomo in Sardegna risale a circa 300.000
anni B.P. vicino alla nostra zona e precisamente lungo le rive del rio Altana, proprio  a un tiro di schioppo da casa nostra.

 

 

 

 

 

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Andare per funghi è un luogo consigliato, quasi dapertutto, si possono
raccogliere diverse varietà, che io spesso tralascio, perchè i miei vecchi che mi hanno insegnato a riconoscerli si sono limitati alle specie più comuni ma di un delicato sapore ancestrale.
I luoghi sono talvolta selvaggi e incontaminati, attraversandoli rilevi come le forze
della natura si siano incontrate amorevolmente e ai primordi scontrate intensamente
tra lave spumeggianti, che raffreddandosi, hanno dato le tonalità di rosa a quei bei
basalti che propongono forme da favola e vistosi picchi dalle forme inenarrabili:
fate e gnomi, animali d'ogni sorta, quasi sempre lugubri figure tra anfratti e rocce
che videro le gesta di
Juan Fais e dei suoi accoliti.Dice l'Angius "Questi luoghi boscosi sono stati in ogni tempo il nido de’ più scellerati, e in alcuni
siti sono tuttora durevoli le memorie funeste de’ loro delitti, e del disperato loro valore. È nobile sopra gli altri il castello di Oloitti,
rupi così dette per la loro forma e per lo scoscendimento de’ fianchi, dove nel secondo quarto del secolo scorso riparavasi spesso il
famoso bandito Giovanni Fay, di cui ti darò poi qualche contezza"
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Sempre il Casalis..."Dicesi che a piccol intervallo del fiumicello che lambe quelle ime rupi sia indizio d’un vulcanetto in un continuo fumo che spira da piccole fauci. Si è pure preteso sia in queste regioni un minerale di carbon fossile (in che certamente scambiano la lignite o antracite) e si possa trovare del ferro. Tra le terre vantasi certa specie di colore verdiccio e di un grave odor di zolfo, onde si trarrebbe del salnitro, e altre di cui volessero lavorare li vasai".

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Vorrei che le parole tacciano per lasciare spazio ai colori e ai luoghi che la Natura dal grembo di Madre Terra ci ha lasciato in uso. I colori e i profumi della terra arata e delle essenze millenarie ti lasciano sbalordito per il loro essere grandi in tutto.

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Non manca proprio niente. Le emergenze archeologiche sono numerose e disseminate qua e là senza soluzione di continuità, appaiono e scompaiono all'improvviso, talvolta evanescenti fantasmi poco rilevabili all'occhio dell'uomo comune.

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Si materializzano dentro un macchione di cisto o di lentischio secolare, dai rami contorti e modellati dal vento, dentro canaloni selvaggi e aspri,
percorsi da brevi corsi d'acqua quasi sempre a carattere torrentizio invernale, mentre esili rivoli scorrono nelle estati più calde e siccitose.

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Non mancano gradevoli paesaggi di colline e declivi dolci e sinuosi di terre fertili e umose e su prati trapuntati di esili pratoline si ergono
modeste e graziose chiesette campestri che trovano molta devozione di fedeli in giorni particolari dell'anno. L'uomo ha cercato di modificare
adeguandole, campagne e terreni ad una agricoltura moderna e razionale, mentre laddove la natura è più aspra e forte l'ha addomesticata,
introducendovi armenti e capre che vivono quasi in una situazione di primaria esistenza.

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"su Casteddu" , il nome è sicuramente del settecento quando per quelle rupi imperversava Juan Fais coi suoi accoliti, e deriva dal fatto che la formazione rocciosa dei basalti presenta rupi verticali simili ai bastioni e ai muri merlati dei castelli medievali. Il popolo dei nuraghi elesse quel luogo per accogliere un bell'esempio di nuraghe monotorre che se pure allo stato di rovina espone magistralmente gli arredi proponendo una lettura che sa molto di eretto a difesa del territorio anche se onestamente non mi dispiace la lettura che lo eleggerebbe a Tempio così com'è elevato al cielo. Sopra lo spuntone egli domina la base sottostante di basalti rosa foderati da cangianti tonalità di verde della macchia mediterranea che talmente è folta e intricata da rendersi difficilmente accessibile.

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