FOTOGRAFIE DI CASA NOSTRA E DI FUORI
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Una leggera coltre di neve ha
imbiancato il paese. E' il 19 Dicembre 2011, il cielo diventa completamente grigio verso
le 7,30 del mattino e per poco più di un'ora un nevischio compatto e irritante si abbatte
sui tetti delle case e per le vie deserte. Poi si tramuta in leggere falde, che cadono
lentamente sulle cose e sulle persone che sparute in piccoli gruppi di giovani, cominciano
a tirarsi le palle di neve. Mentre a ponente il cielo è ancora grigio, qui è turchino e
lascia intravedere un pallido sole che dona colore alle case appollaiate su per la china
delle colline.

Gli incendi, forse la piaga più grande del nostro territorio, hanno causato ingenti danni
al nostro patrimonio boschivo. Tuttavia negli ultimi dieci anni, da quando uno dei più
grandi e distruttivi incendi si verificò, le piante si sono riprese. La natura ha fatto
il suo corso con l'aiuto di una sempre maggiore coscienza civica del cittadino e con
l'impegno del Corpo Forestale che vigila su essa. Personalmente ho segnalato al
Dipartimento Forestale alcuni alberi secolari, tra cui il millenario olivastro de sa pala
de s'ozastru.

A dire il vero non sempre i contadini e per la maggior parte gli allevatori, sono propensi a segnalare questi grandi giganti al registro regionale, perchè pensano di essere gli unici proprietari della pianta e perchè dopo la segnalazione.."benint cussos in divisa e non siche andant pius!".

Dobbiamo prendere maggiore coscienza dei contenuti del nostro territorio e ricordarci che viviamo su di esso e da esso dipendiamo totalmente anche se i più credono il contrario. Vi è un cordone ombelicale che mai si deve staccare, pena di grossi sacrifici e traumi che si possono presentare come mancanza di acqua piovana e dunque sorgiva, penuria di frutti e di materiale per le costruzioni di cui non possiamo fare a meno. Non dimenticando il ruolo primario che la pianta riveste nella catena alimentare di cui l'uomo è il maggiore fruitore. Con la fotosintesi cattura l'energia primaria del sole trasformandola in frutta e legno dando nel contempo l'ossigeno.

Questo leccio secolare è avvinghiato ad un grosso masso di trachite quasi a voler dichiarare la sua potenza, la sua forza. Lo ha stretto in un abbraccio, in una morsa, ma non vuole stritolarlo, ne dichiara l'alleanza contro le intemperie e l'azione depauperatrice dell'uomo. Il progresso passa anche attraverso le fonti rinnovabili dell'energia e tra queste i parchi eolici, che hanno circondato il nostro territorio. Non sempre sono nati sotto una buona stella per cui, in diverse situazioni, sono stati fatti oggetto della giustizia. Se l'uomo non ha fretta di consumare i beni della natura, questa è pronta a riprendersi quello che abbiamo distrutto e modificato, restituendocelo in breve tempo migliore di prima. Se nel nostro futuro sapremo coniare sviluppo tecnologico e difesa dell'ambiente, questi, armonizzati, ci daranno benessere e energia pulita, a noi e alle nuove generazioni creando nel contempo sviluppo sostenibile e posti di lavoro per i giovani.
Mi si dirà "aria tritta"
ma io ancora credo nelle potenzialità della natura. Se cambierà il nostro modello di
vita potremo attingere in futuro, maggiore benessere e serenità. Guarda che bel bosco di
lecci: in primavera è trapuntato di pratoline e varie specie di orchidee endemiche della
Sardegna, mentre in estate, è tale e tanta la frescura delle sue chiome tra profumi di
pollini e canti di animali.