| SOMMARIO | I GIOCHI | |
| E' necessario
un pezzo di gesso per tracciare i confini del gioco, più spesso
sostituito da una pietra calcarea.In un campo in terra battuta o no
bastava un semplice legno. Ogni giocatore aveva a disposizione una
pietra piatta simile ad un pane (chilvaszu) da cui prende il nome il
gioco.Il numero dei partecipanti è libero.Era un gioco prettamente
dedicato alle femminucce. |
![]() Chilvaszeddu (oggi Paradiso, brucio ecc).Costituito da dieci spazi o caselle di cui la quinta, più grande, divisa dalle diagonali. Da uno a quattro le caselle prendevano il nome degli stessi numeri consecutivi, la quinta divisa dalle diagonali in quattro spazi interni si chiamavano: 5, campanedda, 6, colsthazu sanu, 7, colsthazu frazigu, 8, campanone. La penultima casella 9,terra e l’ultima 10, cielo. Il gioco consisteva nel lanciare una piccola pietra piatta dentro ogni casella consecutiva e senza che essa toccasse i margini delle caselle, (in quel caso si passava la mano all’avversario e si stazionava in quella casella per un altro turno) nell’andare a raccoglierla stando su una gamba (a s'anc'allitta), e tornare indietro allo stesso modo. Il gioco doveva essere eseguito con la regola “in tottu e pelstottu” che significava doverlo eseguire senza proferir parola od altro per non cadere nella penalità ed essere esclusi o rimaner fermi per un turno. |