I NURAGHI

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Cosa sia un nuraghe non è facilmente spiegabile, perché c'è, nella definizione, la necessità di comprenderne la funzione, non basta descriverlo fisicamente. Altrimenti basterebbe dire che è una costruzione di muratura di pietra a secco, di tipo ciclopico, la cui forma è quella di un secchio rovesciato di circa 10 m di diametro e più di altrettanti in altezza, con una o due camere ogivali interne e sovrapposte. Ma ogni archeologo, nel parlare di nuraghi, restituirà la sua convinzione di destinazione, sulla quale non c'è alcuna concordanza. Così il nuraghe è definito nel dizionario Treccani: «Tipo di costruzione preistorica caratteristica della Sardegna, la cui funzione rimane tuttora controversa: è generalmente un edificio a forma di torre troncoconica, costruito con rocce sedimentarie o eruttive (sempre senza malta cementizia), coperto con una pseudocupola e, nell'interno, spesso provvisto di nicchie e di una scala, ricavata nello spessore della muraglia, per accedere agli eventuali piani superiori e alla terrazza; nelle forme più complesse si tratta di gruppi di torri contenute entro cinte fortificate, aggiunte, a scopo difensivo, nell'epoca delle invasioni cartaginesi».

                      

                                    -esterno di un nuraghe e corridoio laterale-

 

Il canonico Giovanni Spano (1867) propende per la destinazione abitativa, mentre il Centurione (1888) li stima rifugi. Altri autori pensano a tombe, fornaci, prigioni. Per Massimo Pittau (1977) sono templi. Ma la tesi ufficiale, è la destinazione militare dei nuraghi.

               

                         -esterno di un nuraghe e volta della camera centrale-

 

Fra tutte le definizioni preferisco quella di Giacobbe Manca, perché questo studioso ha per così dire interiorizzato tutte le ipotesi  vecchie e nuove  con le oscillazioni proprie di chi ricerca. Ciò non è da considerare un limite.

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