I NURAGHI

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<<<   >>>                                                       LA LINGUA

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Quando gli Shardana erano in auge probabilmente c'era la lingua fenicia o quantomeno l'alfabeto fenicio per cui essi la conoscevano e la scrivevano molto bene se ci riferiamo all'iscrizione più antica ritrovata in Sardegna, cioè quella di Nora. Gli Shardana dunque scrivevano con una lingua fenicia ma parlavano una lingua asiana sarda. Nell'XI sec.d.C. troviamo diverse carte scritte con caratteri greci ma in lingua sarda, e ancora oggi forse non scriviamo la lingua sarda utilizzando l'italiano. Quindi gli Shardana pur non parlando la lingua fenicia lasciarono la loro impronta nella Fenicia e nei territori limitrofi: Zardana che era la Sardone dei crociati, Sardanas nei pressi di Tiro, Sardenay e Sardin. Anche gli antroponimi e i toponimi di quella regione sono comuni con la Sardegna e dovuti alla presenza degli Shardana: Addis, Arca, Arzan, Ashara, Asara, Balat, Bityas, Biti, Cara e Carala, Caralu, Charta, Kerkil, Gerra, Lair, Matthana, Marra, Marras, Melis, Miliz, Orthosia, Otthara, Otthieri, Sarbana, Tharrana, Usala, Usana, Usini, ed altri ancora.

Gli Shardana parlavano dunque la lingua dei faraoni? Una scritta ritrovata presso Cagliari appartenente al Medio Impero e un altra ritrovata a Tharros al tempo di Amenophis III, non furono certamente scritte in Sardegna ma ci vennero portate dagli Shardana reduci dall'Egitto. Essi importarono insieme alla scrittura anche il culto di Bes, potentissimo amuleto; era un dio benefico, divinità della gioia della musica e della danza, allontanava dalle abitazioni gli spiriti malvagi e malefici. Altro culto importato era quello di Osiris, di Isis e di Serapis, che ritroviamo raffigurati nelle tombe delle città sarde e negli oggetti ornamentali. Allo stesso tempo diventarono artigiani di pregevoli manufatti che diffusero in tutto il mediterraneo come gli scarabei, corniole, diaspri, sardoniche, opali e agate. Da ricordare ancora tra gli altri oggetti la croce ansata simbolo di vita, le accettine-rasoio in bronzo e poi orecchini pendagli etc.oltre a maschere grottesche che venivano disposte nelle tombe, e uguali a quelle trovate a Samo e a Sparta. In alcune città sarde si trovarono anche delle statuette in bronzo che raffiguravano la dea Hathor e di Faraoni.  Da questo possiamo desumere che gli Shardana ebbero stretti rapporti con l'Egitto, commerciali e non più in veste di pirati, o addirittura di tipo residenziale nei territori del Nilo.

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