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La grande e la PICCOLA storia

Microliti che risalgono al periodo "Clactoniano"

La selce "pedra Attalszina" di "monte Attalszu" e di "s'Attadinu"

 

Raschiatoio di ossidiana del "monte Arci"

Le rocce Eruttive possono essere:


-Intrusive-(granito,sienite,
gabbro)- La massa fusa a 2000° si raffredda sotto la crosta terrestre.


-Effusive-(basalto,ossidiana,trachite)-
La massa fusa affiora in superficie dove raffreddando solidifica. 

Formazione del tavolato calcareo di "sas Cudinas"

-strumenti dell'uomo paleolitico rinvenuti nel rio Anzos-

 

Gli uomini sapevano scheggiare la pietra con grande maestria. Da essa ottenevano le scuri e utensili taglienti e appuntiti per cacciare, scuoiare gli animali, tagliare le piante e forgiarle a loro uso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Numerosi corsi d'acqua sebbene a carattere torrentizio invernale confluiscono nel fiume Coghinas.
 In un recente convegno studiosi e ricercatori delle Università di Sassari, Firenze e Pisa hanno stabilito la presenza dell'uomo nella nostra zona risalente a circa 250.000 - 300.000 anni B.P. La zona è quella del "rio Anzos" direi quasi adiacente al nostro territorio, dove si sono trovati numerosi reperti fittili e classificati come  appartenenti al "periodo Clactoniano". La nostra zona era perciò fertile e ricettiva, adatta all'insediamento dell'uomo. Ricca di abbondanti acque, di flora e di fauna ma anche di grotte e caverne che fenomeni carsici e l'azione di agenti climatici avevano concorso a costruire.

amigdala, raschiatoio, coltello in selce del rio Anzos.

 I ripari sotto roccia vennero subito usati dall'uomo dove, vi trovava rifugio e sicurezza per se e per il suo gruppo. I fenomeni naturali che si manifestavano, venivano studiati e affrontati dall'uomo, e da essi traeva esperienza e, ragione critica. Uno di questi però lo intimoriva e lo preoccupava: la morte. Di essa aveva paura, per cui esorcizzandola ne dedusse motivo religioso e ragione di vita. Utilizzò per la sepoltura dei suoi cari le stesse grotte dove egli viveva col suo clan, ma poi  costruì dei siti appositi a ricevere i morti. Poteva trattarsi di semplici ciste litiche, talvolta semplici fossa, ricoperte di pietre per evitare che gli animali spazzini approfittassero del cadavere.

Talvolta venivano costruite là dove la roccia era più tenera, scavate nel terreno con una o più celle. Potevano essere isolate ma, il più delle volte si presentavano numerose a costituire una vera e propria necropoli. Queste costruzioni tombali riproponevano  quelle che erano le caratteristiche dell'abitazione del villaggio dove il defunto aveva abitato. Quando questi uomini costituitisi in comunità più o meno grandi possano considerarsi all'interno di una civiltà, questo davvero non lo so. Per certo una cultura per essere considerata tale deve avere alcuni presupposti comuni: un modo di pensare di comportarsi di costruire che può essere assimilato da altre comunità o per integrazione o  in modo forzato e la stessa viene poi tramandata e praticata dai posteri.