LA STORIA ANTICA
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Nel nuraghe Ispiene tempo fa fu rinvenuta una
navicella votiva: la scoperta fu del tutto fortuita, durante dei lavori
all’esterno del nuraghe. E’ il Taramelli che riporta la notizia nella sua
opera “scavi e scoperte”, descrivendola con minuzia.
La navicella è in bronzo, decorata con un alta
protome cervina; la sua lunghezza varia da 25 a 19 cm. A seconda che si
comprenda o no la protome; è quindi fra le più grandi navicelle votive
conservate.
La navicella del nuraghe Ispiene, dalle pareti
robuste, ha pianta ovale e la parte del fondo è ricurva, con un lieve
appiattimento nel centro ed uno stretto orlo sporgente; lateralmente si eleva
la robusta transenna traforata a zig zag, essa pure con orlo sporgente,
sulla quale si imposta il ponticello ricurvo
che si unisce alle due transenne.
Il ponticello presenta
un foro circolare per il passaggio dell’asta di sospensione (scomparsa).
Dal ponte di prora, molto corto, si eleva una grande
testa di cervo, col muso a punta, grandi orecchi e grandi corna a triplice
ramificazione. Oltre al foro del ponticello, sull’orlo della transenna si
notano quattro coppie di fori circolari, destinati molto probabilmente alla
inserzione di figurine di animali, specialmente di colombe.
Nonostante queste parti mancanti, la navicella è
egregiamente conservata. La figura del cervo è trattata con pochi tratti, con i
quali si riesce ad esprimere la forma della figura: sono accennati, meglio che
rappresentati, il muso, le narici, gli occhi sporgenti dell’animale.” E’
una stilizzazione già sapiente e
progredita, che ci conduce alla fine di un
processo evolutivo e che muove da un minuziosa e timida espressione
dell’originale per giungere ad una stilizzazione completa, come troviamo in
altre figure sarde” .Il motivo, lo stile, la tecnica sono senza dubbio sarde.
Questo reperto è una delle tante navicelle votive sarde; quindi è possibile
fare numerosi confronti, vista la vasta diffusione di questo oggetto come “ex
voto” in tutta la Sardegna, era infatti un elemento comune nei riti di tutta
l’epoca nuragica.
Una perplessità è sorta per la figura cervina della
protome, poiché più spesso si trova quella del toro.
La protome cervina su una navicella votiva, quasi
certamente funeraria, è sacra: collegata ad un culto a divinità funeraria, con
un dio di aspetto cervino, forse divinità dei monti e delle selve. Tutto questo
conferma che gli antichi sardi adoravano una divinità cervina ma è anche un
documento che ci conduce nelle misteriose concezioni religiose dei nostri
antenati.