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IL VILLAGGIO MEDIOEVALE DI ORRIA PITHINNA.
(a cura della dr.ssa Rosa Anna Cadau esperta di storia Medioevale)
Il villaggio medioevale di Orria Pithinna sorgeva in una piana campestre, molto fertile, a circa due Km e mezzo da Chiaramonti, non molto distante da Orria Manna.La zona fu densamente popolata sin dall’antichità, come testimonia la presenza di numerosi nuraghi e domus de janas.La villa probabilmente si sovrappose ad un precedente insediamento romano, come il sintagma Orria ( derivato dal latino horrea = granaio) pare chiaramente suggerire. L’aggettivo “pithinna” è da interpretare in relazione al villaggio omonimo di Orria “Manna”, evidentemente di maggiore entità demografica.Il villaggio appare citato per la prima volta in una scheda del condaghe di S. Michele di Salvennor, dove il toponimo è presente nella grafia castigliana ORREA PITIÑA.Si tratta di un atto di permuta di una serva (esclava), Maria Pira, tra il monastero di Salvennor e quello di Orria Pithinna. Fra i testimoni è presente Pedro de Serra de Jerusale, curatore dell’Anglona.La chiesa parrocchiale del villaggio era intitolata a Santa Maria, oggi conosciuta col nome di S. Maria Maddalena; il 1 luglio 1210, Maria de Thori, zia di Comita II, giudice di Torres e vedova di Pietro Maroniu, donò la chiesa insieme a quella di S. Giusta all’eremo di S. Salvatore di Camaldoli, nelle mani del priore Martino, con dotazione di terre, servi, serve, domus, saltus vigne, e “terra de fune”, con lo scopo di fondarvi due monasteri.La fonte è un atto di riconferma di una precedente donazione datata 10 luglio 1205. Non è dato sapere con esattezza in quale anno i monaci dell’ordine Camaldolese, fondato da San Romualdo nel 1012, siano giunti nel Logudoro, ma sicuramente ciò avvenne in data precedente al 1112. Il villaggio è quindi documentato nel pagamento delle decime ecclesiastiche degli anni 1341-42, e 1346-50.Il 30 giugno 1341, frate Giovanni, versa un acconto di una libbra di alfonsini minuti, come priore di ORIA PITCINA; il 29 settembre dello stesso anno, la decima di 9 libbre è versata dal canonico e rettore Manuele.
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Al centro Orria Pithinna, la fertile vallata ove sorgeva l'antico villaggio medioevale. | ![]() |
| Sopra: la bella chiesa
di S.M.Maddalena di Orria Pithinna. Sotto: la domus de janas testimonia la presenza dell'uomo da vari millenni. |
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Sopra: la chiesa di
S.Giusta de s'Abba o di Orria Pithinna. Sotto: il nuraghe di Badd'e' cheja. |
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Il luogo è ricco di resti di mura e restituisce delle prove dell'antica presenza umana. | ![]() |
Il 29 settembre 1342 è Leonardo, priore di
ORIA PICINA ad elargire una decima in
grano di 3 libbre di alfonsini minuti. Negli anni 1346-50, invece, si ha
testimonianza di due versamenti, uno erogato dal rettore e canonico Francesco
per due libbre di alfonsini minuti, ed un altro dal priorato di ORRIA
PICHINNA per il valore di tre libbre. Durante la dominazione
catalano-aragonese, il 23 marzo 1348, ORRIA
PITXINA, con Nulvi, Orria Manna, Ostiano de Monte e Martis, furono cedute
dalla Corona a Poncio de Santa Pau, un esponente di spicco della feudalità
catalana. Quasi un anno dopo, Pietro IV, re d’Aragona, in seguito alla morte di
Goffredo Gilberto de Cruïlles, concesse a Poncio de Santa Pau le ville di
Sanluri e di Donigala, in cambio di quelle di Ostiano de Monte, Orria Manna,
Martis, ORRIA PICHINA e Nulvi. Queste
ultime infatti, per quanto concesse al suddetto Santa Pau, erano state assegnate
dal governatore Rambaldo de Corbera a
Giovanni d’Arborea, fratello del giudice Mariano, il quale se ne era
impossessato senza aver avuto la ratifica regia.Quindi un inventario fiscale
aragonese coevo, relativo alle tassazioni dei venti villaggi dell’Anglona,
menziona il centro di ORRIA PITXINA.Gli uomini soggetti alla tassazione della “dada” (tributi di grano), tassati venti soldi, cioè una
libbra a testa, erano quaranta; la tassa per “majorja
e drets” era di quindici libbre. Un totale quindi di quaranta soggetti
fiscali poiché nel villaggio, la tassazione del “datum” era effettuata in
base a quanti abitanti erano sottoposti alla stessa tassa. Il villaggio nel 1388
doveva essere già abbandonato, giacché il suo rappresentante non era presente
ai trattati di pace stipulati tra la Corona d’Aragona ed il giudicato
d’Arborea. E’ probabile che gli abitanti si fossero trasferiti in seguito
alla peste nera del 1348 nel vicino borgo di Chiaramonti, sviluppatosi ai piedi
dell’omonimo castello fondato probabilmente dai Doria. Lo stesso villaggio di
Chiaramonti finì forse con inglobare il territorio di altri due villaggi. Il
Fara annovera Orria Pithinna nel 1584 tra i villaggi abbandonati dell’Anglona.
Nel 1684 l’ Aleo, cita ORRIA
PITINNA associata ad ORRIA MANNA, che, a parere dell’autore, anticamente
costituivano una prebenda del valore di duecento scudi.Quest’ultima
informazione venne poi ripresa nel 1769 nella relazione
sugli Stati di Oliva, dal funzionario Vincenzo Mameli de Olmedilla. Il “visitador”
spagnolo constatò la presenza, in una zona situata presso il monte di S.
Leonardo di Orvei, nei territori di Orria
Manna e di Orria Pizinna, tracce
di antiche popolazioni e di chiese che costituivano la prebenda del canonico di
Castelsardo del valore di circa centociquanta scudi.
(un ringraziamento particolare alla dr.ssa Rosa Anna per la sua gentilezza e
disponibilità. M.U)