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Nel mese di settembre, dopo anni che la parrocchiale era chiusa per il rifacimento del tetto e il recupero architettonico  di alcune parti di essa, finalmente i chiaramontesi hanno potuto vedere il rientro di San Matteo apostolo al suo "vero posto", diremo così, naturale. Il tutto egregiamente organizzato dai cinquantenni che con impegno e devozione si sono dati da fare per ciò che riguarda l'organizzazione della festa religiosa e civile, dando anche un colpo di mano a tirare su di vernice il grande portone dell'entrata principale ed altri piccoli ritocchi, che manco a farlo apposta la ditta appaltatrice dei lavori non avrebbe fatto in tempo a fare. L'amministrazione comunale capeggiata dal sindaco E.Schintu ha mostrato attenzione e sensibilità nel posizionare nell'ingresso laterale della chiesa, uno scivolo, che consente alle persone disabili un facile accesso alle funzioni religiose ma..... forse una piccola, non per questo non importante dimenticanza, che riguarda un passamano o ringhiera protettiva, in alternativa uno spessore antiscivolamento sul piano stesso, per renderlo attraversabile in sicurezza. Ma se di una colpa vorrei sollevare il sindaco del mio comune di un altra gli vorrei far carico e precisamente: 1) la sovrintendenza avrebbe dovuto intervenire sui lavori di restauro che quantomeno sono approssimativi e "falsi" in quanto non rispettano il preesistente, poiché i capitelli delle colonne all'ingresso esterno che inizialmente avevano una visierina o grondaietta, ora ne sono sprovvisti in quanto asportate indegnamente, così come i muri di raccordo che da questi vanno alla facciata principale sono anch'essi mancanti del bordo esterno che li rendeva piacevoli dal punto di vista estetico e armonici nella loro linea architettonica. Altrettanto dicasi dei cantoni vetusti che sono stati sostituiti, (speravo con altri di trachite dello stesso colore provenienti dalla cava originaria che si trova nella zona di "su Carralzu"), invece delle placche di cemento abborracciate nella superficie esterna e di colore diverso dalle altre, con uno stucco anch'esso di colore diverso e dato in maniera molto maldestra.
2) Al signor sindaco invece vorrei ricordare, che le liste dei lastroni di basolato che stanno nell'acciottolato non consentono il passaggio delle sedie a rotelle dei disabili, se non solamente, dalla chiesa verso la via Vittorio Emanuele. La legge numero tredici impone l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati e pubblici e gli amministratori dovrebbero avere un occhio di riguardo verso quei concittadini che non sono stati fortunati come noi, perchè così facendo si sviluppa negli altri un atteggiamento solidaristico e nello stesso tempo si concorre anche l'abbattimento delle barriere mentali che vogliono "su malaidu in domo sua". L'aspettativa è che l'acciottolato di nuova costituzione delle vie Mazzini e Lamarmora vedano un basolato con lastroni adatti allo scopo di cui si è parlato, e con un modesto intervento si potrebbero allargare le sedi di quelli già fatti delle vie Vittorio Emanuele e via San Matteo dalla chiesa a piazza Repubblica.

Al centro San Matteo apostolo che per anni è stato alla chiesa del Rosario.
In alto la nuova facciata della parrocchiale e in primo piano i pilastri monchi della loro visierina. In alto il piano inclinato per i disabili, ma privo di parapetto.
A sx il nuovo campanile, e a dx la vecchia parrocchiale a "su monte e cheja"

Ora vorrei fare una riflessione sulla processione che ha accompagnato il rientro del santo nella parrocchiale che sapeva di molto kafkiano, tra il sacro e il profano, il religioso e il pagano. Non ho capito bene se si trattasse di una cavalcata sarda o di una sartiglia, perchè come tale è stata interpretata da alcuni partecipanti.Tra i cavalli che hanno sfilato per primi giravano due mescitori di vino che facendo lo slalom tra cacche di cavalli e animali scalcianti a ridosso del pubblico lo offrivano ai cavalieri che non disdegnavano apprezzamenti ad alta voce a ragazze del pubblico e improperi alle bestie che purtroppo per loro, talvolta, si può essere montati anche da altri quadrupedi.Qualcun altro in modo alquanto maldestro ha tentato di mettersi in piedi in equilibrio sulla sella. Sono sfilati poi i costumi di Chiaramonti, e quelli di Sarule dove il suonatore di organetto intonava l'inno rivoluzionario di "procura de moderare barone sa tirannia", mentre il coro degli apostoli di Nulvi cantava un canto sacro e altrettanto faceva la banda di Ploaghe. Ho notato infine la simpatica presenza di don Tilocca e non quella di don Costantino che è stato da noi per diversi anni svolgendo al meglio la sua funzione pastorale. Il tutto alla fine, come si dice "a tarallucci e vino" in un rinfresco generale.
P.S: i fedeli e forse anche San Matteo gradirebbero che i funerali tornassero a svolgersi nella sua chiesa.