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Gli amici di Oschiri dell'Associazione "su Furrighesu" , presidente Giorgio Pala, al quale faccio un grandissimo augurio di pronta guarigione, ancora una volta hanno colpito nel segno. Ieri, 3 gennaio 2005 infatti, si è tenuta una conferenza- dibattito sul mito di Atlantide, antico continente scomparso che può essere localizzato in Sardegna. Sergio Frau, giornalista di Repubblica, e Franco Laner docente all'università di Venezia, hanno trattato i propri argomenti in modo semplice ma profondo e immediato nella comunicatività, coinvolgendo totalmente il pubblico presente.  Si è soprattutto focalizzato l'argomento sulle potenzialità che l'archeologia ha, sullo sviluppo del territorio e quindi sull'occupazione. Severa è stata la critica sui metodi e sui comportamenti di alcune sovrintendenze  condotte talvolta con metodi baronali. Il pubblico è intervenuto nel dibattito che è stato utile e pieno di proponimenti costruttivi.

Sopra il mondo antico conosciuto. A fianco i relatori al convegno organizzato dall'associazione "su Furrighesu" di Oschiri.

 La stessa presidente M.A.Mazzone della comunità montana del Monte Acuto ha voluto puntualizzare il suo personale interesse in tal senso, non tralasciando i buoni propositi per il futuro. Ma veniamo per un attimo allo tsunami che nel 1200 a.C, poi fermatosi, placando la sua ira, contro la barriera naturale della giara di Gesturi, avrebbe cancellato buona parte di questa grande civiltà. Una attenta rilettura degli scrittori e filosofi antichi, dice Frau, mi ha messo in condizione di ipotizzare il posizionamento delle colonne d'Ercole, non nello stretto di Gibilterra, ma tra le acque basse nello stretto tra la Sicilia e la Libia. Oltre le quali la grande isola di Atlantide (Sardegna) dove viveva la gente più longeva del mondo antico, in un territorio lussureggiante dove si effettuavano più raccolti all'anno. E di numerose torri e fortificazioni, ricco di metalli pregiati come l'argento e il rame, dove inattaccabile, viveva il grande popolo del mare degli Shardana.  Una riqualificazione del territorio passa attraverso la propria storia, non quella ufficiale, ma l'altra spesso negata, dai poteri forti che devono operare i loro profitti negando l'identità ai popoli. Le coscienze sono attente e mature, mai dome ma pronte a riprendersi quel ruolo che è proprio e che nessuno ne prima ne oggi riuscirà a toglierci.