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Carneade, chi era costui?

Il primo dubbio adombrato dal prof. Francesco Falchi è stato: era davvero questo mio zio, F.Falchi? La foto resa da noi disponibile non porta la firma che invece vi è rappresentata.In modo artificioso, per perseguire chissà che?

Ammesso e concesso che non si tratti di lui poco importa. Il dr. Patatu intendeva mettere in risalto la figura intellettuale dell'uomo, la sua moralità e il suo amore per Chiaramonti, suo paese, e ci è riuscito pienamente raccogliendo consensi e plausi da tutti.  A noi non importa che sia una ricerca scientifica, ci piace di più il taglio giornalistico.....e in questo Carlo non prende lezione da nessuno.    

LETTERA APERTA

Egregio prof. Francesco Falchi.

 

Non la conosco e non ho avuto al momento il piacere di conoscerla. Ciò che invece è stato possibile con due dei suoi figli, molto cordiali, uno, ventottenne laureto in diritto internazionale, l’altro Giulio. Non so nemmeno se queste righe la raggiungeranno o potrà mai leggerle, ma in tutti i casi voglio esprimere il mio parere, che è un totale disappunto, circa il suo intervento di sabato 4 Giugno 05,  al centro sociale di Chiaramonti, per la presentazione del libro su G.Falchi, a cura del dr.Carlo Patatu. Mentre lei esponeva, suo figlio, sedutomi a fianco e dietro mia richiesta, mi chiariva quelle che erano le sue osservazioni, ma più si andava avanti e meno ne capivo il significato ma più di tutto la sostanza delle stesse. E’ suo diritto come di chiunque altro esprimere il proprio punto di vista: ella ha espresso i suoi, noi chiaramontesi i nostri. Io ho conosciuto l’avvocato Giulio, col quale ho avuto una sporadica frequentazione; sa!! mio padre è un contadino, uno del popolo e le sue conoscenze non arrivavano tanto in alto. Nei primi anni settanta insegnavo alle medie di Florinas. Quasi adiacente alla scuola l’abitazione dell’avvocato, dove più volte ebbi il piacere di bere un caffè in sua compagnia  chiacchierando del più e del meno. Trascorrevo piacevolmente il breve tempo con lui, stentando a riconoscere in quella persona il grande proprietario di Cachile che, per molti di noi figli di contadini, e avvezzi alle fatiche del lavoro sui campi, costituiva una legnaia. Si caro professore si andava a far legna a piedi, i più fortunati a dorso d’asino. Talvolta a Cachile oppure a su Cobesciu. Lì andavo tranquillo perché tagliavamo il sottobosco preservando le piante migliori "da allevare" e c’era un amico proprietario(morto giovane con quel Male) compagno di studi che mi copriva le spalle.Anche a Cachile ripulire il sottobosco, lasciare le giovani piante da far crescere, ma talvolta qualcuno , appariva all’improvviso e ci sequestrava (si riprendevano il mal tolto......stranamente solo a fine lavoro, mai prima), il misero carico di legna, che serviva a soddisfare uno dei bisogni elementari dell'uomo, che era quello di scaldarsi. Tutto quel Ben di Dio ad appannaggio di una sola famiglia? Quando è stato pubblicato il libro devo dirle che la maggior parte delle persone lo hanno letto subito, e molti chiaramontesi si sono ricreduti (io per primo) in quello, che forse era solo un luogo comune, sul "si dice" delle famiglie maggiorenti del passato a Chiaramonti, e prendevamo atto invece, della magnanimità di Giorgio Falchi,  accomunando ad esso l’intera famiglia. Insomma anche la povera gente lo pensava "Uno di Noi". Lei invece, così facendo ci ha messo la pulce nell’orecchio risvegliando ricordi anche spiacevoli. Io ho visto la figura di G.Falchi  che non conoscevo, come un filantropo, cioè colui che ha un sentimento di amore per l’umanità e che spinge a promuovere il benessere e la felicità altrui. Ora mi viene il dubbio che egli sia stato una sorta di capro espiatorio, di qualcosa che non lo riguardasse direttamente, ma che potesse provenirgli da altri. Sa!, ci ha fatto venire delle "cattive idee" e d’altra parte, non si spiegherebbe come, nel suo testamento abbia deciso di regalare quasi tutto a Chiaramonti e a noi chiaramontesi. Poco ai suoi parenti. La saluto cordialmente e rimango a disposizione, sua e dei suoi figli.

Mario Unali, chiaramontese.