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Chiaramonti 18/08/2005

La castellana più bella d'Italia per il 2005, e fino ad Agosto 2006, sarà la chiaramontese M.Teresa Denanni. Così ha decretato la giuria, che sabato 13 agosto 05, a Caccamo in Sicilia si è riunita per scegliere tra le rappresentanti di tutte le regioni italiane, la più bella. E' un traguardo molto ambito, quasi inaspettato che però era alla nostra portata così come si è dimostrato. La dr.ssa Pizzo coordinatrice della manifestazione storico culturale  "la castellana d'Italia", ha parole di elogio per tutti i rappresentanti, ma in particolare per la delegazione sarda, cittadini di Chiaramonti (SS), guidati dal sindaco Schintu  che rappresentavano la Sardegna. Belli e interessanti i  costumi dell'epoca, altrettanto ricco il paniere dei prodotti locali. L'importanza della manifestazione nazionale ci ha dato la possibilità di presentare i prodotti agroalimentari  e di  promuovere altre attività legate alla cultura e all'artigianato.

La castellana più bella d'Italia per il 2005 è della Sardegna: chiaramontese, al centro tra le rappresentanti della Sicilia e del Veneto.

La VI^ edizione (finanziamenti regionali permettendo), si farà ad Agosto 06, quando la castellana si recherà nuovamente a Caccamo per passare lo scettro alla nuova eletta. Per mancanza di fondi non si è svolta l'edizione del 2004, e la castellana abruzzese, vincitrice del concorso del 2003, non è venuta al passaggio delle consegne per motivi di lavoro. Il prossimo anno, sarà un' altra  occasione per promuovere ulteriormente, le numerose potenzialità della nostra regione, e in particolare quelle di Chiaramonti e del suo territorio, chiamando allo scopo una persona esperta di commercializzazione e di immagine che saprà armonizzare il pacchetto da presentare alla manifestazione del 2006. Tutto è bene quel che finisce bene, nonostante la cantonata di far vestire i panni della castellana a donna Lucia Tedde, vissuta circa tre secoli dopo. (v. La Nuova Sardegna del 7 Agosto 05).

Chiaramonti 24/08/2005

Ai chiaramontesi l'idea che donna Lucia Tedde Delitala vesta i panni della castellana più bella d'Italia, non va proprio giù, (v.La Nuova Sardegna del 24/08/2005, cronaca di Ozieri): primo perchè donna Lucia potrebbe non essere di Chiaramonti ma di Nulvi, bantitessa e forse poco bella ma enormemente baffuta. Secondo perchè vissuta a metà settecento, mentre le vicende del castello vanno da un periodo all'incirca dal 1300 e fino al 1480. Quindi fermo restando che apprezziamo molto che Maria Teresa abbia vinto (ha tutte le carte in regola), così non è per la scelta del personaggio che si voleva rappresentare e per la forzatura di farle vestire quel costume che con gli abiti della fine del settecento e inizi dell'ottocento poco ha da spartire. La scheda tecnica con i dati del personaggio, preparata dal comune e letta dal presentatore a Caccamo, deve aver fatto rabbrividire la nostra castellana che sfilava presentandosi al pubblico con si grave pagella. Ma si sa "tutto è bene quel che finisce bene" e...meglio di così cosa si può pretendere? Che si operi con maggiore umiltà; d'altra parte chi di dovere era stato informato e poteva evitare di prendere una cantonata del genere. Mi si passi la libertà di esprimere il mio personale parere, ma ...con la cantonata, avete preso l'intero isolato.

Brevi note storiche:

I Doria, famiglia nobile genovese, giungono in Sardegna nel XII° sec. e il castello di Chiaramonti viene edificato probabilmente nel XIII° sec. Nel 1322 Don Alfonso di Aragona conferma i possedimenti a Branca Doria e suo figlio Barnaba. Nel 1348 il castello è occupato da Rambaldo di Corbera. Dopo varie lotte interne alla famiglia dei Doria, il re Pietro d'Aragona nel 1355 conclude la pace di Sanluri e il castello viene assegnato a Matteo Doria, anche se momentaneamente ne diventa proprietario il vescovo di Oristano in attesa che il papa Innocenzo VI° decida il legittimo proprietario. Nel 1357 muore Matteo e gli succede il nipote Brancadoria figlio di Brancaleone. Il re Giovanni d'Aragona che succede a Pietro, riapre le trattative con Eleonora d'Arborea moglie di Brancaleone. Nel 1388 a Cagliari si stipula il trattato di pace e a rappresentare Chiaramonti e Anglona c'è Nicolo Vare. Muore Eleonora d'Arborea e Brancaleone vuole esercitare i diritti di possesso, ma gli arboresi riconoscono Guglielmo di Narbona, figlio di una sorella di Eleonora. Nel 1411 questo fa prigioniero Nicolo Doria figlio di Brancaleone, che  sposa la sorella di Leonardo Cubello, marchese di Oristano e erede dello stato di Arborea, con i territori di Monteleone,Castelgenovese, Bonvicino, Ardara e Chiaramonti con le regioni di Capodacque del Meilogu e Anglona.Il castello di Chiaramonti nel 1412 viene assediato da Guglielmo di Narbona dalla collina di Codinarasa, ma fallisce nell' intento di impadronirsene.Nel 1437 è proprietario Nicolò Doria che capitola nel 1448, scrivendo la parola fine al dominio dei Doria in Sardegna. Notizie contradditorie danno come proprietari del castello Angelo Cano di Sassari, ed altre lo dichiarano venduto da Francesco Gilalberto Centelles a Salvatore Cubello. Nel 1470 Salvatore Cubello lascia il castello di Chiaramonti a Leonardo di Alagon che gli viene confiscato nel 1477 e infeudato a Serafino Centelles figlio di Gilalberto nel 1480. Ben presto fu abbandonato e cadde in rovina. Forse nel 1500 o addirittura nel 1600 vi si edificò la parrocchiale di San Matteo recuperando parte delle rovine.

Lucia Tedde Delitala: 

«C'è in questo regno di Sardegna una famiglia divisa, chiamata Delitala, paragonabile agli antichi Guelfi e Ghibellini. Due di loro sono in prigione, due condannati a morte in contumacia. Altri due, con molti parenti, sono a capo dei banditi. Si può dire che sono i piccoli sovrani della Gallura: e non c'è possibilità di arrestarli, perché ci sono montagne, boschi e luoghi dove non ci si può servire di guide. Anche le donne e le ragazze di questa casata fanno la guerra, e donna Lucia Delitala è stata due anni in prigione. E una giovane di circa quarant'anni che non si è voluta sposare per non dipendere da un uomo, secondo quanto lei stessa afferma. Ha due mustacchi da granatiere e usa le armi e il cavallo come un gendarme. Ora che è stata graziata, vive abbastanza tranquilla».Questo curioso ritratto di una nobildonna sarda del Settecento è in una lettera che il viceré di Sardegna, il marchese Carlo Amedeo Battista di San Martino d'Agliè di Rivarolo, scriveva verso il 1735 al re Carlo Emanuele III°, intenzionato a sradicare dall'isola la piaga del banditismo e della delinquenza.

Lo stesso Manno la chiama «ardita virago che destreggiavasi col cavallo e collo schioppetto, e al pari di un brigante ebbe a soggiacere per alcuni anni a pubblica custodia».

 La patria di donna Lucia è Nulvi, anche se non tutti gli studiosi ne sono convinti. La bella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta è stata fondata dalla sua famiglia.

 Così si legge nel registro dei battesimi:

              «Primo giugno 1705, Nulvi. Lucia figlia legittima e naturale dei nobile don Francesco Delitala e di donna Giovanna Maria Tedde sposati [e dimoranti in questo] paese, fu battezzata da don Giovanni Maria Addis di questo paese, nacque il 29 del trascorso mese di maggio, essendo testimoni il nobile don Tomaso Tedde Delitala e donna Lucia Tedde Delitala.

 Secondo la tradizione popolare i suoi lineamenti, delicati e distesi nei giorni di felicità, si indurivano repentinamente nei momenti difficili, nel divampare di una battaglia, fino ad apparire quasi mascolini. Forse di qui nasce la leggenda sottoscritta dal Manno sulla sua bruttezza. La si voleva addirittura coperta di peli dai piedi fino al viso, ossuta e senza quella morbidezza del corpo che distingue la donna dall'uomo. Un ipotesi che odiasse gli uomini, considerandoli addirittura avversari, contrasta con un'altra molto diffusa che la farebbe morire bruciata viva durante una notte d'amore, per opera di una fazione avversaria, nel letto della sua casa della vicina Chiaramonti, di cui i Delitala erano feudatari.

Molto spesso in coppia con Chiara Unali, moglie del Fais, seminò il terrore tra le milizie regie che, incalzate dal viceré, non davano tregua a quanti avessero anche solo il nome di facinorosi. La spericolata irruenza di donna Lucia, la coraggiosa prudenza di Chiara Unali e la ferocia di Giovanni Fais si abbattevano come un uragano sui soldati dei distaccamenti che il Rivarolo destinò stabilmente a Ozieri e Nulvi. 

Nel Dizionario del Casalìs (più di venti volumi che escono tra il 1833 e il 1856) Vittorio Angius, che ne curò le "voci" sarde, la ricorda così: «Costei nel combattimento durato per tre giorni in Chiaramonti tra i Tedde e i Fais così operava valorosamente che sosteneavi le prime parti, e molti uccise. Era intanto dispregiatrice delle femmine, le quali troppo studiosamente si attillavano e vestivano come non conveniva alla loro condizione; che non temperavasi dall'onte anche nella chiesa, e con forbici guastavane le robe. Dopo molte ferite da lei inferte a' suoi nemici, e molte uccisioni, venne finalmente il suo triste fine, e per tradimento della cameriera fu strangolata nel proprio letto.

Ma forse vide giusto, un secolo dopo, un altro Savoia: quel Carlo Alberto che affermava che la Sardegna, per essere redenta, aveva bisogno più di bravi missionari che di soldati. Gli aveva dato ragione, sessant'anni prima della sua nascita, il gesuita padre Vassallo che nel 1738, il 4 aprile, venerdi di Quaresima, aveva riunito nella chiesa parrocchiale di Nulvi i capi delle due fazioni, don Giovanni Tedde e don Antonio Delitala. 1 due feroci nobiluomini si presentarono seguiti ognuno da una schiera di loro seguaci, umili come postulanti, sul sagrato della chiesa. Deposte le armi ai piedi di padre Vassallo si scambiarono commossi il bacio della pace, lavati per sempre da un mare di sangue fraterno sparso per vendetta e sete di potere.

Donna Lucia, non si sa perché, a quella "pace non c'era.

 

Don Posadinu,parroco attuale di Nulvi: « .....donna Lucia Tedde e donna Lucia Delitala,sono la stessa persona? Contraddicono autorevolmente questa tesi i registri parrocchiali, dove vengono usati indifferentemente i nomi di donna Lucia Tedde Delitala e donna Lucia Delitala Tedde.  quindi inesatta l'ipotesi che donna Lucia Delitala (la quale non prese parte alla pace del 1738, ma fuggì in Corsica con uno dei suoi mitici cavalli) fosse di Nulvi e che invece donna Lucia Tedde, autrice del lascito ai gesuiti d'Ozieri, fosse di Chiaramonti».