CHIARAMONTI: fra il reale e il virtuale.

                                                                              

Le feste civili e religiose nel nostro centro sono numerose e ripropongono usi e costumi del passato, ma anche manifestazioni moderne se pure a livello amatoriale. L'amministrazione comunale dovrebbe promuovere progetti di recupero e ricerca della nostra storia cercando di coinvolgere la scuola.

  Una scampagnata dal sapore vagamente folcloristico, un pò di storia e di archeologia e i giochi sono fatti. Ci si incontra insieme si socializza e si conoscono altre persone. Con progetti più mirati avremmo coinvolto maggiormente le persone convenute, promovendo la nostra storia e la nostra cultura, in un territorio che vanta emergenze rapportabili alle diverse epoche storiche.   
 

Oggi Chiaramonti si presenta al visitatore casuale come un piccolo centro ridente e felice, nonostante
 la piazza e gli angoli che la circondano lascino molto a  desiderare. La pulizia della piazza è
superficiale, scarsa  la manutenzione agli impianti, e la cura al modestissimo verde pubblico quasi
assente. Quest’ultimo si fa per dire, è in mano  agli storni, che hanno coperto di guano tutta la
superficie e i giochi sottostanti i posatoi notturni, con grave danno alla salute pubblica, in particolare
 dei vecchi, e dei bambini che vi giocano sovente. I suoi abitanti vivono la crisi economica e
occupazionale quasi con deferenza, ma anche con malcelata rabbia e impotenza imprecando contro le
 istituzioni centrali e più di tutto a quella locale, assente e sorda anche nelle manifestazioni più scontate.
Il paese è abbandonato a se stesso, privo della benché minima programmazione politica in generale, in
particolare quella per la riqualificazione dell'abitato e l’ammodernamento della viabilità interna. Eppure
vi sono realtà vive e vegete, giovani e meno giovani che progettano e organizzano eventi di un certo
spessore culturale. Una Pro Loco che una ne pensa cento ne fa, altre associazioni di tipo laico e religioso che
fanno a gara a proporre manifestazioni musicali, sportive e di tipo ricreativo. Non sono da meno
qualche gruppo politico e comitati spontanei che nascono per l’impegno di qualche emigrato che
puntualmente fa rientro nel luogo natio. Per sostenere le spese si raschia il barile, ma tutti, diciamo
 tutti partecipano secondo le loro possibilità. Talvolta però il rischio è grosso. Tanta carne al fuoco è
a discapito della qualità dell’evento, e si rischia che a mangiarla siano gli stessi organizzatori e cerchie ristrette di amici. Certe manifestazioni sono superate, obsolete e fuori luogo, non se ne capisce la motivazione propositiva, così come alcune sagre di prodotti che oramai non si producono più in loco e sono solo un vecchio ricordo.  Già un vecchio ricordo, di quando le industrie casearie trasformavano migliaia di ettolitri di latte, impegnando centinaia di famiglie. Di conseguenza tutto l’apparato economico ne beneficiava e con l’indotto si coinvolgeva tutti nelle più disparate attività commerciali. Fiorente la campagna nelle coltivazioni e nell’allevamento. In paese si contavano centinaia di orti e di vigneti quasi sempre con annessi i frutteti. Ricco di oliveti e piccole industrie di trasformazione. Molti giovani e meno giovani hanno dovuto ripiegare su altri lavori, talvolta meno remunerati, occasionali e spesso in nero. I più vecchi si ritrovano a fare il conto col quotidiano,con le pensioni sempre più esangui, demotivati  nella partecipazione alle manifestazioni talvolta troppo chiassose. Il più delle volte isolati dentro i loro ricordi che stancamente propongono ai giovani che non li ascoltano, presi come sono dalla musica negli auricolari e dalla lettura e scrittura degli sms sparati dagli amici vicini e lontani, di messaggi senza senso, vuoti nel contenuto come vuoto appare il futuro.

Le feste e le sagre hanno richiamato sempre un gran numero di persone, soprattutto quando, all'interno delle manifestazioni, si servivano i pasti a gratis. Grazie ad un certo numero di volontari si è fatto fronte in maniera egregia alle esigenze di migliaia di persone che in termini economici hanno portato ben poco. Ai margini le situazioni di povertà estrema, vedono il nostro centro percorso in lungo e in largo da extracomunitari, che tuttavia hanno stretto rapporti amicali con i chiaramontesi.

Sotto nell'ordine da sx a dx le tre industrie di trasformazione del latte. Sono state una felice realtà economica per decenni. La loro presenza ha contribuito a migliorare la situazione economica di molte famiglie chiaramontesi. Al centro il gruppo Pastori che fino a tempi recenti ha svolto la sua attività.