Ploaghe, emergenze archeologiche: il nuraghe Crapianu

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Pubblico volentieri e con piacere uno dei tanti lavori dell'amico G.Dore. Da tempo e con ottimi risultati, si dedica alle emergenze archeologiche sarde, comprese quelle della nostra zona. Le foto si riferiscono ad una escursione di qualche anno fa con nutrito seguito di semplici amatori, e di specialisti della materia, tutti fieri della storia della nostra amata Sardegna.

 

L’inedito protonuraghe Crapianu di Ploaghe.

L’originalità di un monumento. di Graziano Dore.

 

Riassunto

L’inedito protonuraghe Crapianu sembra rappresenti un esempio decisamente originale nel panorama degli edifici nuragici arcaici chiamati protonuraghi.

La particolarità più significativa consiste nel fatto che conserva, all’interno di un’ampia camera rettangolare, inequivocabili tracce di un ripiano di appoggio (risega) che sosteneva la camera del primo piano, a due metri e mezzo d’altezza. Ad oggi solo due monumenti possono essergli comparati per la particolare soluzione adottata: il Mesu ‘e Rios di Scano Montiferro ed il Pinnadu di Cossoine. Inoltre, la verticalità delle pareti residue ed altri indizi rendono verosimile -ma non certa- l’esistenza, veramente inusitata, di un secondo piano (tavolato) sovrapposto. Infine, si può ancora più fortemente presupporre, ed è un ulteriore motivo d’interesse, un sistema di copertura non litico- né a tholos (cupola), né a tholos tronca, né a chiglia di nave rovesciata- ma in legno, forse a doppio spiovente. Sulla scorta di queste peculiarità si propone in questa sede una nuova variante alla classificazione dei protonuraghi- ideata dai Manca-Demurtas e da Ugas- vale a dire quella dei protonuraghi a camera soppalcata, che meglio sottolinei il ruolo preponderante della tecnologia del legno all’interno dell’edificio.

Il Crapianu potrebbe rappresentare un tentativo, che ebbe scarso seguito, di sostituire le opere in muratura con opere di carpenteria nella copertura del tetto; al contrario, i tavolati intermedi all’interno delle camere dei nuraghes più evoluti a tholos- individuati anche nelle immediate vicinanze- testimoniano che si mantenne viva nel tempo questa tradizione costruttiva documentata nell’edificio ploaghese. Un nuovo significativo indizio di un processo evolutivo interno dal protonuraghe al nuraghe a tholos?

 

La struttura

 

Il nuraghe Crapianu di Ploaghe[1] sorge a quota 480 m slm, in un leggero pianoro, privo nelle immediate vicinanze di barriere naturali, a breve distanza da risorgive. La zona su cui insiste il nuraghe conserva ancor oggi lembi di foreste in antico certamente più fitte ed è delimitata ad ovest, a circa 700 m, dalla pronunciata terrazza vulcanica (una “cuesta”) di Punta Mandra Comida; a nord dal corso del riu Crapianu; a sud da un altro torrente dalla portata più esigua. Entrambi i modesti corsi d’acqua scorrono paralleli a circa 200 m dal nuraghe. Ad est, infine, è presente un versante- che degrada a valle in modo più accentuato immediatamente dopo il monumento- ricoperto da fitta macchia arbustiva e foresta di roverelle prima di un disastroso incendio che ha devastato la zona un paio d’anni fa.

Il Crapianu è attualmente in comunicazione visiva con altri nuraghes, tra cui il Bidighinzu ed il Teti di Ploaghe a sud.

Il nuraghe appare all’esterno non dissimile da molti nuraghes circolari a tholos, assai numerosi nel territorio. Ha un diametro di base di m 12,94 (sull’asse Nordest- Sudovest) e di 12,33 (nell’asse Nordovest-Sudest).

La tessitura muraria esterna è composta da filari molto irregolari, con blocchi poliedrici disposti spesso ad incastri e lastre utilizzate per pareggiare i piani di posa dell’assise (filare) superiore. Il pietrame è incoerente: grossi blocchi si alternano a pietre più piccole frammiste a numerose zeppe di rincalzo.

La roccia utilizzata é vulcanica effusiva (ossia proviene da magmi consolidati). L’altezza massima (m 5,77) si raggiunge sul lato est, a destra dell’entrata; si mantiene prossima ai 5 m lungo tutto il perimetro, sia all’interno sia all’esterno. Lo stato di conservazione delle comunque imponenti strutture residue può considerarsi buono, se si eccettuano alcuni vacui nella massa muraria che dovrebbero essere urgentemente colmati affinché non causino ulteriori cedimenti.

Il nuraghe presenta notevoli peculiarità al proprio interno. E’ munito di un solo ingresso, monumentale (alt. 2,25, largh. 1,27\1,00), orientato ad EES, privo di finestrino di scarico. Il finestrone (fig. 1, F)- sovrastante, in posizione leggermente decentrata, l’ingresso al piano terra- aveva la funzione di far penetrare luce ed aria alla camera del primo piano ed è posto stranamente ad una quota bassissima: appena a m 0,60 al di sopra dell’architrave dell’accesso terreno. In seguito capiremo il perché. Varcato l’ingresso ci s’immette in un breve corridoio (lungh. m 2,98), a copertura tabulare, composto da quattro lastroni di grosse dimensioni. Il corridoio, che decresce in altezza di circa m 0,40 rispetto all’entrata, sbocca nella camera basale (m 6,32 x 3,52), eccentrica[2], insolitamente disposta a pianta rettangolare, con angoli arrotondati. All’interno si scorge un debole strato di deposito (circa 40 cm) composto da terra e pietrame. Colpisce subito il volume della stanza, priva di copertura: lo esaltano le pareti perpendicolari o in scarso aggetto rispetto al piano di calpestio[3].

A circa m 2,40 dal battuto originario è evidente una risega (ripiano) (fig. 1, RIS.) che è stata ricavata facendo arretrare la muratura dei filari superiori[4]. Questo ripiano (profondità m 0,20\0,30) è presente su tutto il perimetro della camera, tranne che nella parete di fondo dove comunque si notano delle cavità utili per l’ancoraggio di travi. Sugli altri lati della camera, nella parte interna della risega, si notano altri fori risparmiati ad hoc nella muratura. Sia la risega, sia i fori sostenevano indubbiamente un tavolato in legno creando un altro piano che raddoppiava lo spazio utile interno del nuraghe (fatto originale ed assolutamente desueto, come vedremo, se rapportato alla documentazione attuale dei protonuraghi nel contesto isolano). Di conseguenza si può affermare che esistevano almeno due camere direttamente sovrapposte, una al piano terra ed una superiore con battuto in legno. In base ad alcuni indizi, inoltre, mi pare lecito ipotizzare, come vedremo, che di camera superiore in legno n’esistesse addirittura un’altra; se cosi fosse emergerebbe una strutturazione con 3 piani sovrapposti di cui i due superiori poggianti su tavolato (vedi ricostruzione fig. 2).

Torniamo al tavolato della camera al 1° piano: vi si poteva accedere con una semplice scala a pioli dal basso oppure percorrendo la rampa principale (fig. 1, R1), di dimensioni monumentali (largh. m 0,75\1,78, altezza max m 3,80), che parte alla sinistra dell’andito e si conclude, dopo una rotazione a semiellisse, proprio all’altezza del tavolato grazie ad un ingresso (fig. 1, sezione, PR1)- di cui è meglio conservato lo stipite destro- intenzionalmente obliterato in epoca recente. Occorre rimarcare che questa rampa è definibile per circa due terzi del percorso come un semplice corridoio, manca, infatti, di sostanziale inclinazione. Solamente nella parte finale, originariamente, superava in un breve spazio il dislivello per giungere al tavolato grazie a dei probabili gradoni ora divelti. La “rampa-corridoio” ha sezione subrettangolare ed il soffitto chiuso da poderosi lastroni posti di piatto. Manca, in effetti, di quell’aggetto (inclinazione) caratteristico dei due paramenti che chiudono ad ogiva; inoltre, dal tratto mediano in avanti, la copertura è saliente e scalare, creando un effetto di sapiente monumentalità. Lungo la rampa s’incontrano tre occhi di luce utili a rischiarare l’ambiente.[5] Sono a sezione quadrangolare, poco o nulla svasati (strombati) verso l’interno, come di solito ci si aspetterebbe.

Il tavolato del primo piano, che si trovava all’altezza della risega, era illuminato dal citato finestrone (fig. 1, F) che si apre sopra l’ingresso terreno. Così si spiega perché giaccia ad una quota così bassa: il finestrone aveva per l’appunto il compito di fornire luce e calore all’ambiente soppalcato posto a soli due metri e mezzo dal pavimento.

L’ingresso (fig. 1, PR2) di un’altra molto probabile rampa (fig. 1, R2), il cui percorso si sovrapponeva a quello della rampa principale al piano terra, è dislocato nel paramento meridionale. Quest’ingresso è rilevato di m 0,80 rispetto alla risega.

L’ulteriore camera poggiante su tavolato- l’ipotetico 2° piano a cui si è accennato, di cui non si hanno elementi certi (come la risega o i fori per l’alloggiamento di travi)- è indiziata dal fatto che:

Alla luce di queste premesse ritengo più probabile che tutto questo volume utile (dal tavolato del 1° piano al solaio) non fosse rimasto inutilizzato: vi poteva essere un altro ballatoio ligneo che sosteneva pertanto la camera ipotizzata del 2° piano, a cui si accedeva, lo ripeto, dalla seconda rampa che compiva la medesima rotazione della rampa principale al piano terra.[6]

Dal 2° piano si poteva infine raggiungere il terrazzo tramite una scaletta in legno (fig. 2).

Prendiamo in esame la copertura del nuraghe di cui oggi è privo. Sembra proprio non cogliersi un’inclinazione tale, a mio modo di vedere, da giustificare una copertura litica a chiglia di nave rovesciata, tramite una volta ad ogiva (oppure tronco-ogivale). L’alzato si conserva, come detto, per circa 5 metri ed esprime una sostanziale verticalità che mi spinge ad ipotizzare, perché più plausibile, un interessante e di certo inconsueto solaio ligneo a doppia falda come sistema di copertura (Fig. 2). Il medesimo tetto ligneo poteva esser ulteriormente isolato tramite un intonaco d’argilla essiccata frammista a rami e strame (paglia), allo stesso modo della copertura degli arcaici protonuraghi di Sa Corona (Villagreca) e di Bruncu Màdugui (Gesturi) (Lilliu 1988, pp. 176-179).

Nel nuraghe non si scorgono vani sussidiari; infatti, non sono presenti nicchie (né in andito, né in camera), se si eccettua un accesso (resta lo stipite sinistro) d’incerta definizione (fig. 1, N)- sul lato nord-est, rilevato di circa un metro sulla risega- di cui non si coglie più lo sviluppo; potrebbe essere una nicchia, oppure non è da escludersi si tratti dell’accesso ad un’ulteriore rampa per raggiungere la camera supposta del 2° piano.

In merito alla scelta di avanzare una ricostruzione dell’edificio, si concorda pienamente con le idee sostenute da Carandini, secondo il quale “Non ha senso ritenere che un’ipotesi non meriti una ricostruzione perché altre sono possibili o perché di troppo recente formulazione. Non si devono pubblicare solo le soluzioni consolidate o univoche (…). Vi è un timore paralizzante e autodistruttivo dell’errore, per cui ci si astiene dalle ricostruzioni(…). Occorre invece sopportare gli sbagli cui possiamo andare incontro considerandoli non più come deviazioni dal vero ma come elementi produttivi di movimento verso una realtà comunque irraggiungibile.” (Carandini 2006, p. 146).

 

 

Per un nuova variante dei protonuraghi

 

Le peculiarità di cui si è detto, principalmente l’assenza della copertura ad anelli di pietra concentrici (tholos), fanno rientrare il monumento nella categoria dei cosiddetti nuraghi a corridoio o protonuraghi (Manca-Demurtas 1992, p. 178, 180) [7].  In sostanza vi sono diversi elementi strutturali distintivi, oltre alla mancanza della tholos, che non si trovano nei nuraghes a cupola (o sono rarissimi) quali la verticalità delle pareti interne; la camera rettangolare; la rampa a sezione rettangolare; la rampa inferiore e quella superiore sovrapposte su un unico lato dell’edificio. Altri accorgimenti costruttivi, che possono difficilmente cogliersi nei nuraghi a tholos, sono dati dall’assenza del finestrino sopra l’architrave d’ingresso, gli occhi di luce della rampa senza o con minima svasatura (strombatura) verso l’interno.

Il confronto più immediato per questo monumento parrebbe possibile, di primo acchito, con i protonuraghi definiti dai Manca-Demurtas a camera naviforme vale a dire quei monumenti costituiti ”dall’ambiente principale che occupa uno spazio rilevante, determinato dall’ampliarsi delle pareti laterali del corridoio e dal progressivo elevarsi della copertura che s’innalza verso il centro chiudendo ad ogiva tronca o a cuneo” (Manca-Demurtas 1992, p. 107). Sulla base di quanto esposto ritengo che sia riduttivo o fuorviante ascrivere questo monumento- seguendo la tipologia ideata da Manca Demurtas- nei protonuraghi a camera naviforme, poiché  non vi sono elementi che facciano presupporre una copertura interna a schiena d’asino (cioè con le due pareti laterali che aggettano progressivamente sino a congiungersi) che caratterizza quella particolare classe di nuraghi a corridoio, come il Crastu A- Soddì (Santoni 1980, p. 160, fig. 152; Manca-Demurtas 1984, p. 635-6, fig. 16), Orgono- Ghilarza (Contu 1981, p. 23, fig. 10-11; Manca Demurtas 1992, p. 107, 111-2, tavola III) e Fodde- Bolotana (Santoni 1980, p. 143, fig. 133: 14; Manca-Demurtas 1992, p. 109, Tavola II), considerati di una fase avanzata.

Per altro verso, secondo la classificazione sui protonuraghi avanzata da Ugas (Ugas 2005, p.72), il Crapianu rientrerebbe nel tipo D, variante D1 che include protonuraghi con una camera al piano terra. Ma anche in tale caso ritengo sia restrittivo l'inquadramento tipologico poichè lo assimilerebbe ai protonuraghi a copertura naviforme (a chiglia di nave rovesciata)- come i citati Crastu A-Soddì, l’Orgono-Ghilarza o comunque a quelli a copertura tronco-ogivale come il Giorzi di Pozzomaggiore (Moravetti 2003, p. 46)- dai quali invece si differenzia molto nell’alzato interno. Per questa ragione ritengo sarebbe più opportuno introdurre una nuova variante alla classificazione dei protonuraghi nei diversi tipi (a corridoio passante, a corridoio chiuso etc.)- proposti dai Manca Demurtas prima e ripresi da Ugas- che meglio specifichi edifici come il Crapianu e che vorrei designare come variante D1A dei  “protonuraghi a camera soppalcata”, al fine di sottolineare l’elemento distintivo strutturale del tavolato. Il fatto di ipotizzare concretamente ben due tavolati (ed una copertura lignea a doppia falda), rende forse ancora più plausibile l’adozione di questo nuovo termine per sottolineare il ruolo preponderante delle opere di carpenteria nella concezione del monumento.

 

L’analisi comparativa, il contesto e l’evoluzione.

 

Insieme al Crapianu rientrerebbero nella stessa variante dei protonuraghi a camera soppalcata altri due protonuraghi appartenenti a differenti contesti geografici, cioè il Pinnadu- Cossoine (Foddai 1993-95, pp. 203-217).  ed il Mesu ‘e Rios- Scano Montiferro (Usai 1990, pp. 135-147).

I due edifici conservano, infatti, tracce inequivocabili, all’interno della camera terrena di una risega che doveva sostenere un soppalco in legno. Al pari del nuraghe ploaghese non hanno finestrino sopra l’architrave d’ingresso e si può supporre possedessero un sistema di copertura tramite solaio ligneo.

Se ne differenziano entrambi per i presumibili maggiori tratti di arcaismo: la pianta ovale con facciata quasi rettilinea, la muratura in pietrame incoerente e terra, la scala di camera, la posizione di controllo lungo una via obbligata di penetrazione naturale in prossimità di un corso d’acqua (Mesu ‘e Rios); la pianta rettangolare, il doppio ingresso e la posizione di stretto controllo su di una valle (Pinnadu).

Ora tentiamo di evidenziare le affinità costruttive di più ampio raggio che accostano il Crapianu ai nuraghi a tholos- limitatamente a quelli che presentano al proprio interno tracce di fori o risega (ripiano) per l’ancoraggio di travi in legno atte a sostenere un soppalco- e come si possa inserire nel contesto territoriale.

Il confronto più immediato con quest’ultima tipologia è offerto dal noto Oes di Giave (La Marmora 1840, pp. 63-66) celeberrimo perché conserva ancora le tracce di riseghe e fori che servivano per scompartire il volume della tholos centrale in due piani con battuto ligneo. Secondo recenti, validi studi (Foddai 2004, pp. 43-55) addirittura nella stessa tholos  s’individuano due ulteriori soppalchi in legno che interessavano però solo una parte della camera.[8]

Oltre all’Oes fra i nuraghes più noti muniti di soppalco si annovera il Porcarzos di Borore (Lilliu 1982, p. 77, fig. 74; Moravetti 1998, pp. 421-423).

Personalmente ho segnalato in questi anni l’esistenza d’inediti nuraghes a tholos scompartiti da piani di legno, anziché in pietra, quali il Santu Lussurzu- Ozieri, San Pantaleo- Ozieri, Majore- Cheremule, Paza- Perfugas,  Cobesciu- Chiaramonti e Orcu- Nulvi[9].

Nello stesso territorio di Ploaghe e in quello contiguo di Ardara sono stati individuati diversi nuraghes con soppalco e risega: il Longu a Ploaghe (Contu 1981, p. 20); il Càneri, il Santedero (o Scala de Boes) e il Mercuriu ad Ardara (Melis 1997, p. 58). Prendo ad esempio il Càneri- Ardara[10] ed il Longu- Ploaghe[11] : conservano una struttura analoga al Crapianu, sia per quanto riguarda la rampa- sebbene compia in questi una rotazione completa di 360°, anziché circa 180° come al Crapianu- per giungere al 1° piano in legno, sia per la sostituzione della camera del predetto primo piano con un solaio ligneo poggiante su risega nel Càneri, molto probabile nel Longu. Questi nuraghi sono simili anche per un altro particolare architettonico: hanno il finestrone della camera del primo piano rilevato di pochissimo (un paio di metri circa) sopra l’ingresso alla camera terrena (a differenza dei finestroni delle camere del primo piano di tantissimi edifici a tholos che generalmente giacciono ad alcuni metri d’altezza sopra l’architrave d’ingresso terreno).

Almeno un breve cenno merita il particolarissimo Cobesciu di Chiaramonti (Dore 2004, pp. 29-30), posto ad una manciata di km di distanza dal Crapianu. Oltre alla rampa a sinistra del corridoio e ad uno stanzino sopra l’andito (mezzanino)- impraticabile, munito di botola e finestrella per la luce- conserva la particolarità d’impianto della nicchia d’andito comunicante con la nicchia destra di camera. Ma soprattutto, all’interno della camera a tholos, integra, ho ravvisato l’esistenza, a circa 3,5 m. dal suolo, di due porticine (altezza circa 1,60\170 m) che si fronteggiano e le cui rispettive soglie giacciono sullo stesso filare. I due ingressi erano senza dubbio comunicanti grazie ad un ballatoio, poggiante su una debole risega e fori, ricavati solo su un lato della cupola, nel filare inferiore a quello delle soglie.

Il primo dei due ingressi, invaso da macerie, poteva mettere in comunicazione il ballatoio e la parte superiore del nuraghe tramite una ripida rampa gradonata.

Il secondo ingresso, ora impraticabile - sempre a livello della risega, dirimpetto al primo- è molto probabile che permettesse, a chi aveva raggiunto il ballatoio, di percorrere un breve camminamento culminante nel succitato mezzanino ricavato sopra l’andito.[12]

Non si può tralasciare l’Orcu di Nulvi (Dore 2006, pp. 37, 54) in virtù delle particolarità costruttive- connesse ugualmente con l’impianto di solai lignei intermedi- che lo contraddistinguono. Associa, fatto quasi unico, la scala principale di camera (per raggiungere il primo piano, ora mancante) con un’altra rampa sussidiaria[13] che, dalla nicchia destra, conduce al mezzanino (piccolo vano\celletta)- disposto sopra l’andito d’ingresso- munito di una porticina che s’affaccia sulla camera a tholos.

Indubbiamente particolare è il fatto di scoprire che la stessa tholos del nuraghe era inframmezzata, molto probabilmente, secondo personali deduzioni, da ben due tavolati (come suggeriscono la presenza di fori e l’accenno di una risega): il primo (a circa 2 m d’altezza)  in corrispondenza della soglia della porticina del mezzanino; il secondo, più in alto, a livello della soglia d’ingresso (a circa 4 m d’altezza) alla rampa principale di camera. Il soppalco poteva essere parziale oppure interessare l’intera stanza. Ne consegue che nel nuraghe Orcu la razionalizzazione degli spazi era estrema: la superficie utile che si poteva utilizzare era quasi triplicata dall’esistenza dei due (ri)piani in legno.[14]

Proviamo a trarre delle conclusioni grazie al conforto dei confronti istituiti.

Il Crapianu testimonia che significative opere di carpenteria erano presenti nei nuraghi a corridoio di tipo evoluto; le stesse che si ritrovano diffusamente nei nuraghi a tholos del territorio limitrofo testimoniate dalla camera con tavolato.

Addirittura l’Orcu ne ricalca, se le ipotesi presentate fossero pertinenti, lo stesso schema costruttivo con due piani in legno.

Questo potrebbe indicare che gli ambienti soppalcati fossero un’eredità ricevuta dai protonuraghi? Al pari dei bastioni, degli antemurali e di altri elementi architettonici (Ugas 2005, pp. 74-6)?

E’ molto probabile, accettando come presupposto che i protonuraghi siano più antichi.

Nel caso del nostro nuraghe ploaghese si può fare un’altra importante riflessione. Visto che gli ambienti soppalcati (e la tipologia di rampa per giungervi) sono sostanzialmente uguali a quelli riscontrabili nei nuraghi a (falsa) cupola (tholos), questo dato avvalorerebbe la tesi di un processo evolutivo interno, dal protonuraghe al nuraghe a tholos.

Potrebbe, quindi, il Crapianu rappresentare un tassello della fase di passaggio dal nuraghe a tholos a quello a corridoio? Lo si può ipotizzare. Si tratta senza dubbio di un monumento originale, forse il segno tangibile di un più ampio processo evolutivo volto al superamento dei più arcaici schemi costruttivi dei protonuraghi.

Prendo ora in considerazione gli aspetti strutturali che avvicinano il Crapianu ai nuraghi a tholos in genere. Innanzitutto l’identica pianta circolare esterna della torre. La conquista spaziale del piano terreno che diventa molto capiente, sostituendosi agli angusti corridoi dei protonuraghi di “prima generazione”, se così si può dire. La rampa, è allo stesso modo, molto simile a quella dei nuraghi a cupola per l’impostazione a sinistra dell’andito e per lo sviluppo che, però, giunge appena a 180°, mentre nei successivi, numerosissimi nuraghi a tholos più evoluti dell’Anglona- come del resto in tante altre zone- la rampa elicoidale compie una rotazione completa di 360° (Dore 2004, p.30), a debole pendenza, per giungere alla camera del primo piano.

Un’altra caratteristica è quella fornita dal finestrone della camera del primo piano, posto sullo stesso asse dell’ingresso terreno, una pratica diffusa in tantissimi nuraghi a tholos. Noto anche che i finestroni della camera superiore sorretta da ballatoio- sia, quindi, quella di molti nuraghes a tholos con camera soppalcata, sia quella del protonuraghe Crapianu (che ugualmente possedeva la camera impostata su di un tavolato)- sono generalmente posti appena sopra l’ingresso terreno, un paio di metri circa, come che si trattasse di una consuetudine costruttiva.

Occorre sottolineare altresì che nel nostro nuraghe la camera del 1° piano (come pure l’ipotizzata seconda camera) è direttamente sovrapposta alla camera del piano terra- anzichè poggiare su di un corridoio come avveniva nei più antichi protonuraghi-  un fattore che testimonierebbe una concezione evoluta prossima ai nuraghi a tholos dove le camere giacciono, seppure con variazioni, sullo stesso asse.

La copertura supposta in legno fa pensare ad un progetto innovativo che si è rivelato di scarso successo- probabilmente a causa della deperibilità del materiale organico ed alla continua manutenzione necessaria- e pertanto si è continuato, affinando sempre più la tecnica, a costruire nuraghes a copertura litica; d’altro canto si è perpetuata nei nuraghes a cupola la tradizione legata alla tecnologia del legno che consentiva di costruire ampi tavolati per creare camere e ripiani, su uno o più livelli, come si è in precedenza evidenziato.

Alla luce di quanto esposto, consapevoli che solo scavi stratigrafici potrebbero fornire conferma o smentita, l’inquadramento cronologico che si propone per il Crapianu suggerisce una sua edificazione in una fase di poco anteriore rispetto ai nuraghes a tholos, quando all’orizzonte già si scorgevano i primi bagliori di quelle conquiste strutturali e formali che portarono  all’affermazione ed all’impressionante diffusione del modulo costruttivo dei nuraghes a cupola.

 

Bibliografia

 

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[1] Nelle carte IGM 1: 25.000 del 1995 solo il simbolo, presso case Zavanaios, al Foglio n. 460, sez. IV Osilo; coordinate UTM del nuraghe 32TML80830831. Il Crapianu è ubicato in prossimità di in una zona dove sono presenti sorgenti, al confine settentrionale con il territorio di Chiaramonti.

[2] La camera è eccentrica, rispetto al profilo circolare esterno della torre, come conseguenza dell’aver inglobato la rampa- quindi maggiore spessore murario e spazio- su un unico lato dell’edificio.

[3] La parete interna, lato lungo, a nordest è quella che presenta una leggera inclinazione (aggetto). Quella di fondo è quasi a perpendicolo, mentre quella a nordovest conserva un’inclinazione assai scarsa.

[4] Alla base della risega si contano 6-7 filari di pietre di medio-piccole dimensioni, mentre il filare immediatamente al di sopra è composto da grandi blocchi poligonali, dal taglio naturale, messi in opera per dare maggiore solidità alla muratura.

[5] Per chi accede dall’andito il primo occhio di luce (m 0,39 alt.x 0,54 largh.) si trova a circa due metri d’altezza; il secondo (m 0,58 alt. x 0,40 largh.) è invece appena rilevato dal suolo; il terzo (m 0,45 alt. x 0,32 largh.), sempre rilevato, è stato predisposto per rischiarare l’ingresso con il quale si conclude la rampa affacciandosi sul tavolato della camera.

[6] Un’altra soluzione, a mio modo di vedere meno probabile, vede l’assenza della seconda camera soppalcata. La seconda rampa si sarebbe così conclusa direttamente sul terrazzo.

[7] Il termine protonuraghe s’adotta come sinonimo di nuraghe a corridoio, modello di passaggio per giungere al nuraghe a tholos, sebbene non sia ancora e ovunque documentata una maggiore antichità di questa categoria di nuraghi supposti arcaici.

[8] Il primo ripiano, sostenuto da travi inserite in appositi fori, si trovava nella camera del primo piano; il secondo soppalco, poggiante su di un trave portante inserito fra cavità contrapposte e su una debole risega, giaceva rilevato nella camera del secondo piano.

Anche una torre minore, come rilevato con sagacia dalla Foddai, presenta l’apparecchiatura che vede le camere- del piano terra e primo piano- divise mediante un ballatoio poggiante su riseghe e fori.

[9] Diversi gli articoli in cui si segnalano tali apparecchiature in monumenti inediti e non. Vedi Dore 2001, p. 41; Dore 2004, pp. 29, 30 nota 8; Per un quadro generale e più esaustivo vedi Dore 2006 b, pp. 37, 40, 45,  nuraghe Orcu e tabelle. (copia disponibile presso le biblioteche Soprintendenze di Sassari e Cagliari).

[10] Si cerca di fornire qui di seguito una più dettagliata descrizione dell’impianto costruttivo di quanto non sia avvenuto in passato. Il ripiano per appoggiare il tavolato in legno della camera del primo piano interessa tutto il perimetro della tholos a circa 3 metri d’altezza (la camera è parzialmente coperta dal crollo della volta). Il ripiano ha una profondità eccezionale, circa 80 cm, ed oltre a sostenere le travi vi si poteva anche camminare!  La copertura di questa camera era a tholos come suggerisce l’inclinazione del paramento al di sopra della risega. Per giungere a questo ballatoio poggiante su risega si poteva far uso di una scaletta in legno direttamente dalla camera terrena,oppure, in alternativa, percorrere la rampa principale a sinistra dell’andito, compiendo un giro completo di 360 °, sino a servire un ingresso che alla porta che immetteva direttamente sul tavolato predetto. Di fronte a quest’ingresso alla camera del primo piano vi è il finestrone che dà sul cortile, posto in modo canonico sulla verticale dell’ingresso terreno. La rampa continuava il suo corso, all’esterno della camera, per concludersi nel terrazzo oppure poteva più plausibilmente servire l’eventuale camera del secondo piano ora distrutta.

[11] Conserva in maniera quasi identica al Càneri la predisposizione della rampa a 360° che poi proseguiva verso i piani alti e la disposizione del finestrone del primo piano- insolitamente ad appena 1 m sopra l’architrave dell’ingresso al piano terra- che illuminava la supposta camera soppalcata. Il crollo della parte alta della tholos ha ricoperto la camera e non si leggono forse per questo eventuali fori o riseghe per l’alloggiamenti delle travi del tavolato.

[12] Degli edifici di mia conoscenza solo il Perra De Parte ‘e Susu a Sedilo (G. Manca 1997, pp. 19-23) presenta il mezzanino servito da un'unica scala sussidiaria che in questo caso però muove dal piano terra (nicchia destra); tramite un’ulteriore scaletta dal mezzanino si raggiungono poi due piccoli ingressi soprelevati-  che si affacciano nella camera terrena. I due ingressi che immettevano su due rispettivi soppalchi- poggianti su deboli riseghe e fori- sono posti su livelli differenti. 

 

[13] Al momento si conosce solo un monumento che presenti la scala di camera accompagnata dalla scala ausiliaria: il Tùdderi di Tergu (Melis P. Bibliografia).

[14] Non dimentichiamo, infine, che il nuraghe doveva possedere almeno un altro piano- con pavimento litico e voltato a tholos- a cui conduceva la rampa di camera prima di terminare sul terrazzo.