clanday24sett2010cagl.jpg (54513 byte)

Quelle che avete appena letto sono le tragiche parole del padre di un “clandestino”, un giovane colpevole di aver preso il mare per inseguire il sogno di una vita migliore in Europa.

Tra le tante storie di clandestinità questa è una di quelle finite precocemente, ancora prima che fosse raggiunta la meta tanto desiderata, che si immaginava lontana dalla povertà, dalla guerra e dalle persecuzioni.

Un destino comune a troppe persone, uomini e donne che hanno trovato sepoltura nei fondali del Mar Mediterraneo (almeno 15.556 dal 1998 secondo Fortress Europe) o che consumano i loro giorni in squallide prigioni nei paesi che li hanno catturati, costretti a subire un trattamento disumano. Paesi che non danno garanzie sul rispetto dei diritti umani come la Libia, firmataria di un accordo col nostro governo in materia di immigrazione, le cui motovedette (fornite dall’Italia) non si fanno scrupolo di sparare contro le presunte imbarcazioni di “clandestini”. Perché la nostra opinione pubblica reagisca compatta e con autentica indignazione a tanta ferocia, occorre che ad essere coinvolti siano i pescherecci che transitano in quel tratto di mare, come dimostrano recenti fatti di cronaca.

Altre storie, invece, proseguono sul territorio italiano tra mille difficoltà, diverse a seconda dei percorsi individuali. La permanenza lunga ed estenuante nei centri di identificazione ed espulsione (CIE); il percorso ad ostacoli per ottenere lo status di rifugiato in un paese, l’Italia, che non si è ancora provvisto di una legge sul diritto d’asilo; il rischio di cadere nella spirale dello sfruttamento e della delinquenza; la diffidenza e il disprezzo della gente che vengono facilmente fatti propri dalla politica e che si trasformano in provvedimenti legislativi poco rispettosi dei diritti umani. È il caso del cosiddetto “pacchetto sicurezza” che prevede addirittura il reato di clandestinità.

Nonostante ciò, in queste storie c’è spazio per tanti valori positivi come il senso della propria dignità di chi da “clandestino” sente dimezzata la sua identità e la solidarietà di chi è capace di dare più importanza alla persona che al permesso di soggiorno in regola.

 

 

 

Con  il  Clandestino  Day  2010,

le Associazioni: 

 

2000 (R)ESISTENZE, AFRICADEGNA, AIFO, AMICI DI SARDEGNA, AMICI DI VIVIANA, AMICI SARDEGNA PALESTINA, ARC, ASECON, CAGLIARI SOCIAL FORUM, COMITATO 1° MARZO, CO.SA.S., EMERGENCY CAGLIARI, GRUPPO MANI TESE CAGLIARI, LUNA D’ORIENTE,  MOVIMENTO VERDE, RETE  RADIE'  RESCH, SOGNO CLOWN, SAVE THE CHILDREN SARDEGNA, CIRCOLO UAAR DI CAGLIARI,

 

con la partecipazione di

AMNESTY INTERNATIONAL

 

INVITANO TUTTA LA CITTADINANZA

A SFILARE IN CORTEO*

 

per affermare, come recita l’articolo 1

della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che:

 

TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED UGUALI IN DIGNITA’ E DIRITTI

 

e

 

OGNUNO E’ CLANDESTINO.

NESSUNO E’ CLANDESTINO!