
Quelle
che avete appena letto sono le tragiche parole del padre di un clandestino, un
giovane colpevole di aver preso il mare per inseguire il sogno di una vita migliore in
Europa.
Tra
le tante storie di clandestinità questa è una di quelle finite precocemente, ancora
prima che fosse raggiunta la meta tanto desiderata, che si immaginava lontana dalla povertà, dalla guerra e dalle persecuzioni.
Un
destino comune a troppe persone, uomini e donne
che hanno trovato sepoltura nei fondali del Mar Mediterraneo (almeno 15.556 dal 1998 secondo Fortress Europe) o che consumano i loro
giorni in squallide prigioni nei paesi che li hanno catturati, costretti a subire un
trattamento disumano. Paesi che non danno garanzie sul rispetto dei diritti umani come la Libia, firmataria di un accordo col nostro
governo in materia di immigrazione, le cui motovedette (fornite dallItalia) non si
fanno scrupolo di sparare contro le presunte imbarcazioni di clandestini.
Perché la nostra opinione pubblica reagisca compatta e con autentica indignazione a tanta
ferocia, occorre che ad essere coinvolti siano i pescherecci che transitano in quel tratto
di mare, come dimostrano recenti fatti di cronaca.
Altre
storie, invece, proseguono sul territorio italiano tra mille difficoltà, diverse a
seconda dei percorsi individuali. La permanenza lunga ed estenuante nei centri di identificazione ed espulsione (CIE);
il percorso ad ostacoli per ottenere lo status di
rifugiato in un paese, lItalia, che non si è ancora provvisto di una legge sul
diritto dasilo; il rischio di cadere nella spirale dello sfruttamento e della
delinquenza; la diffidenza e il disprezzo della gente che vengono facilmente fatti propri
dalla politica e che si trasformano in provvedimenti legislativi poco rispettosi dei diritti umani. È il caso
del cosiddetto pacchetto sicurezza
che prevede addirittura il reato di clandestinità.
Nonostante ciò, in queste storie cè spazio per tanti valori positivi come il senso della propria dignità di chi da clandestino sente dimezzata la sua identità e la solidarietà di chi è capace di dare più importanza alla persona che al permesso di soggiorno in regola.
Con il Clandestino Day 2010,
le Associazioni:
2000 (R)ESISTENZE, AFRICADEGNA, AIFO, AMICI DI SARDEGNA, AMICI DI VIVIANA, AMICI SARDEGNA PALESTINA, ARC, ASECON, CAGLIARI SOCIAL FORUM, COMITATO 1° MARZO, CO.SA.S., EMERGENCY CAGLIARI, GRUPPO MANI TESE CAGLIARI, LUNA DORIENTE, MOVIMENTO VERDE, RETE RADIE' RESCH, SOGNO CLOWN, SAVE THE CHILDREN SARDEGNA, CIRCOLO UAAR DI CAGLIARI,
con la
partecipazione di
AMNESTY
INTERNATIONAL
INVITANO TUTTA LA CITTADINANZA
A
SFILARE IN CORTEO*
per affermare, come recita larticolo 1
della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che:
TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED UGUALI IN DIGNITA E DIRITTI
e
OGNUNO
E CLANDESTINO.
NESSUNO E CLANDESTINO!