Sommario SA AGABBADORA
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| a sx in alto su Jualeddu una copia de su giuale. Al centro su malteddu conservato a Luras da P.G.Pala, e a dx su mazuccu che avevano la funzione di essere usati allo scopo di dare la botta in testa all'ammalato. Per la verità ho visto su mazuccu usato nella civiltà contadina per battere i baccelli secchi di leguminose come le fave e le lenticchie per liberare i semi dall'involucro esterno. | ||
Nella Sardegna antica col termine
di Agabbadoras si definivano delle donne particolari che ponevano fine alla vita di chi
morendo entrava in una lunga agonia che si protraeva per lungo tempo tra sofferenze
atroci. I familiari del moribondo chiamavano queste donne che praticamente aiutavano
l'ammalato al trapasso nel modo più dolce possibile. Praticavano dunque una sorte di
pseudoeutanasia. In questa veste va anche visto l'uso de su jualeddu, che al momento del
difficile distaccco dalla vita terrena veniva messo sotto il guanciale del moribondo.
Questo intervento aveva un doppio significato, rendere facile il trapasso a chi
ormai aveva raggiunto l'apice della vita, e grattificare i parenti che come dire,
avevano dato un "colpo di mano" al loro congiunto. |
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Bisognava procurarsi una parte di un giogo, e se questo non era possibile, allo scopo andava anche bene una copia di piccole dimensioni, di canna comune o di qualsiasi altro legno purchè avesse le forme di quello originale. La donna accabadora entrava in funzione dicendo delle orazioni frammiste a scongiuri e nel contempo liberava il moribondo da eventuali collanine sacre che portava addosso. Stessa sorte seguiva per le immagini sacre che erano nella camera e che venivano portate altrove. Si voleva in un certo qual senso diminuire l'influsso sacro di protezione esercitato da quelle immagini oppure semplicemente ci si voleva mettere al riparo dalla condanna Divina o della chiesa che era contraria a queste pratiche, che pur tuttavia ne ammetteva l'esistenza? A questo punto su jualeddu veniva adagiato sotto il cuscino e per il suo effetto avveniva il trapasso senza ulteriori sofferenze. Altra cosa ben più atroce doveva essere l'uso del martello o de su mazuccu, coi quali si doveva dare un colpo secco nella nucca per mettere fine ai dolori del moribondo. |
| Bonaventura Licheri, nelle sue
poesie, ricordando il periodo della predicazione insieme al Vassallo, si scaglia contro le
donne che ancora facevano le accabadoras. Ma mentre tutte le testimonianze
acquisite finora, comprese quelle recenti, affermano che la pratica aveva esclusivamente
scopo umanitario, fatta senza richiedere alcun compenso, solo per evitare atroci e inutili sofferenze, egli invece vede le accabadoras esclusivamente
come una sorta di Erinni pronte a finire il moribondo, in attesa di compensi. Questo è
quanto si evince dai suoi versi: "Sa bruja
accabadora/de Deus adultèra,/dimonia in terra vera,/mortale pesta./ (Dolores Turchi "ho
visto agire s'agabbadora"2008 Ed.Iris. |
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Prima di
procedere nel suo intervento la donna agabbadora toglieva tutte le immagini sacre. |
![]() Le foto sono originali e dell'archivio di M.U. La foto al centro ritrae un quadro del pittore Bruno Mura, che ringrazio. |
In questo modo l'ammalato non poteva
usufruire della copertura del sacro, che in un certo senso lo proteggeva.
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| "AGABADECHELA" Il teatro - mercato della politica italiana. |
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