Sommario                                                  SA AGABBADORA

agabadoragiualedd.jpg (14690 byte) agabadoramartllo.jpg (8785 byte) agabadoramazuccu.jpg (15933 byte)
a sx in alto su Jualeddu una copia de su giuale. Al centro su malteddu conservato a Luras da P.G.Pala, e a dx su mazuccu che avevano la funzione di essere usati allo scopo di dare la botta in testa all'ammalato. Per la verità ho visto su mazuccu usato nella civiltà contadina per battere i baccelli secchi di leguminose come le fave e le lenticchie per liberare i semi dall'involucro esterno.
attittu1.jpg (7662 byte)Nella Sardegna antica col termine di Agabbadoras si definivano delle donne particolari che ponevano fine alla vita di chi morendo entrava in una lunga agonia che si protraeva per lungo tempo tra sofferenze atroci. I familiari del moribondo chiamavano queste donne che praticamente aiutavano l'ammalato al trapasso nel modo più dolce possibile. Praticavano dunque una sorte di pseudoeutanasia. In questa veste va anche visto l'uso de su jualeddu, che al momento del difficile distaccco dalla vita terrena veniva messo sotto il guanciale del moribondo. Questo  intervento aveva un doppio significato, rendere facile il trapasso a chi ormai aveva raggiunto l'apice della  vita, e grattificare i parenti che come dire, avevano dato un "colpo di mano" al loro congiunto. agabadoradonna.jpg (23708 byte)  

Bisognava procurarsi una parte di un giogo, e se questo non  era possibile, allo scopo andava anche bene una copia di piccole dimensioni, di canna comune o di qualsiasi altro legno purchè avesse le forme di quello originale. La donna accabadora entrava in funzione dicendo delle orazioni frammiste a scongiuri e nel contempo liberava il moribondo da eventuali collanine sacre che portava addosso. Stessa sorte seguiva per le immagini sacre che erano nella camera e che venivano portate altrove. Si voleva in un certo qual senso diminuire l'influsso sacro di protezione esercitato da quelle immagini oppure semplicemente ci si voleva mettere al riparo dalla condanna Divina o della chiesa che era contraria a queste pratiche, che pur tuttavia ne ammetteva l'esistenza? A questo punto su jualeddu veniva adagiato sotto il cuscino e per il suo effetto avveniva il trapasso senza ulteriori sofferenze.

Altra cosa ben più atroce doveva essere l'uso del martello o de su mazuccu, coi quali si doveva dare un colpo secco nella nucca per mettere fine ai dolori del moribondo.

 

Bonaventura Licheri, nelle sue poesie, ricordando il periodo della predicazione insieme al Vassallo, si scaglia contro le donne che ancora facevano le accabadoras. Ma mentre tutte le testimonianze acquisite finora, comprese quelle recenti, affermano che la pratica aveva esclusivamente scopo umanitario, fatta senza richiedere alcun compenso, solo per evitare atroci e inutili sofferenze, egli invece vede le accabadoras esclusivamente come una sorta di Erinni pronte a finire il moribondo, in attesa di compensi. Questo è quanto si evince dai suoi versi:

"Sa bruja accabadora/de Deus adultèra,/dimonia in terra vera,/mortale pesta./
De su corvu sa festa/faghen prima 'e s'interru,/fizas sunt de s'inferru/de mala sorte.
Mercantes de sa morte/la sighint a su rastu,/pustis pedint su gastu/ a sa agabbada.

(Dolores Turchi "ho visto agire s'agabbadora"2008 Ed.Iris.

agabadoraquadr1.jpg (39781 byte)   Prima di procedere nel suo intervento la donna agabbadora toglieva tutte le immagini sacre. attittu2.jpg (8097 byte)

Le foto sono originali e dell'archivio di M.U. La foto al centro ritrae un quadro del pittore Bruno Mura, che ringrazio.

agabadoraquadr2.jpg (47659 byte)In questo modo l'ammalato non poteva usufruire della copertura del sacro, che in un certo senso lo proteggeva.

 

 

 

 

"AGABADECHELA" Il teatro - mercato della politica italiana.
abc1fini.jpg (12014 byte) abc1capezzone.jpg (14612 byte) abc1bersani.jpg (7833 byte) abc1silberl.jpg (31930 byte)