<<<<<  Sommario AMARCORD          COM'ERAVAMO..La Società Ciclistica Chiaramar (work in progress)

    SOMMARIO  >>>>>

CHIARAMARgen.jpg (76456 byte)

 

comeravamociclisti.jpg (54358 byte)

La Società Ciclistica CHIARAMAR nacque grazie all'iniziativa di alcune persone volenterose ma che più di tutto amavano il ciclismo. CHIARA stava per Chiaramonti e MAR per Martis. Un gruppo di persone dunque di due paesi diversi, vicini geograficamente e accomunati dall'amore per lo sport.comeravamodircorsa.jpg (27049 byte)

 

 

Anch'io ne fui coinvolto; l'amico e collega Giovanni Soro mi fece da passamano e caldeggiò la mia adesione. Frequentammo insieme a Ozieri, il corso per Direttore di Corsa che superammo a pieni voti. Giovanni era impegnato totalmente a 360 gradi ricoprendo vari ruoli, io mi limitai a dirigere qualche gara che possono contarsi tra le dita delle nostre mani...abbandonai per motivi familiari.

comeravamopaese.jpg (28777 byte)Nella foto grande tanti amici, alcuni dei quali non ci sono più, tra gli atleti alcuni dei loro figli. Nella foto sotto un panorama di Chiaramonti del 1960. comeravamopalco.jpg (53002 byte)
Finita la gara si andava tutti in piazza Repubblica e se il tempo non era benevolo ci si riparava sotto un gran telone.

Riporto alcune riflessioni dell'amico Franco Sechi anche lui valido atleta della CHIARAMAR. Le notizie sono prese dall'web Patatu.it

Oltre al gruppo degli atleti più "grandi", la Chiaramar comprendeva anche la categoria "giovanissimi" di cui facevano parte "i cici" (Marco e Gianni Satta), Gianluigi Fois, Mariolino Piu, Piermario Soro, Checco Ruiu, Nino Fadda, Roberto Galloni, Luca e Matteo Soddu, Gianmichele Manca, Roberto Sanna e Padiglia di Martis.

Sicuramente qualche altro di cui ora mi sfugge il nome. Questo era più o meno il gruppo della prima ora, gruppo al quale si aggiungeranno, man mano, Ezio Schintu, Sandro Schintu, Vincenzo Tedde.

Le gare organizzate dalla Chiaramar erano innumerevoli: dalla Santa Giusta alla San Matteo passando per la Manuel Patatu, la Thomas Gallu, il

Giro dell'Anglona, la "tipo pista" San Pantaleo a Martis e altre innumerevoli gare che facevano affluire a Chiaramonti centinaia di persone.

Verso i primi anni Ottanta, molti atleti della Chiaramar erano diventati tra i migliori ciclisti della Sardegna, andando a vincere moltissime gare, compreso qualche campionato Sardo.

In quegli anni assistevo ormai da spettatore, mentre la parte del leone la facevano le "nuove leve".

Lentamente i cilisti nostrani venivano a mancare. Forse stava venendo a mancare l'entusiasmo dei primi tempi, forse per la mancanza di appassionati disposti a sacrificare tempo libero per la società ciclistica. Inoltre, il ciclismo è uno sport che richiede molto tempo per gli allenamenti.

Tra gli impegni di studio di alcuni, impegni già di lavoro per altri, comportavano un sacrificio che solo chi ha una forte passione può portare avanti uno sport così impegnativo. La società ha spostato le proprie attenzioni verso qualche bravo atleta dei pesi vicini, quindi di Nulvi, di Perfugas.

Lentamente la società ciclistica Chiaramar ha chiuso la sua storia lasciando spazio a qualche bel ricordo, a qualche fotografia, a qualche coppa impolverata a casa di qualcuno dei diretti protagonisti.

Un bel ricordo di uno sport che a Chiaramonti ha accompagnato, positivamente, i momenti di tanti. 

Verso la fine del 1975 (mi sembra), in una sera di autunno, un gruppo di amici legati dalla stessa passione, si riunì per mettere in piedi, finalmente, una società ciclistica.

Tra gli ideatori, quelli che verranno chiamati i "soci fondatori", compaiono Peppeddu 'Iddau (ex ciclista), Peppinu Piu (ex ciclista), Angelino Sechi (mio padre), Giovannino Soro, Andrea Canu, Tonino Satta l’idraulico.

Mi scuso anticipatamente perché di sicuro ho dimenticato qualcuno; ma visto che suscita un certo interesse ricordare la Chiaramar, ci sarà modo di compensare eventuali dimenticanze.

A questo gruppo di chiaramontesi bisogna aggiungere i soci di Martis, altro paese che, grazie alla stessa passione dei loro "cugini" chiaramontesi, contribuì alla fondazione della Chiaramar, che infatti è frutto della fusione dei due paesi Chiaramonti e Martis.

Il Presidente, se non ricordo male, è stato proprio Faricu Pola, un nostro compaesano che aveva deciso di vivere a Martis assieme alla moglie (anche lei di Chiaramonti). Presidente onorario Stefano Pinzuti, allora esponente importante della FCI (Federazione Ciclistica Italiana), che non mancò di dare le "dritte" su come muoversi all'interno di questa nuova giungla. Gli allenatori che man mano si sono susseguiti sono stati Peppeddu 'Iddau, Peppinu Piu e Giuseppinu Gallu. Meccanico per le biciclette Angelino Sechi.

La fascia di età degli atleti andava dai 10 ai 15 anni. Gli allenamenti si facevano tutti i giorni meno il sabato e il lunedì (se la domenica era prevista una gara). Il sabato o il lunedì si usciva tutti assieme, mentre nel resto della settimana ci si allenava per categoria, quindi io, Gino Satta, Lello Piu, Tore Cappai (che di lì a poco si trasferirà a Roma e farà parte di una società ciclistica capitolina), Tore Migaleddu, Mario Franco Migaleddu.

Questi i componenti del gruppo che di solito si allenavano assieme, da aggiungere poi agli atleti di Martis, che si allenavano "per conto loro", salvo incontrarsi qualche volta tra Martis e Chiaramonti. A1nche se, a dire il vero, il sabato pomeriggio ci piaceva andare giù a Martis per "corteggiare" qualche nostra coetanea, magari con la scusa di visitare il fratello, anche lui ciclista.

Un'esperienza bellissima e indimenticabile, vuoi perché qua a Chiaramonti era uno sport "nuovo", nel senso che prima di allora non c'era mai stata nessuna associazione sportiva che riguardasse appunto il ciclismo; vuoi perché l'unico sport di cui si è sempre parlato (e che si è praticato) è stato il calcio.

Al riguardo, infatti, ricordo le "critiche" dei miei coetanei verso quei "quattro gatti" che eravamo e che ci avventuravamo per le strade dell'Anglona ad allenarci. Spesso soli in mezzo a strade deserte, quindi possibili prede della malinconia. Ma così non fu, per fortuna.

Prima di partire agli allenamenti, si passava da zio Peppino, in calzoleria; si chiedeva cosa avremmo dovuto fare e lui: "Oggi 35 chilometri regolare; oggi tutto rapporto leggero; oggi a scatti; oggi tipo gara". Queste consegne le abbiamo rispettate per un paio di anni senza battere ciglio.

Oltre a zio Peppino Piu, siamo stati allenati da Giuseppino Gallu, che ci veniva dietro con la 126 azzurra e, per esempio, mentre ci allenavano per una gara "tipo pista", ci chiedeva uno scatto ad ogni suono del clacson (nos'at mortu...). Un nostro debole accenno alla protesta è stato zittito con: "Io ho fatto il ciclista in Francia e questi sono metodi, se volete passeggiare uscite pure senza allenatore...".

Il capo ha sempre ragione...