I FALEGNAMI A CHIARAMONTI NEL 1900. SOS MASTRHOS DE ASCIA
Andrea
Canu. Ha il laboratorio in via Garibaldi.
L'ARATRO DI LEGNO (S'ARADU DE SA LINNA)
Dalle nostre parti, ancora oggi, è
possibile trovare un aratro di legno che è stato usato, seppure raramente,
fino agli anni settanta del novecento. Mio padre racconta che lo usava per
arare i terreni sciolti dove si otteneva un discreto risultato, mentre era
difficile arare i terreni tenaci e argillosi. All'inizio del novecento ve ne
erano ancora molti, tutti di legno, mentre in seguito si usò un puntale in
ferro per aumentare la durata del chiodo. L'uomo protosardo lo usò
sicuramente per coltivare la terra, dopo che "inventata"
l'agricoltura, da nomade cacciatore-raccoglitore, diventa sedentario e
coltivatore, potendo così dedicarsi ad altre attività quali: le
costruzioni, la tessitura, e altri lavori collegati con le sue esigenze.
Certamente doveva trattarsi di un oggetto differente da quello dell'ultimo
secolo, molto più semplice nella struttura, ma simile nel principio del
funzionamento. Dopo che l’uomo addomesticò
alcuni animali, gli stessi, lo misero nella felice condizione di fare
meno fatica nel lavoro dei campi evitando che fosse egli stesso a trainare l'aratro,
ottenendo allo stesso tempo dei raccolti più abbondanti. L'aratro di
legno è così strutturato: il corpo centrale o principale (chiodo) era di
un legno forte e stagionato come l'olivastro, sagomato all'incirca come una
piramide a base rettangolare e appoggiato su un lato che si chiama (ENTALE).
Sulla parte superiore anteriormente trova alloggio un asse a forma di
parallelepipedo che si chiama (ISPADA), e posteriormente un altro asse più
robusto e più lungo che si chiama (ISTEVA). Su tutti e due questi assi si
incastra un legno lungo a forma di parallelepipedo o più semplicemente di
un cilindro (il tronco di un albero non tanto grosso).L'estremità più
grossa è il corpo centrale dell’aratro, mentre quella più sottile si
volge verso l'attaccatura del giogo, che si chiama (TIMONE). Alla estremità
del Timone vi è una apertura da parte a parte, e vi trova alloggiamento un
piccolo asse a forma di parallelepipedo,che funziona da fermo e che si
chiama (CABIJA). Sul corpo centrale (ENTALE) nelle due facce laterali
trovano alloggiamento altri due assi a forma di parallelepipedo inclinati di
circa 45° chiamati (ORIJAS), e sostenuti per il rafforzamento da due
putrelline,. Sopra (S'ISTEVA) ancora un legno o asse trasversale solitamente
cilindrico che serviva per impugnare l'attrezzo e per legarvi le cavezze dei
buoi o del cavallo. Il giogo dei buoi era costituito solitamente da un bue
bianco comunque col manto chiaro (ISPANU) e da un altro rossiccio o bruno (PURPURINU),
che erano tenuti dal giogo vero e proprio di legno stagionato e forte,
ancorato alle corna con dei legacci o stringhe di cuoio lunghe e larghe tre
cm. circa, (LOROS). Il giogo centralmente aveva due fori attraverso i quali
passava una grossa stringa di cuoio intrecciato (SESUJA) dove vi si
introduce l'altra estremità del timone che viene fermato da un fermo
trasversale (CABIJA). La (SESUJA) ha due estremità a forma di piccoli licci
attraverso i quali passa un listello di legno forte di olivastro stagionato
(FUSTIJU) che funge da fermo. (m.u)