Il terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009.virnaFoto-a-l'Aquila.jpg (21409 byte)

 

Se ne son dette di tutti i colori sul sisma che ha colpito l’Abruzzo, sciorinate teorie sulla previsione dei terremoti, critiche ed elogi a non finire sui volontari e sui vigili del fuoco. Poi sono arrivati i politici a decantare il loro impegno, tutti indistintamente ad arrogarsi i meriti per la loro bravura nella gestione degli interventi, e la bontà della loro politica nei confronti di quella popolazione colpita per lo sconvolgimento del territorio, dalla distruzione delle loro case e della quotidianità e nella loro più intima essenza della perdita dei loro cari. Ma è stata proprio la politica a essere chiamata in causa per il malaffare dei politici locali fino alle più alte cariche nazionali, che avevano connivenze con cosche e delinquenti matricolati, legati a doppio filo attraverso il voto di scambio e la partecipazione agli utili di rapporti con le mafie come la camorra e la ‘ndrangheta. Fino ad arrivare alle esternazioni carnascialesche del nostro presidente del consiglio che pur di stare sotto i riflettori e di andare in tv, tutto ha detto e fatto, fino alle cose più incredibili e svariate. Voglio evitare pertanto di ricordarle anche perché costui, insieme ai suoi amici della coalizione mi è per niente simpatico, sento solo schifo al pensarle. Desidero invece raccontare due piccoli fatti vissuti in prima persona da due protagonisti dell’intervento a L’Aquila fin dai primi momenti.

virna-terremoto1.jpg (30439 byte)Il primo è raccontato da un Vigile del Fuoco che è chiamato insieme con un altro commilitone dal suo capo squadra, e viene loro ordinato di entrare in un edificio, apparentemente con pochi danni esteriori, per recuperare un mazzo di chiavi che, pare rivestano un’estrema importanza per il proprietario e altre persone bisognose. Detto fatto. Si abbatte una finestra a piano terra e si entra all’interno dell’edificio che, in sostanza è privo di una qualsiasi struttura che somiglino a quelle di una casa. Vi è per il vero un moncone di scale con ferri contorti, che fuoriescono dai gradini tutti a monconi e spezzati. Al piano superiore intravedono una scrivania, in bilico su una trave spezzata e su di essa, dentro un vaso, il mazzo delle chiavi. Decidono di salire su qualche gradino e di eseguire l’ordine del superiore. Non appena raccattate le chiavi, un boato, tremenda e roboante, che fa ondeggiare i muri residui dai precedenti crolli, e cadere calcinacci insieme con altre suppellettili che stavano in bilico, ma le chiavi sono lì, quasi a portata di mano e vengono prese. Missione compiuta. Il capo consegna le chiavi al proprietario che trepidante e senza tanti ringraziamenti si avvia, quasi scappando verso un Suv parcheggiato poco distante, privo del benché più piccolo graffio. Scompare con esso tra i volontari indaffarati, tra grida di disperazione e di dolore, di chi era tirato fuori dalle macerie. Il vigile, il più anziano dei due si avvicina al superiore e con due ditte puntate sugli occhi, a mo di minaccia gli grida, che la prossima volta andrà fino all’inferno per salvare una persona, e anche un animale, ma che non si azzardi mai più a ordinargli che possano comprendere cose o persone rapportabili a quanto appena accaduto.

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L'Aquila: la sala mensa. Il terrore delle scosse che ancora oggi a distanza di   quattro mesi si susseguono seppure di debole intensità, rendono difficile la vita e la permanenza in un luogo collettivo, ricco di beni materiali ma spersonalizzato dal punto di vista umano e spirituale.
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L'Aquila: il campo in campo. Mancano gli spazi privati per cui ognuno è costretto a "rinunciare" a quegli atti quotidiani che rendono ognuno di noi libero e pieno di dignità.

 

Caro p……….    :)  virnacolori.jpg (9464 byte)                   

                          la scorsa settimana sono stata a L'Aquila nel campo Acquasanta che si trova all'interno dello stadio ed è gestito dalla Protezione Civile Anpas; quest'ultima gestisce all'interno due segreterie, una per l'organizzazione dei turni dei volontari e l'altra di servizio per la popolazione.

Attualmente nella tendopoli vivono circa 200 persone supportate da 50 volontari, ma nei primi tempi dopo il terremoto erano addirittura 800 con 200 volontari! Chi ha potuto in questi mesi ha cercato una diversa sistemazione presso parenti o amici, o negli alberghi sulla costa. Davvero in pochi sono rientrati nelle loro case, altri hanno acquistato una tenda e vivono accanto alla propria abitazione danneggiata in attesa di potervi rientrare. Sono andati via soprattutto i giovani e le famiglie, mentre anziani, pensionati, extracomunitari e i meno fortunati sono ancora ospiti del campo; tra tutti, la più anziana ha la bellezza di 106 anni!

La convivenza non è assolutamente facile, infatti si sta in grandi tende da 12 posti letto insieme ad altre famiglie ed altre persone con cui non sempre si riesce ad andar d'accordo, e comunque rinunciando forzatamente ad ogni genere di privacy.

I bagni sono chimici, sparsi all'interno del campo; sono stati allestiti anche dei container con all'interno alcune docce. Oltre a questi ci sono alcuni bagni e spogliatoi che però si trovano all'interno della struttura muraria dello stadio e pertanto, soprattutto in un primo momento, in pochi ne facevano uso a causa della paura per le continue scosse.

Il servizio mensa è gestito totalmente dalla protezione civile, che settimanalmente invia una squadra di volontari con cuoco e aiuto cuochi che si occupano di cucinare, servire ai tavoli e gestire i magazzini. Fortunatamente arrivano ogni giorno container pieni di alimentari e aiuti di ogni genere, che sono indispensabili e servono anche a far capire alla popolazione che la gente gli è vicina e comprende quanto sia grave la situazione che è capitata loro.

All'interno del campo è presente una tenda con dei volontari che si occupano di seguire i bambini e farli giocare, anch'essa gestita dalla protezione civile, ed un'altra tenda con a disposizione dei pc connessi a internet col servizio wireless libero; vi è poi una grande area ricreativa con uno schermo al plasma, un distributore gratuito di tè e caffè e due biliardini che rappresenta il luogo d'incontro tra tutti gli abitanti del campo.

Altri servizi sono l'ufficio postale, la postazione medica h24 e diversi ambulatori per le visite specialistiche più comuni.

Nel complesso quindi il campo è organizzato molto bene, sorvegliato anche da un servizio interno di vigilanza h24 , ma alla lunga per la popolazione sta diventando sempre più difficile viverci, sia per i problemi dovuti alla convivenza in tenda, sia per i disagi causati dal non aver a disposizione un bagno confortevole e vicino, per essere costretta a mangiare ad orari prestabiliti e senza poter scegliere ogni giorno i pasti secondo i propri gusti ed abitudini come siamo abituati a fare nelle nostre case. A peggiorare la già critica situazione contribuisce il tempo che è spesso variabile e piovoso e le temperature che di giorno sono alte per poi calare vertiginosamente durante la notte.

Tutto ciò diventa più duro da sopportare se si pensa che difficilmente passa giorno senza che si verifichino nuove scosse, seppur di lieve intensità, e ciò non fa altro che risvegliare la paura insieme ai brutti ricordi e rallentare la voglia di ristrutturare o ricostruire le case.

Solo col passar del tempo arriverà la forza per andare avanti e ricominciare. 

Con tanta stima, un abbraccio, V.P