Atto di intimidazione al vice sindaco di Chiaramonti,
Giuseppe Michienzi.
17 luglio 2009
CODICE BARBARICINO
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Un’altra busta gialla, se no che giallo è? Con dentro altri proiettili come avvenne alcuni mesi fa per la dr.ssa Zara, da anni segretaria al comune di Chiaramonti. Questa volta indirizzata al vice sindaco dell’amministrazione Cossu. Il dr Giuseppe Michienzi è da anni medico di famiglia nel nostro centro, e lui per tutti è Pino, oppure semplicemente dottò. Così lo chiamano tutti familiarmente dai più anziani ai più piccini. Un atto che ha sconvolto tutta la cittadinanza di Chiaramonti ma in particolare gli amministratori, che già traballanti per l’uscita del consigliere Sotgiu dalla maggioranza, in apparenza indolore ma che lascia strascichi non sempre rapportabili a rapporti interpersonali buoni, ora deve parare quest’altra bordata.
(foto archivio Mario Unali)

 

 

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Non crediamo che il gestaccio incivile e barbaro sia riferito alla sua professione medica, ma non troviamo nemmeno elementi per la sua attività di amministratore del nostro piccolo centro, in materia d’igiene e sanità, affari istituzionali e altro ancora, che per quanto è dato sapere non sono ricercati e appetibili da chi è dedito al malaffare. Atteggiamenti che la popolazione del nostro paese esprimeva senza tanto attendere alcuni secoli fa, e che pareva fossero scomparsi, se non per ridicole apparizioni di scritte irrispettose e azioni di bassa lega rivolte a cose appartenenti alla persona presa di mira. Il paese delle sagre, dei canti e dei balli, sa fare anche questo. Esprime solidarietà e accoglienza a chi viene da fuori, ma rischia di perderne il buon nome per l’azione di qualcuno che altro non vede che il suo interesse personale: anche se a tutti  i costi!
Mi sento indignato da questo gesto e voglio esprimere pubblicamente tutta la mia indignazione e condanna.(m.u)

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Gravissima appare la situazione dell'ordine pubblico a Chiaramonti, in cui è presente una diffusa criminalità. Le risse, i tumulti, i furti e gli omicidi, che avvengono sia di giorno che di notte, dice il Mameli, non impressionano i Chiaramontesi. La Giustizia non è temuta né rispettata e il bandito Juan Fais detta legge dal Sasso a tutta Chiaramonti.Sono infine attestate connivenze dei banditi con religiosi e addirittura col Delegato di giustizia.Accuse particolarmente gravi vengono rivolte al Delegato di giustizia, cioè al vertice dell'apparato giudiziario del Principato. Egli impone regalie ai Capitani dei Barracelli,ai Maggiori di giustizia e ai pastori; sfrutta prestazioni gratuite per la lavorazione dei suoi terreni e il trasporto dei suoi prodotti; si fa accompagnare, per esibizionismo, da una numerosa scorta; è assente gran parte dell'anno poiché se ne va a Sassari dai suoi «protectores» oppure a feste, cacce e altri svaghi; è fazioso e opprime chi non gli ubbidisce; compie frodi, protegge ladri e banditi; ha rapporti col bandito Juan Fais.

 

Se questo è il comportamento del magistrato principale, è facile immaginare quello dei giudici locali, cioè i Ministri di giustizia. Riguardo a questi ultimi, il Mameli, dando prova di buon senso, dice che sono scusabili se agiscono con prudenza verso i banditi e i malviventi, poiché altrimenti ne sarebbero le vittime; è tuttavia scandaloso, aggiunge però, che si sia conniventi con essi e che li si aiuti.

Fra le altre cose ricordiamo anzitutto la simbiosi dei Chiaramontesi col fucile. Lo schioppo, dice il Mameli, è «il loro primo e principale» bene. Con esso vanno in chiesa, in casa, in campagna e perfino a letto. I buoi, la terra, l'aria e tutto ciò che sta vicino ai Chiaramontesi hanno fatto l'abitudine a vedere il loro fucile e a sentirli sparare. Fin da piccoli essi si esercitano a «tirare al bersaglio».(ITALO BUSSA) RELAZIONE DI VINCENZO MAMELI DE OLMEDILLA SUGLI STATI DI OLIVA (1769): IL PRINCIPATO DI ANGLONA E LA CONTEA DI OSILO E COGHINAS.