NEWS (notiscias noas e betzas)
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A sx, l'autore del libro Tore Patatu. A dx il vice sindaco di Chiaramonti, Patrizio Unali. | ![]() |
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| Un parterre di tutto rispetto alla presentazione del nuovo libro di Tore Patatu, "pro no esser comunista mezus sorighe" Ed. Il Torchietto di Ozieri, al Centro Sociale del Comune di Chiaramonti. Eminenti studiosi e cattedratici, hanno disquisito piacevolmente sull'opera dell'amico Tore che, si è beato ampiamente della serata bellissima al cospetto di un pubblico altrettanto interessato e, da lui, piacevolmente coinvolto al passato e al presente. Attraverso la rivisitazione ironica, di fatti accaduti nel nostro paese, che l'autore ha proposto nel suo libro che si legge tutto di un fiato, proprio per il piacere di leggere nel senso più letterale e sentimentale del termine.Alla serata, forse troppo autocelebrativa e, ridondante di aggettivazioni positive, ha fatto da moderatore e gli onori di casa il vice sindaco di Chiaramonti Patrizio Unali. Sono intervenuti l'assessore provinciale Mundula, il prof. Manlio Brigaglia dell'Università di Sassari, dr.Giambattista Fressura. prof. Bachisio Solinas e il prof. Mario Atzori antropologo. Il coro di Chiaramonti e quello di Nulvi hanno tributato il loro grazie con una ottima esibizione canora. La Pro Loco ha aggiunto, attraverso i suoi volontari, un servizio di accoglienza ottimo. | |||
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| La lingua Sarda è cosa viva e, come tale, deve essere mantenuta aprendosi alle novità e rapportarsi agli interscambi con le altre lingue più moderne. Attenti però a introdurre le storture derivanti dalle forzature "dessa limba comuna" e agli inutili francesismi e inglesismi del parlare moderno. Sono in completo disaccordo sull'idea comune espressa dagli studiosi presenti, di chi, un pò anch'io, va al recupero di alcuni termini arcaici o desueti che non fanno più parte della parlata comune, quella quotidiana dunque, perchè i miei genitori che, hanno una certa età, ancora li usano correntemente. Caso mai, nostra è la colpa che non li abbiamo appresi e, forse ci siamo vergognati di coltivarli. Grazie a Tore invece questo è ancora possibile in quanto, il suo libro, costituisce un anello di congiunzione tra la nuova generazione travolta nel marasma linguistico moderno mass-mediatico e, la nostra, quella vecchia, ancorata alla lingua sarda che ci ha visto crescere e formarci. Essa esprime la sua vivacità e la profondità di sentimento vero, nella ricchezza delle sue diversità tra le centinaia di varianti dialettali, tutte però rapportabili, ad una radice comune. Recuperiamo dunque, anche i termini antichi senza pretendere che essi rientrino nella parlata di ogni giorno, ma abbiano la giusta collocazione come vocaboli vivi e solo "momentaneamente" dimenticati. | |||
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Ho apprezzato tutti gli interventi, anche quello dell'antropologo che, non poteva essere più appropriato in considerazione che anche noi, che non ci facciamo mai mancare niente, fino a qualche decennio fa, avevamo i comunisti che mangiavano i bambini. | ![]() |
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