IL PAESE

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                                        -inaugurazione della caserma dei carabinieri- 

L'inaugurazione della caserma dei carabinieri costituì senz'altro un momento molto importante nella vita della comunità di Chiaramonti, non che la situazione lo richiedesse anche se qualche tempo prima diverse persone erano dedite e implicate in fatti delittuosi  che si svolsero principalmente nel territorio di "su Sassu" ricco di nascondigli naturali e di zone impervie che facilitavano la vita banditesca e alla macchia di alcune persone.

Nella foto sono le personalità locali civili e religiose che posano insieme ai militi dell'arma.

Costruzione della caserma dei Reali Carabinieri
In seguito alle ripetute istanze fatte da questo comune all'amministrazione provinciale ed al continuo interessamento dell'avvocato Bachisio Madau si poté riuscire ad ottenere la costruzione dell'attuale caserma.
Ma siccome anche il vicino comune di Martis aveva inoltrata la domanda eguale alla nostra, nonché offerto un caseggiato alla provincia in proprietà; perciò si rese necessaria l'offerta da parte di questo comune di lire tremila in danaro, nonché l'area ove nel 1874 un tal edifizio venne costrutto.
 Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pag. 109.

Altre Curiosità del Tempo passato: di C.Coda

Nel 1892 la Regia Caserma dei Reali Carabinieri (anno costruz. 1874) ebbe i primi problemi strutturali: infiltrazione dal tetto, poi demolito e ricostruito, umidità dai muri, il muro del pagliaio delle stalle crollante, riparazione delle finestre etcI lavori autorizzati dalla Deputazione Provinciale erano stabiliti in £ 400, a fine interventi fu presentato un conto di £ 1.114,95. Già da allora una lievitazione dei prezzi. Come tutt'oggi avviene.Il Presidente Dep.ne – Abozzi – s'incacchiò di brutto: quasi “un scintillar di moschetti” tra Municipalità e Deputazione Provinciale. Ma si misero d'accordo, poi, per tramite del buon ing.cavalier Cordella -progettista dell'edificio- che mise pace. Quando morì, nel 1917, la Municipalità gli dedicò una via e, chissà perché proprio quella adiacente alla Caserma, ora via Rossini.

 

                         -inaugurazione del monumento al milite ignoto-6 novembre 1927

 

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Anche l'inaugurazione del monumento al milite ignoto fu un momento importante nel nostro paese, che diede alla patria il suo contributo in termini di caduti sul fronte, nelle due guerre mondiali.

Davanti a piazza Repubblica esisteva un avvallamento naturale che portava giù a "funtana Noa"; questo fu riempito con materiale di riporto per aumentare lo spazio a disposizione della piazza e sistemarvi i giardini pubblici. Da una parte si eresse il monumento ai caduti, mentre tutto attorno fra un aiuola e l'altra comunicanti con dei vialetti, furono messi a dimora degli alberi, uno per ogni soldato caduto in guerra.

Sebbene le amministrazioni succedutesi al governo del comune abbiano fatto interventi di ripristino e modifica dei giardini e degli arredi alquanto opinabili, essi costituiscono un angolo riposante per i vecchi che vi soggiornano al fresco delle piante e concedono ai più piccoli divertenti giochi. 

Che vi fosse convinzione politica o meno poco importa, ma la maggior parte dei giovani vestivano la divisa del fascio e poi insieme alle ragazze guidati da maestri più o meno improvvisati dovevano svolgere dei saggi ginnici. Il piano che offriva Cudinarasa era ottimale per queste attività che si svolgevano settimanalmente.

Notizie fornite dall'amico Claudio Coda, che ringrazio.

Alle ore 15, schierati in s'Istradòne, a ricevere gli illustri e graditi ospiti, una folla di cittadini e fascisti pervenuti dall'Anglona e Logudoro; i Fasci maschili e femminili locali, quelli di Martis, Nulvi, Ploaghe, Laerru e Perfugas; i labari della Sezione dei Mutilati, dei Combattenti e del Nastro Azzurro[2] di Sassari; le Associazioni dei Combattenti e la Milizia.

In prima fila, tra tutti, il Podestà di Chiaramonti, il decurione Luigi Raffo; il Segretario politico, dott. Bachisio Madau; il vice presidente del Comitato, dott

Giulio Falchi; l'avv. Rottigni; il Commissario Prefettizio di Nulvi cav. Cicu con il segretario del Fascio dott. Donadu e il fiduciario della Comunità Artigiana dott. Frassetto; il Commissario Prefettizio di Sedini Piero Satta con il dott. A. Piana; il Podestà di Ploaghe avv, Mulas; i vice-Podestà di Martis e di Laerru Piras e Rudas.

Dall'ingresso del paese, e fino alla piazza, i chiaramontesi, tenendo il braccio destro teso per il saluto romano, si “spolmonavano“ al grido di  “ALALÀ !... EVVIVA !”

Ad un segnale convenuto, in Piàtta, la banda musicale “Robur et Virtus” -di Sassari-, intonò “Giovinezza[3] e tutti all'unisono a cantare, a squarciagola: “...giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza !, della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va !... “.

Tra due ali di folla si fecero avanti, provenienti da Sassari, le Autorità provinciali: il Prefetto, Michele de Tura; il segretario federale del P.N.F.[4] avv. Lare Marghinotti; il Questore, cav. uff. Ferrari; l'avv. Alfredo Angioy; il prof. Mario Ascione; l'ing. P. Oggiano; l'avv. Meloni; il ten. Tola; la Medaglia d'Oro Onida; il cav. uff. Zolezzi; il prof. Giov. Maria Lay; il prof. Sebastiano Pola; il dott. Barmina; il cav. Accardo, che rappresentava il Fascio di Ozieri; il conte Gaspare di Sant'Elia; l'avv. Binna ecc. ecc..

Alla cerimonia era presente anche lo scultore col. cav. Vincenzo Puoti, di origine napoletana, discendente della famiglia dei marchesi Puoti.

In rappresentanza della stampa sassarese, la sig.na Myriam Riccio[5], il prof. F.A. Castiglia, i dott. Niko Solinas e Gino Satta.

Salite che furono le autorità sul palco, elevato nello spazio antistante il monumento, addobbato con fiori e bandiere, uno squillo d'attenti impose il silenzio: si toglieva la copertura al Milite Ignoto e “...mille e mille braccia protese e vibranti applausi seguirono...”.[6]

Il Segretario Politico dott. Luigi Madau, dal palco, lesse i numerosi telegrammi di adesione pervenuti, tutti sottolineati da fragorosi applausi. Di seguito, il dott. Giulio Falchi, in sostituzione del Presidente del Comitato Promotore pro erigendo monumento -col. Giovanni Grixoni, assente per motivi d'ufficio- nel consegnare l'opera al Comune di Chiaramonti, lesse un testo[7]:

“Sig. Podestà! Il Comitato per l'erigendo monumento ai Caduti in Guerra crede di suggellare in questa dolce serata autunnale l'opera intrapresa con modestia ed animo fiero nei giorni seguenti l'Armistizio. Motivi inderogabili trattengono lontani due dei nostri migliori compagni di fede in quest'opera che se permettete chiamerò e giustamente i due presidenti del Comitato: il colonnello Cossu[8] e il col. Grixoni[9]. Alla volontà loro, alla tenacia degli ex Combattenti, agli aiuti dell'Amministrazione Comunale e alla popolazione tutta e per la bontà dell'artista, si deve se l'aspirazione si è trasformata in realtà oggi nell'Anniversario della Vittoria di fronte al Rappresentante del Governo, del Re, delle Gerarchie fasciste. Chiudo, per non turbare l'aspettativa dei presenti che attendono la parola della nuova fede dell'oratore ufficiale. Solo e con lieve commozione avanti al simbolo del sacrificio civile della nostra gente permettete che con gioia guardando di fronte l'avvenire formulo l'augurio che da oggi Chiaramonti possa vivere normalmente la vita decorosa dei popoli buoni e liberi.

Podestà, ho l'onore di consegnare quest'opera completamente finita.Voi la custodirete per Chiaramonti con la stessa passione con cui Chiaramonti l'ha creata per i suoi migliori figli e per monito alle nuove generazioni.

Viva l'Italia ! Viva il Re! Viva Benito Mussolini“.

 

Discorso del decurione Podestà Luigi Raffo[1][1], pronunciato in occasione dell'inaugurazione del Monumento ai Caduti. Era il 6 novembre del 1927.

Nel novembre del 1918, dopo quattro anni di sacrifici, furono riconquistati al nemico i nostri confini naturali.

ha l'onore e l'orgoglio di poter dire che a tale Vittoria parteciparono i suoi migliori figli ed oggi, in una giornata memorabile e sacra a tutti gli italiani, rende loro il ben meritato tributo d'onore e di riconoscenza. Essi, col loro sacrifizio hanno segnato le vie del dovere e della gloria ed il ricordo che oggi vien loro dedicato, è di monito e d'incitamento a ben amare e servire la Patria!

Questo ricordo, dato dall'amore e dalla generosità, con slancio unanime e sincero della popolazione tutta, oltre che a perpetuare la memoria dei gloriosi Caduti, è il simbolo d'onore per Chiaramonti, è la fonte a cui anche i nostri figli futuri attingeranno santi insegnamenti!

Cittadini, Fascisti!

Nel sesto anno dell'Era Fascista, sentiamo ancor più vivo lo spirito nuovo della Patria. È il Fascismo rigeneratore e suscitatore delle coscienze nuove. È il Fascismo valorizzatore della Vittoria di Vittorio Veneto. È il Fascismo che, tratta a salvamento la Patria, l'ha avviata alle sicure fortune che le furono assegnate da Roma.

Rivolgiamo quindi all'ideatore e fondatore del Fascismo, a colui che ha liberato l'Italia dal peggior nemico, a colui che vigila con sguardo sicuro e la guida e più alti destini il nostro pensiero e il nostro possente Alalà e significhiamogli - in questo giorno sacro - tutta la nostra passione d'amore e di fedeltà, pronti a tutto osare per la grandezza e la salvezza d'Italia !

Viva l'Italia! Viva il RE! Viva il Duce![2][2]

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