IL PAESE

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Dalle nostre parti, ancora oggi, è possibile trovare un aratro di legno che è stato usato fin dopo, seppure raramente, la seconda guerra mondiale. Mio padre racconta che lo usava per arare i terreni sciolti dove si otteneva un discreto risultato, mentre era difficile arare i terreni tenaci argillosi. All'inizio del novecento ve ne erano ancora molti, tutti di legno, mentre in seguito si usò un puntale in ferro per aumentare la durata del chiodo. L'uomo protosardo lo usò sicuramente per coltivare la terra, dopo che "inventata" l'agricoltura, da nomade  cacciatore-raccoglitore, diventa sedentario e coltivatore potendo così dedicarsi ad altre attività quali: le costruzioni, la tessitura, ed altre attività collegate con le sue esigenze. Certamente doveva trattarsi di un oggetto differente da quello dell'ultimo secolo, molto più semplice nella struttura ma simile nel principio di funzionamento. L' essere poi riuscito ad addomesticare alcuni animali lo mise nella felice condizione di fare meno fatica nel lavoro dei campi evitando di trainarlo egli stesso, e di ottenere dei raccolti più abbondanti.

aratro di legno

  L'aratro in questione è così strutturato: il corpo centrale o principale (chiodo) era di un legno forte e stagionato come l'olivastro, sagomato all'incirca come una piramide a base rettangolare e appoggiato su un lato laterale che si chiama (ENTALE). Sulla parte superiore anteriormente trovava alloggio un asse a forma di parallelepipedo che si chiama (IPADA), e posteriormente un altro asse più robusto e più lungo che si chiama (ISTEVA). Su tutti e due questi assi si incastrava un legno lungo a forma di parallelepipedo o più semplicemente di un cilindro (il tronco di un albero non tanto grosso), verso l'estremità più grossa, mentre quella più sottile si volgeva verso l'attaccatura del giogo, che si chiama (TIMONE) dove vi era una apertura da parte a parte, e dove trovava alloggiamento un piccolo asse a forma di parallelepipedo come fermo che si chiama (CABIJA).  Sul corpo centrale (ENTALE) nelle due facce laterali trovano alloggiamento altri due assi a forma di parallelepipedo inclinati a circa 45° e sostenuti per il rafforzamento da due putrelline, chiamati (ORIJAS). Sopra (S'ISTEVA) ancora un legno o asse trasversale solitamente cilindrico che serviva per impugnare l'attrezzo e per legarvi le cavezze dei buoi o del cavallo. Il giogo dei buoi era costituito solitamente da un bue bianco comunque col manto chiaro (IPANU) e da un altro rossiccio o bruno (PURPURINU), che erano tenuti dal giogo vero e proprio di legno stagionato e forte ancorato alle corna con dei legacci o stringhe di cuoio lunghe e larghe tre cm. circa, (LOROS). Il giogo centralmente aveva due fori attraverso i quali passava una grossa stringa di cuoio intrecciato (SESUIA) dove vi si introduce l'altra estremità del timone che viene fermato da un fermo trasversale (CABIJA). La (SESUIA) ha due estremità a forma di piccoli licci attraverso i quali passa un listello di legno forte di olivastro stagionato (FUSTIJU) che funge da fermo.

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