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PAESE
Villaggio
di Chiaramonti, vestiario degli uomini e delle donne e loro principali
occupazioni
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| <<< >>> | (tratto da: chiaramonti le cronache di G:Falchi) | di Carlo Patatu | pag.1 | |||
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Il
villaggio di Chiaramonti è situato nella fertile regione dell'Anglona, a
447 metri sul livello del mare e presso la cresta delle colline di Codina
Rasa e di San Matteo.Sebbene nella storia della Sardegna in più luoghi si
faccia menzione delle vicende diverse alle quali andò soggetto il
castello in dioevale di Chiaramonti, tuttavia del tutto tace sulle origini
dell'attuale villaggio, che da quello, come opina il Lamarmora, prese
nome. Infatti il primo nucleo della popolazione dovett'esser formato dai
profughi del vicino villaggio di Orrea Pichinna, riparati presso il
menzionato castello onde poter godere della protezione della potente
famiglia dei Doria. Ond'è a presumere che i primi caseggiati furono
inalzati nelle vie appellate Muru Pianedda e Carrela longa giacché
nelle poscia chiamate Pala de Chercu S’Ulumu e Sa Murighessa
dovettero essere disabitate perché boschive, come denotano i nomi
delle diverse piante di alto fusto alle stesse imposto. |
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| Che la popolazione poscia fosse oltremodo scarsa lo si potrà desumere dal censimenti stati eseguiti dopo parecchi secoli dalla fondazione del villaggio. Infatti, dal censimento stato eseguito sotto il governo spagnolo nel 1690 e mentr'era viceré dell'Isola il conte di Montellano, risulta che Chiaramonti comprendeva soltanto 237 fuochi o famiglie, composte di 340 maschi e 516 femmine, cioè 856 abitanti. E da quello stato eseguito sotto il regno di Carlo Emanuele III° si rileva che questa popolazione non superava 901 abitanti. La sua popolazione, giusta il censimento del 1911, non supera i 2.584 abitanti ed i caseggiati che compongono l'abitato nel maggior numero non mancano del piano superiore ed all'interno sono imbiancati oppure dipinti a colori diversi. Così pure non vi fanno diffetto gli edifizii pubblici, e tra i più notevoli sono ritenuti la chiesa parrocchiale, la casa del Comune, la caserma dei reali carabinieri ed il cimitero. La chiesa, dedicata all'apostolo ed evangelista San Matteo, è di stile gotico lombardo, a tre navate, le di cui arcate e volte sono sorrette da colonne di trachite morata e sormontate da capitelli d'ordine corinzio.1 diversi altari, il fonte battesimale ed il pulpito di marmo, però quest'ultimo le altre opere d'arte avanza sia per eleganza di disegno che per finitezza di lavoro.E però da deplorare che tal sontuoso edifizio sia del tutto privo di un dipinto e di un simulacro di qualche pregio artistico. E ciò probabilmente andò sempre dovuto alla scarsa cultura intellettuale del nostro clero, nonché allo stato di povertà della parrocchia. causato dal sacerdozio e dagli amministratori dei beni di essa, che nei diversi tempi non furono certamente stinchi di santi. | ![]() Costume caratteristico di Chiaramonti.
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In quanto alla caserma ed alla casa comunale per la felice disposizione dei vani sono edifizii oltremodo adatti all'uso cui sono destinati.Il cimitero poscia è ritenuto il migliore tra quelli esistenti nel villaggi vicini, sia pei sontuosi monumenti che vi furono inalzati e pelle numerose lapidi che vi esistono, come ancora per la massima cura usata nella manutenzione ed abbellimento di esso.E finalmente i dintorni del paese non lasciano di essere incantevoli, non solo per le numerose piante fruttifere e per i vignetti che rigogliosamente prosperano nel versanti della collina nella qual'è situato il villaggio, come ancora perché da entrambe le località appellate Codina Rasa e S. Matteo è concesso di poter vedere ad occhio nudo il ceruleo mare, i monti d'Aggius, di Bortigiadas. il Limbara, il Lerno, il monte Acuto, monte Santo, l'altipiano di Campeda, monte Minerva, Monteledda e Bonaria, così pure la città di Ozieri ed i villaggi di Ardara, di Banari, d'Osilo, di Nulvi, di Martis, di Laerru, di Perfugas.Né alla grandiosità di un tal panorama fa diffetto la varietà di esso; costituita dalle numerose colline di varie e bizzarre forme. che di tratto in tratto rompono l'uniforme distesa delle pianure. dal fitto delle boscaglie frammisto ai colori diversi che assumono le terre coltivate e dall'infinità di casupole sparse nei territori di questo e del vicino villaggio di Perfugas, ove abitano numerose famiglie di pastori. |
Le tombe delle famiglie ricche o nobili erano di pregevole fattura. |
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| Per quanto poscia si attiene a questi abitanti è pur vero che sono dotati di sottile ingegno e dediti al lavoro, però ciò non toglie che non siano soverchiamente iracondi, vendicativi e non alieni dal commettere reati di sangue.Ora tali qualità e diffetti agli stessi non è d'impedimento nel giorni festivi di darsi al passatempi, per cui cantano, ballano, danzano e gareggiano tra di essi nel saper meglio tirare al bersaglio. Così pure non lasciano molti di recarsi in compagnia delle mogli e delle figlie, nel lontani santuari di San Costantino di Sedilo, di San Giovanni di Mores, di S. Gavino di Portotorres e della Vergine del Latte Dolce di Sassari, sia in adempimento di sacri voti, che per inero diletto.Rispetto al consueto vestiario di questi abitanti presso a poco è foggiato come appresso.Anzitutto gli uomini coprono il capo con un berretto di lana nera tigliosa e sopra la camicia indossano un giubbone di panno nero, oppure di vellutto di colore violaceo od olivigno, chiuso in due lati da due fila di bottoni soffermati da occhielli. E di sopra al giubbone vestono un cappotto corto di furesi provveduto di cappuccio. Inoltre sopra le mutande di lino o di cotone indossano i pantaloni di furesi i quali, dopo di aver rinchiusi nella cintola i lembi del giubbone, scendono sino alle tomaia degli stivali.Le donne, alla loro volta, costumano di coprire il capo con un fazzoletto di seta, di tíbet, di lana o di filo di color nero, caffeino e non sovracarico di fiorami. Desso è in forma di una V maiuscola, pende sulle spalle ed è piegato ed allacciato sotto il mento dai lembi estremi. Sopra la camicia usano d'indossare il busto formato di tela gregia, coperto di cotonína e di broccato a fiorami d'argento o di oro, percorso sulla sua lunghezza con cordoncini di tali metalli e di sovente tempestato di granatiglia gemmata. E le due guaine che lo compongono, sia nel petto che nelle spalle, sono strette alla vita da un intreccio di nastri di lana o di seta di colore roseo, violaceo od incarnatino. Avvolgono inoltre il collo con un fazzoletto di seta, di lana o filo a colori diversi e destinato a coprire le forme del petto. Similmente sopra un tal fazzoletto ed il busto vestono un giubbetto di panno, di lana o frustagno per l'ordinario di color nero o caffeino. |
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Costume intero e particolari del corpetto conservati da privati Allorché
poi è di lana o di seta nel petto è percorso da pieghe, adorno da
cordoncini di seta nerà di sottili nastri di velluto dello stesso colore
e persino da perline di cristallo. In quanto alla gonnella, suol'essere di
panno nero, oppure di lana color cannella di calancà e di frustagno. Nel
primo caso è percorsa nella sua lunghezza da pieghe sottilissime e nel
dàvantì
da una lunga fila dì bottoni soffermati da occhielli. Il grembiule è di
seta, di lana o di calancà a fiorami e per calzare i piedi usano
stivaletti di foggia diverse.Le
recenti innovazioni introdotte nel vestiario degli uomini e delle donne
di questo villaggio, oltre di deturpare l'antico costume e di rendere
impacciati i movimenti del corpo, sono oltremodo dannose alla salute;
essendo indispensabili presso noi i vestiti pesanti e di lana, attesa la
rigidità del nostro clima ed i frequenti cambiamenti di temperatura:
tanto è vero che oggidì, in confronto del passato, sono in maggior
numero gli individui travagliati dai reumatismi, dalle bronchiti croniche
e dall'etisia. Né si dica che si spende meno vestendo di velluto, di
frustagno di calancà e di cotonine diverse, anziché di lana. Ma
bisognerebbe di tener conto della breve durata di tali tessuti in paragone
a quello del furesi e del segnalato benefizio della salute, superiore ad
ogni maggior spesa, che di leggieri potrebb'esser sostenuta anche dalla
classe povera, mercé la parsimonia, una maggiore operosità: filando e
tessendo il lino e la lana in famiglia come nel passato, essendo meno
festaiuoli e frequentatori delle bettole. Finalmente adornano il collo con
collane di corallo o formate con perline di cristallo, le orecchie con
pendenti ed orecchini d'oro, d'argento o d'altro metallo, così pure con
anelli d'oro e d'argento non lasciano di adornare le dita.
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| <<< >>> | le foto non si riferiscono al periodo citato e sono puramente casuali. Arch.Mario Unali | |||||