| pag.24 | s'Attittu |
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Quando l'uomo apparve sulla terra si trovò immerso nella natura, nei suoi aspetti più diversi. Da essa trasse sostentamento e conseguentemente ne studiò le manifestazioni e i fenomeni che si verificavano. Le esperienze quotidiane nel procurarsi il cibo, e l'espletamento di altre attività, lo portarono ad avvantaggiarsi nei confronti di tutti gli animali che, imparò a dominare e a sfruttare a suo uso e consumo. Altre manifestazioni naturali non sempre comprensibili e governabili invece lo spaventavano. Una di queste era la morte. L'uomo nel tempo riempì la paura della morte di spiritualità e di soprannaturale dandole un significato profondo attraverso cerimonie religiose che coinvolgevano tutta la comunità. A seconda del credo religioso e della civiltà si evidenziava maggiormente ora l'uno ora l'altro aspetto, ma tutte credevano di accompagnare l'estinto in un altra vita, seppellendolo in tombe con oggettistica ad esso appartenuta nella vita e, che poteva essere armi, vasellame, etc.Una usanza, la cui nascita si perde nella notte dei tempi e, che è appartenuta al mio paese, come a tanti altri in Sardegna ma anche nel mondo intero è chiamata s'ATTITTU. | Chiedendo ai più anziani del paese si ha memoria che gli
ultimi siano stati intorno agli anni quaranta del 1900. Mia madre ricorda che mia nonna
Antonina di Nulvi, le raccontava che nel suo paese vi era tale costume. Se nel nostro
paese si perdono quasi le tracce, questa manifestazione era diffusa in Gallura. Da dire
che il territorio di Chiaramonti per circa 1/5 fino a qualche decennio fa era costituito
da terre appartenenti per l'appunto alla Gallura.
Vi è memoria di qualcuno che ricorda di povera gente senza casa, che dimorava in stanze del vecchio convento Carmelitano di "su Gamminu", e di avere assistito a questa usanza. |
A fianco una stampa pubblicata da "La Nuova
Sardegna" nel 2005.
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