Veduta di Chiaramonti dal mulino a vento. (foto Mario Unali)

 

Le cause dell' emigrazione sono molteplici, compreso il boom economico italiano che favorì l'urbanesimo delle zone industriali e dei servizi a svantaggio dei centri non coinvolti nello sviluppo. A metà dell'Ottocento le principali professioni svolte erano la pastorizia e soprattutto l'agricoltura. Per quanto riguarda la pastorizia, principalmente stanziale, la pratica più diffu­sa era quella dei servi-pastori che lavoravano per conto dei possidenti.

L'agricoltura era praticata con sistemi di coltivazione estensiva e l'utilizzo di utensili principalmente manuali dato anche il carattere scosceso ed impervio del suolo. Numerosi erano gli orti, in cui si coltivava di tutto, i vigneti ed i frutteti. Nei seminativi si praticava la coltivazione estensiva di cereali, soprattutto grano, avena ed orzo. Le operazioni di aratura, zappettatura, sarchiatura e mietitura erano lunghe e faticose. Si lavorava duramente da settembre ad agosto, quasi senza sosta. I coltivatori diretti della terra erano gli affittuari, i mezzadri e i braccianti, con contratti e paghe molto esigue. A causa dei sistemi e mezzi di lavoro antiquati e dei terreni sassosi e scarsamente fertili gran parte dei pastori e dei coltivatori non produceva oltre il proprio fabbisogno familiare. L’importanza dell' attività agricola, per l'economia chiaramontese, è testimoniata dal fatto che sino al 1877 svolse la sua attività il Monte Granatico e nel 1898 fu fondata la Società Cooperativa Agricola. Inoltre al 1911 erano presenti ben tre mulini per la moli tura del grano, dei quali uno a vapore, costruito nel centro abitato nel 1902, e gli al­tri due ad acqua, operanti presso le chiese di S. Giusta e di S.M. Maddalena. Fino alle soglie del Novecento aveva operato anche un mulino a vento• L’importanza di quest'attività, anche se non molto redditizia, permane per tutto il primo Novecento, ne è prova la costituzione nel 1945 della Cooperativa tra i lavoratori cristiani «Madonna del Carmelo» il cui scopo principale era quello di assicurare un pezzo di terreno coltivabile a tutti quei con­tadini che non lo possedevano.

Dal 1950 in poi la situazione economica dei chiaramontesi iniziò a peggiorare, a causa dei miseri proventi dell' agricoltura che in Sardegna come in altre regioni d'Italia andò incontro ad una crisi irreversibile per la forte con­correnza dei cereali importati dalle Americhe.

Molti abbandonarono l'agricoltura per dedicarsi esclusivamente alla pastorizia, in quanto più redditizia e meno faticosa. Questo comportò un cambiamento nell' economia chiaramontese. Il costante aumento dei capi alleva­ti, soprattutto ovini, portò al sorgere, nell' arco di pochi anni, di tre industrie casearie: nel 1950 fu costituita la Società Cooperativa «Gruppo Pastori Chiaramonti», nel 1962 la Siciliana Pecorini trasformata nel 1971 in Cooperativa «San Giuseppe Chiaramonti», e nel 1964 l'industria casearia <<Armando Fumera & Figli». Questi tre stabilimenti contribuirono enormemente ad incrementare l'occupazione e a costituire una fonte di reddito per molti, anche se si trattava di un lavoro stagionale•
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