PERSONE E PERSONAGGI

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Sin da quando ero studente amavo andar per la campagna, a conoscerla nei suoi più diversi aspetti. Curiosavo alla ricerca delle piante e degli animali che avevo sentito parlare  dai nonni o ancora più spesso dai miei genitori. Che della campagna conoscevano gli aspetti più vari, belli o meno belli, legati al loro vissuto quotidiano. 

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Io stesso da piccolo ho imparato a conoscerla seguendo mio padre, per svolgervi diverse pratiche colturali, talora nella "vigna di Giombachis" o nel seminativo di "monte Sistu" o a "s'Attadinu". Altre volte nelle più disparate località per conto di chi ti pagava "a zoronada", spesso nelle zone boschive a far legna  non sempre autorizzati dai proprietari che, quasi sempre erano le famiglie più abbienti del paese. In queste situazioni cominciavo a scoprire calanchi e grotte, nuraghi e domus che, nel nostro territorio sono abbastanza diffusi.

- Inque b'at unu muntone de pedra.. totta a girudundu de pedras mannas;....inquddhae invetze b'at gruttareddas cun signos in su muru!..in ateros logos medas, b'at ruinas de muros de sas tumbas de sos zigantes e de chejareddhas!! 

Così racconta ancora mio padre, e di tante altre cose sentite dal nonno. Nel nostro terreno di "monte Sistu" ancora oggi si possono trovare cantonetti squadratti e grandi conchiglie bivalve.

-Bides qustas giogas marinas? Fint tottu postas a s'intorinu de s'altare de Santu Sistu, pruite sa cheja fit in qustos drettos.

Oggi che gli impegni di lavoro me lo consentono, e quando la situazione familiare non esige la mia presenza, ritorno spesso a rivedere e a cercare cose nuove che mi coinvolgono molto, sia per mera curiosità, ma soprattutto per la grande sensazione emozionale. Ho letto molto, (e non è mai abbastanza), su libri che vanno per la maggiore e che trattano di storia della Sardegna e di tutto ciò  che è archeologia. Ho fatto tante nuove amicizie; frequento convegni e conferenze e, attraverso la rete, cerco di documentarmi in merito. Così facendo, mi sono "impadronito" del territorio del mio comune e di altre zone limitrofe, in termini di quantità e qualità di foto digitali e di relazioni dei siti archeologici, producendo nel contempo dei lavori multimediali e cartacei, parte dei quali vanno anche in rete.
Mi sono reso conto però che devi dire come "quelli che possono" quelli cioè che ufficialmente si occupano della storia e che tracciano dei solchi all'interno dei quali devi camminare. Si corre il rischio di essere derisi o comunque non presi seriamente se appena provi a dirne una tua o ad uscire dal tracciato ufficiale. Io non ho particolari interessi se non quello di apprendere e capire quello che è stato il perchè e il per come dell'evoluzione dei popoli e delle civiltà che ci hanno preceduto, e per dare una lettura più ragionata  cercando di comprendere le motivazioni e le esigenze che hanno portato i protosardi  a costruire i manufatti che ancora, numerosi, ci circondano. Gli storici, quelli ufficiali, talvolta arroganti nel loro sapere, danno ormai per scontata la lettura del passato e,  non ammettono che altri vi possano far intromissione, quanto meno portando le loro esperienze e conseguenti osservazioni. Mi viene perciò da sorridere quando si ritiene che sia stato scoperto tutto. Conseguentemente a ciò è stato stilato il sapere ufficiale.

 Uscire dal quale o provare contrapposizione con teorie diverse significa essere presi in giro o addirittura ignorati se va bene. Il  territorio del mio comune, come credo la maggior parte degli altri comuni in Sardegna è poco conosciuto. L'IGM per il territorio di Chiaramonti riporta nelle sue mappe appena il quarantacinque per cento dei siti archeologici, travisando o classificando talvolta erroneamente, i medesimi. Così come non trova conferma che tutto ciò che nel territorio vi è, rientri in quelle caratteristiche canoniche che gli studiosi ufficiali hanno concordato, che esse  debbano dunque "essere" o comunque soggiacervi.   Potrei menzionare a questo proposito, diversi esempi come il grande circolo megalitico di "sa Ortija", o i grandi betili a sud del paese o quello di "su Pagliacco".

 Ancora  i nuraghi di "Serra Pantaleo" o di "Giaganu Dominigu" o la bella tomba dei giganti di "sa Midda Manna" che si differenzia totalmente da quelle che, gli storici ufficiali canonizzano secondo determinati criteri e basta. Come dire che nel passato vi erano dei costruttori che facevano tutto uguale con uno stampo, riducendo così il tutto ad emblemi e marchi uguali per tutti, derubando i nostri antichi progenitori delle loro idee e gusti personali dettate da esperienze e da scelte sociali, politico-religiose, riducendoli ad una standardizzazione di massa che tutto poteva e può essere, meno che quella.